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Venerdì 22 Settembre 2017 | 13:54

Calcio/Serie A - Il Lecce pareggia

È stato 2-2 il risultato finale della partita contro la Reggina. In questa 37ª giornata del campionato (questi tutti i risultati) il calciatore barese Antonio Cassano con un gol salva la Roma e spedisce l'Atalanta in serie B • Questi tutti i risultati • Le classifiche squadre e marcatori
Nella foto, Vucinic del Lecce Calcio - Vucinic del Lecce
REGGIO CALABRIA - Di scontato al tecnico del Lecce non piace nemmeno il dentifricio al supermercato. Sarebbe in grado di mettere su una questione di principio: non sarà che la riduzione del prezzo dipenda dalla mancanza della certificazione di prodotto scientificamente testato? Per una volta, però, Zeman è costretto a sorridere. Magari a denti stretti. Perché a lui il pareggio, annunciato e arrivato puntualmente, di Reggio Calabria (2-2, con doppietta di Vucinic, marcato più… dall'arbitro che dai calabresi, come vedremo), non andrà giù per due motivi, di cui uno sostanziale: passi (ma è una forzatura per il boemo) l'aspetto etico (e quindi il primo tempo apparso preimpostato e il secondo sfacciatamente affrontato da entrambe le formazioni per mantenere lo status quo), qui il problema è che non c'è ancora nulla di matematico. La salvezza, infatti, è ancora da raggiungere, anche se nell'ultima giornata dovrebbe materializzarsi una concomitanza incredibile di risultati per costringere il Lecce allo spareggio (sì, la retrocessione diretta è scongiurata). Ecco perché avrebbe preferito vincere (ma avrebbe potuto anche perdere, ad essere sinceri).
La quota 43 e i tre punti dalla terz'ultima (il Siena) non garantiscono, infatti, la permanenza in serie A (serve un punto per essere sicuri). Lecce-Parma di domenica prossima al Via del Mare non sarà dunque una passerella, ma potrebbe essere decisiva, anche se la gara chiave si giocherà a Firenze, dove è in programma Fiorentina-Brescia. Di certo, la vittoria dei viola o un pareggio darebbe al Lecce, anche in caso di sconfitta, la certezza di rigiocare in serie A nella prossima stagione. Ma, vista la classifica, seppure sia da ritenere improbabile che tutte le squadre che appaiano i salentini o che li seguono in classifica possano sopravanzarli (critica è anche la posizione del Bologna), è la situazione del Parma a creare apprensione. Gli emiliani, infatti, prevedendo un successo del Siena in casa contro la retrocessa Atalanta, giocheranno in Salento per l'intera posta in palio, visto che in caso di parità rischierebbero di disputare lo spareggio.
Con la speranza di chiudere il discorso in anticipo di un turno, Zeman ripropone la squadra che ha pareggiato col Milan, ad eccezione di Konan, che deve scontare tre giornate di squalifica per il calcio a Kakà. In difesa, davanti a Sicignano ci sono Angelo, Stovini, Diamoutene e Rullo, a centrocampo giostrano Cassetti, Ledesma e Dalla Bona, in attacco tridente Valdes-Vucinic-Pinardi. Mazzarri (privo di Colucci e Tedesco) conferma in difesa di Soviero la disposizione a tre (Cannarsa, De Rosa e Piccolo, che è preferito a Franceschini), mentre i cinque di centrocampo sono, come previsto, Mesto, Paredes, Mozart, Esteves e Balestri. In avanti, è Nakamura a dover assistere l'unica punta Bonazzoli.
L'atmosfera al Granillo è tipica delle gare di fine stagione. Spalti gremiti per salutare l'ultima in casa dei calabresi, atmosfera distesa (la salvezza per entrambe è solo da definire). A parte qualche fumogeno, lanciato dalla zona dei sostenitori leccesi, che costringerà l'arbitro Paparesta a fermate il gioco per qualche minuto, unico neo è il terreno di gioco, sabbioso nella fascia davanti alle panchine, su cui si affaccia la tribuna centrale. In campo, ancor prima di iniziare, si pensa al dopo: il direttore di gara chiede la maglia a Vucinic, il cui sorriso è probabilmente un assenso.
