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Calcio - Milan-Liverpool, Champions League in palio

A Istanbul, mercoledì alle 20.45 italiane, sotto la direzione dello spagnolo Mejuto Gonzalez, i rossoneri cercheranno di sollevare al cielo quella che sarebbe la settima Coppa Campioni nella decima finale della loro storia, la quinta vinta nella gestione Berlusconi, la seconda in tre sole stagioni
ISTANBUL - A vederlo apparire da lontano, nella densa foschia che grava sul mar di Marmara in queste grigie giornate, fa venire in mente l'Enterprise del capitano Kirk. Struttura moderna e ambiziosa, lo stadio Ataturk troneggia come una cattedrale nel deserto (o più correttamente una moschea nel deserto) in un misto di campagna e di ultraperiferia povera della megalopoli Istanbul, 16 milioni di abitanti.
Il nuovo impianto, sede dell'ultima finale di Coppa di Turchia, provato e poi snobbato dal Galatasaray per la scomodità e la lontananza da tutto, aspettava un evento che lo nobilitasse, a 3 anni da una realizzazione che almeno in parte sembra ancora in corso d'opera. E l'Uefa lo ha scelto per il più prestigioso dei suoi eventi, la finale di Champions League: Milan-Liverpool sfida tra due grandi nobili del calcio europeo.
Qui, domani sera alle 20.45 italiane (21.45 in Turchia), sotto la direzione dello spagnolo Manuel Enrique Mejuto Gonzalez, il Milan cercherà di sollevare al cielo quella che sarebbe la settima Coppa Campioni nella decima finale della sua storia, la quinta vinta nella gestione Berlusconi, la seconda in tre sole stagioni. Insomma, avanti con una marcia da record.
E il Liverpool di Rafael Benitez tenterà di riportare stabilmente se stesso ai piani alti del calcio d'Europa, dove si è insediato a cavallo degli anni '70-'80 per poi precipitare con la squalifica per la tragedia dell'Heysel e riprendersi con una lenta risalita, coronata da successi nel terzo millennio: una Coppa di Lega inglese e una Coppa Uefa nel 2001, una Supercoppa Europea nel 2002. E quest'anno con l'arrivo dello spagnolo Benitez reduce dalle vittorie con il Valencia, il gran salto sino a una finale di Champions conquistata senza entusiasmare mai, ma facendo fuori il Monaco, il Deportivo e poi Juventus e Chelsea negli ultimi due turni.
Hanno pagato il prezzo nei loro campionati le due finaliste: il Milan cedendo alla stanchezza e alla Juventus, il Liverpool arenandosi in un quinto posto che, al momento e salvo nuove regole, non gli consente neppure l'accesso alla prossima Champions. Il Milan, per giunta, ha rischiato di scivolare in semifinale nella pessima partita di Eindhoven, salvata da un gol in extremis di Massimo Ambrosini. Proprio lui, il più in forma dell'ultimo periodo, domani mancherà per l' infortunio riportato a Lecce.
Se la stanchezza di una (il Milan, fiaccato da una stagione intensissima) e la cautela dell'altra (questo Liverpool che se ne sta bello chiuso e aspetta) dovessero prevalere, la finale dello stadio Ataturk rischierebbe di rivelarsi brutto spettacolo, magari di quelli che si risolvono solo ai rigori. Ma non è detto: campioni buoni per dare una impronta giusta al match, indipendentemente dalle tattiche, ci sono da una parte e dall'altra. Sicuramente più elevato il tasso tecnico del Milan, che è favoritissimo, ma nient'affatto scarso quello del Liverpool, dove Benitez e i vari Gerrard, Barros e Cissè non vogliono sentir parlare di squadra difensivista a oltranza. Resta il fatto che il Liverpool tenterà di imbrigliare il Milan con la sua tattica attendista, e i rossoneri cercheranno con gli spunti in velocità di trovare spazi tra le maglie dei Reds.
Benitez afferma che la sua squadra, spinta da sete di vittoria, ha tutto da guadagnare da questa finale. Vero: il Milan che ha dalla sua l'esperienza e la maggiore qualità, è obbligato a confermarsi a due anni dalla vittoria di Manchester sulla Juventus. Obbligato: perché ha un pedigree da onorare, perché è anche questione di soldi, e perché altrimenti questa stagione rossonera che pareva fatta per i trionfi si rivelerebbe un mezzo flop per Ancelotti e la società. Solo mezzo dal momento che arrivare secondi in Italia e Europa non sarebbe per nessuno un risultato negativo. Ma è anche questione di immagine, e «il Presidente», che domani sarà in tribuna, vuole gioco e vittorie per tenere alta l'immagine.
Domani Ancelotti sguinzaglierà tutti i migliori per centrare l'obiettivo. Formazione tipo. Carletto confida nei colpi vincenti di Sheva ma anche nella zampata di Crespo, nell'ispirazione di Pirlo, nella fantasia di Kakà, nella combattività di Gattuso e nelle sgroppate di Cafu. E confida in quello schieramento difensivo guidato dal monumentale Paolo Maldini (7 finali con quella di domani, 4 vinte) al quale chiede di confermargli di essere il migliore al mondo, di stringere i denti e dimenticare la stanchezza accumulata in questa dura stagione.

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