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Venerdì 22 Settembre 2017 | 21:04

Calcio / Serie A - Scudetto alla Juve

La squadra torinese è diventata matematicamente campione d'Italia 2004-2005, dopo il pareggio realizzato nella partita fra il Milan ed il Palermo. Nella storia del club, è questo il 28° scudetto, il primo con l'allenatore Fabio Capello
TORINO - Juventus campione d'Italia per la 28ª volta nella propria storia. È il primo tricolore dell'era Capello, il sesto della «Triade» Moggi-Giraudo- Bettega. Lo scudetto numero 28 è sicuramente uno dei più sofferti nella storia della «Vecchia Signora», ma è anche tra quelli che ha regalato maggiori soddisfazioni al popolo bianconero. La Juve ha vinto contro tutto e tutti, mai come in questa stagione è stata travolta da alcune vicende che avrebbero abbattuto chiunque ma non la Vecchia Signora. La sentenza di condanna per frode sportiva a carico del medico sociale, Riccardo Agricola, le solite polemiche arbitrali, il «caso Cannavaro» che, in realtà, non la riguardava ma che ha tolto serenità all'ambiente. Dopo le immagini mandate in onda da Raidue e che ritraevano Cannavaro, allora giocatore del Parma, mentre si faceva iniettare una flebo di neoton e dopo alcune decisioni arbitrali che fecero infuriare la Juve, la «Triade» decise di chiudersi nel silenzio stampa denunciando «fatti sconcertanti». Uno scudetto fortemente voluto, dunque, costruito già l'estate scorsa con il «colpaccio» Fabio Capello, l'uomo capace di vincere 4 titoli in 4 città diverse (nell'ordine Milano, Madrid, Roma e Torino). Quando la Juve annunciò il suo ingaggio si gridò allo scandalo, per la Roma giallorossa Capello diventò subito un «traditore», i tifosi della Juve rimasero spiazzati dall'arrivo di quello che, insieme a Zeman, consideravano il nemico numero 1 tra i tecnici.
Le dichiarazioni anti-Juve ai tempi in cui allenava la Roma, non avrebbero mai fatto pensare ad un matrimonio tra Capello e la «Vecchia Signora», ma nel calcio ci sta tutto e la «Triade», dopo la conclusione dell'era Lippi, cercava un altro vincente su cui scommettere ad occhi chiusi, Prandelli e Deschamps erano solo ipotesi per depistare tutti dal vero obiettivo: Fabio Capello. Non è stato facile per lui, Torino non lo ha accolto bene e i cori pro-Lippi che la tifoseria bianconera intonò dopo una delle tante sostituzioni rifilate a Del Piero, furono la conferma di un feeling mai sbocciato. Ma Capello è un vincente al di là delle condizioni ambientali in cui lavora, non fa sconti a nessuno, lo sa bene Alessandro Del Piero, sostituito 29 volte in una stagione in cui il capitano bianconero ha diviso più che mai la critica, ma forse ha inciso più di altre volte nel titolo. Per Alex è il sesto tricolore, finora (ma mancano ancora due giornate) ha realizzato 13 gol in campionato, ha regalato assist splendidi (splendido quello su rovesciata che consentì a Trezeguet di battere Dida nello scontro diretto di San Siro contro il Milan) e si è sempre comportato da professionista esemplare, da capitano vero e carismatico. Mai una polemica, mai una frase fuori posto per le troppe sostituzioni (qualcuna anche ingiusta), solo un «vaffa» che le telecamere sono riuscite a rubare dopo l'ennesimo cambio subito con il Bologna.
Ma sull'uomo Del Piero nessuno ha mai avuto dubbi e tra le immagini di questo campionato, rimarranno indelebili il suo assist per Trezeguet, il suo gol di tacco al Siena, ma anche la mancata reazione allo schiaffo che gli rifilò Cufrè in Roma-Juve. Capello a metà campionato aveva detto: «vedrete Alex mi ringrazierà», non sappiamo se è stato realmente così, probabilmente no, ma il rendimento di Del Piero soprattutto nel finale di campionato, dice che Capello, ancora una volta, ha avuto ragione.
«Don Fabio» ha avuto ragione anche quando ha voluto a tutti i costi Zlatan Ibrahimovic, un attaccante che Capello voleva già alla Roma e su cui ha scommesso ad occhi chiusi, spalleggiato da Moggi che ha sempre creduto in «Ibra» e che per accontentare Capello ha ceduto attaccanti del calibro di Di Vaio e Miccoli, oltre a Maresca e Chiellini. Ibra li ha ripagati con 16 gol e dire che proprio le doti realizzative erano, per i critici, il limite più grosso dello svedese. Ibrahimovic con Capello è cresciuto tantissimo, deve ancora compiere 24 anni e se rinuncerà a qualche leziosismo di troppo, prima o poi finirà per vincere il «pallone d'oro». Fabio Capello, Alex Del Piero e Zlatan Ibrahimovic, sono questi gli uomini-scudetto della Juve, ma dietro c'è la solita regia di Luciano Moggi e il contributo decisivo e fondamentale di tanti altri campioni.
Il numero 1 Gigi Buffon (sempre sicuro e spesso determinante), il «ritrovato» Fabio Cannavaro che l'Inter ha ceduto convinta di aver rifilato un «pacco» alla Juve e che invece ha sistemato una difesa che l'anno scorso era definita l'allegra «banda del buco». È stato anche lo scudetto di Thuram (eccezionale al centro al fianco di Cannavaro), di Zambrotta (che si è confermato il miglior terzino sinistro in giro), di Camoranesi (stagione strepitosa la sua), di Emerson (il fedelissimo di Capello), di Nedved (decisive le sue reti a Bologna e all'Olimpico contro la Lazio), di Zalayeta (il panterone è sempre stato decisivo quando Capello lo ha chiamato in causa) e di Trezeguet, protagonista di una stagione condizionata dagli infortuni, ma autore del gol-scudetto nello scontro diretto in casa del Milan.

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