Il montenegrino, insomma, ha un motivo in più per meritare tale attestazione di stima e già al 3' risponde a un primo approccio della Reggina (lancio di Mozart per Bonazzoli, che non aggancia, dopo soli 25 secondi): controlla e porge indietro a Cassetti, la cui scelta è errata. Anziché servire a destra un compagno libero, conclude sbagliando clamorosamente la battuta a rete. Non fallisce invece l'impatto Bonazzoli al 9' (che già al 7' ci aveva provato trovando l'opposizione di Sicignano). Su cross da sinistra di Esteves, Stovini è superficiale, si fa superare lasciando l'attaccante reggino libero di colpire al volo di destro e di superare il portiere leccese.
Il favore è restituito al quarto d'ora, quando su traversone di Angelo, Vucinic ha il tempo (e lo spazio) di controllare, girarsi e scaricare un destro su cui Soviero non può intervenire. Per festeggiare il diciassettesimo gol stagionale, il montenegrino mima una figura del wrestling: cintura al collo e Pinardi al tappeto. La partita è piacevole, anche se certo non ha i ritmi di una gara-spareggio. Ciò basta per accontentare tutti: i tifosi, le squadre, che giocano in scioltezza (ma senza dare spettacolo, anche perché fa un gran caldo), gli autori delle reti e anche Paparesta, che vede aumentare il valore della divisa di Vucinic.
Subìto il pareggio, è la Reggina a sentire il dovere di tenere sopra la sufficienza il livello del contendere (il Lecce si rivede dalle parti di Soviero soltanto al 28' e semplicemente con un cross di Valdes). L'iniziativa, insomma, è esclusiva dei padroni di casa, che tornano in vantaggio con un sinistro di Paredes al 31' sugli sviluppi di un calcio d'angolo. Ma, una volta sotto, il Lecce, come accaduto precedentemente, si desta: al 33' spunto ancora di Vucinic, ma il sinistro è parato. Al 37' sia il montenegrino sia Dalla Bona hanno l'opportunità di ripristinare l'equilibrio, ma, a pochi passi dalla porta, non trovano lo spiraglio.
La fase finale del primo tempo è dei salentini: al 39' Pinardi prova il destro a giro; al 40' l'ex atalantino appoggia a Dalla Bona, il cui sinistro è deviato in angolo. Proprio l'azione del corner si rivela la prova generale del gol. Valdes, infatti, fa da fermo (palla a Vucinic, la cui girata termina sopra la traversa) quello che gli riesce in movimento al 43': trovare Vucinic pronto alla battuta, che stavolta è di piatto destro e, soprattutto, finisce alle spalle del portiere. Paparesta è l'unico barese contento perché comincia a pensare di aver fatto un affare. A fine primo tempo, rientrando negli spogliatoi, parlotta di nuovo con l'attaccante giallorosso (al 18° acuto nel torneo): evidentemente vuole essere sicuro e strappare una promessa verbale.
Può stare tranquillo: Vucinic è un uomo di parola. Lo ha già dimostrato regalando le reti-salvezza al Lecce. Sarebbe peraltro in grado anche di sobbarcarsi il peso di un'altra rimonta, sapendo di poter contare sulla vena di Valdes. Quando sale di tono, l'intesa tra i due può diventare inarrestabile. Nella ripresa, però, non sarà necessaria un'ulteriore verifica, dal momento che la sfida cala di tono, la velocità d'esecuzione della manovra si riduce, anche per le notizie che arrivano dagli altri campi (poi non saranno così idilliache). Nessuno dei contendenti affonda più con convinzione. Si pensa a mantenere il punto acquisito. Soltanto il giovane Missiroli (beata innocenza!), che Mazzarri manda in campo (55') al posto dell'acciaccato Esteves, sembra non accorgersi del tacito accordo: al 65' sfiora l'incrocio con un destro. I leccesi (e i calabresi) lo guardano in cagnesco.
Per evitare sorprese, negli ultimi 25' i giocatori si guardano bene dal creare pericoli, giochicchiano e raramente superano la trequarti opposta. Si lascia che il tempo scorra con una fitta serie di passaggi, prevalentemente in orizzontale, prima di ridare il possesso agli avversari. Nessun affondo, niente contrasti. Di scatti, nemmeno a parlarne. L'unico a correre sarà l'arbitro (ma dopo il triplice fischio) perché Zeman, che come si sa è uno a cui piace complicare le situazioni, inserisce Eremenko (73') per far uscire Vucinic. Domanda: terrà per sé la maglietta oppure Paparesta l'avrà promessa a qualcuno?
Dal nostro inviato
G. Flavio Campanella

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