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Calcio & mafia a Lecce altolà alle infiltrazioni

LECCE - Figc e Prefettura di Lecce insieme contro le infiltrazioni mafiose nelle società di calcio. E’ questo lo spirito dell’iniziativa promossa dal prefetto Giuliana Perrotta, che dal Ministero ha ottenuto il placet per la sottoscrizione di un protocollo d’intesa finalizzato alla presentazione della certeficazione antimafia per chi lavora nei club calcistici
Calcio & mafia a Lecce altolà alle infiltrazioni
LECCE - Figc e Prefettura di Lecce insieme contro le infiltrazioni mafiose nelle società di calcio. E’ questo lo spirito dell’iniziativa promossa dal prefetto Giuliana Perrotta, che dal Ministero ha ottenuto il placet per la sottoscrizione di un protocollo d’intesa finalizzato alla presentazione della certeficazione antimafia per chi lavora nei club calcistici. «La nostra proposta risale a qualche mese fa», precisa il prefetto, «quando, in occasione di un comitato, io ed il procuratore capo Cataldo Motta abbiamo discusso della presenza di soggetti controindicati in alcune società sportive del Salento. Poichè si tratta di una situazione che si trascina da un po’ di tempo, ho lanciato l’idea del protocollo di legalità». 

La Figc si sottopone volontariamente ad un codice etico, in base al quale se dovesse rilevare la presenza di personaggi “sospetti” nelle compagini societarie, può escludere i club dai tornei. «Parliamo di persone che hanno un ruolo chiave all’interno delle società», precisa il Prefetto, «e che per questo molto spesso sono guardati anche con ammirazione dai giovanissimi. Per ora la proposta riguarda le categorie dilettantistiche ed inferiori». 

Quale, dunque, il prossimo passo prima della sottoscrizione? «Perchè tutto si concluda», spiega Perrotta, «abbiamo chiesto e ottenuto dal Ministero il nullaosta: ma poichè sembra che a Roma questo progetto sia piaciuto particolarmente, non è escluso che Lecce possa fare da apripista. Fermo restando che, fortunatamente, situazioni del genere non ci sono in tutte le realtà locali». Insomma, è possibile che anche in altre regioni d’Italia possa essere adottato un protocollo simile. «La federazione dovrà elaborare un codice etico», conclude il Prefetto, «in cui si impegna a precludere l’iscrizione nei tornei di determinati club qualora al loro interno vi siano soggetti segnalati dalla Prefettura. Una limitazione che vale, è bene chiarirlo, finchè il soggetto in questione non esce dalla compagine societaria». 

Non è escluso, quindi, che la sottoscrizione possa avvenire a breve, forse anche prima dell’estate. Di questo si è parlato ieri a Roma, nel corso di una conferenza organizzata dalla rivista di diritto «Lex giochi», dove si è discusso anche della relazione annuale del procuratore capo Cataldo Motta, in cui si fa un generico riferimento a società calcistiche «sospette». In realtà, il numero uno della Procura leccese, nella relazione dello scorso anno, era stato molto più esplicito a riguardo, senza lesinare nomi e cognomi. Partendo da Galatina, «della quale è socio fondatore e consigliere di amministrazione Luciano Coluccia, ritenuto uno dei fratelli “storici” della criminalità organizzata, il cui figlio Pasquale è cassiere della società». 

L’elenco continua con Monteroni, «della cui compagine sociale fanno parte i fratelli Francesco e Saulle Politi, entrambi destinatari di misure di prevenzione antimafia per la loro vicinanza al clan Tornese». Si parla anche di Poggiardo, «di cui è presidente Elvio Paolo Merico, condannato per traffico di stupefacenti»; nell’occhio del ciclone anche il Racale, «che vede come presidente Salvatore De Lorenzis, condannato in primo grado per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga» (in realtà poi assolto ndr); il procuratore punta il dito anche contro il «Taurisano, di cui è presidente Gianluigi Rosafio, genero di Giuseppe Scarlino (condannato all’ergastolo per omicidio), e condannato per traffico illecito di rifiuti». Motta getta ombre anche sul Tricase, «nel cui ambito mansioni di steward sono svolte da Salvatore Peluso, condannato per associazione di tipo mafioso». Nella relazione, si faceva riferimento anche alla società dello Squinzano, il cui presidente Carlo Marulli viene indicato dal procuratore come amico del figlio dell’ergastolano Francesco Pellegrino. Al momento, però, non si conosce quale esito abbiano avuto gli accertamenti della magistratura, e se per qualcuna di queste posizioni non sia stato aperto un fascicolo.

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