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Domenica 22 Ottobre 2017 | 08:20

Semeraro: «Lecce cessione a breve se pagano in contanti»

di MASSIMO BARBANO
LECCE - La cessione del Lecce è un’operazione che potrà avere tempi anche relativamente rapidi, purché si concretizzi quella che è la condizione essenziale per la riuscita dell’affare, cioè il pagamento in contanti e, soprattutto, al momento della stipula. È la sintesi del pensiero del patron Giovanni Semeraro, che esclude che da parte del gruppo Tesoro ci sia un atteggiamento che possa far segnare il passo alla trattativa
Semeraro: «Lecce cessione a breve se pagano in contanti»
di Massimo Barbano

LECCE - La cessione del Lecce è un’operazione che potrà avere tempi anche relativamente rapidi, purché si concretizzi quella che è la condizione essenziale per la riuscita dell’affare, cioè il pagamento in contanti e, soprattutto, al momento della stipula. È la sintesi del pensiero del patron Giovanni Semeraro, che esclude che da parte del gruppo Tesoro ci sia un atteggiamento che possa far segnare il passo alla trattativa.

Avreste dovuto incontrarvi in questi giorni, c’è stato un rallentamento nei contatti?

«Non ci sono rallentamenti, caso mai la trattativa procede a sprazzi perché i dati che stiamo fornendo loro non sempre sono pronti. D’altra parte un’operazione del genere richiede dei tempi. Loro stanno verificando le cifre che noi gli forniamo, in qualunque trattativa di questo tipo è necessaria una “due diligence”».

Ma non avete interesse a chiudere prima della fine del campionato?

«Noi li abbiamo invitati a concludere almeno un mese e mezzo prima che finisca il campionato e questo soprattutto nel loro interesse, perché i giochi per programmare la nuova stagione iniziano già in quel periodo. Insomma, sarebbe bene chiudere entro la fine di marzo».

Qual è la situazione finanziaria della società che state cedendo?

«C’è pochissimo da ripianare, anche le fideiussioni sono di entità del tutto trascurabile, nell’ambito di un milione e sette-un milione e otto all’incirca. Nel complesso è una società appetibile, anche se lo stato patrimoniale di una società di calcio è soggetto ad oscillazioni frequenti, quasi quotidiane. Dipende da come si propongono i giocatori, se riescono a segnalarsi sul mercato, è sempre una situazione in divenire, di crediti e debiti correnti. E poi c’è la grossa incognita della categoria. Un conto è vendere una società in serie A, un altro in serie B».

Per questo è possibile che i Tesoro vogliano aspettare la fine del campionato?

«No, perché è già tutto programmato dalle clausole che contemplano le varie possibilità».

Qual è stato l’approccio dell’aspirante acquirente?

«È passato naturalmente dall’advisor, ma è stato un contatto molto breve, quanto bastava per comunicare che aveva intenzione di trattare. Poi hanno subito voluto incontrarmi».

E che referenze ha raccolto circa la loro attendibilità?

«Io le referenze le valuto nei momenti conclusivi. Se ci sono i soldi sul tavolo, allora si fa tutto, se i soldi sono a venire, non se ne fa nulla».

Quindi esclude la possibilità di una stipula con successivo pagamento al momento in cui giungeranno gli introiti dei diritti televisivi?

«Non scherziamo».

Nelle sue aziende ha selezionato una miriade di persone. A pelle che sensazione ha avuto di Tesoro?

«È un uomo che negli affari è molto duro, però mi sembra una persona corretta, schietta. Poi, ripeto, sarà il tavolo a dare l’ultima risposta».

Se questa trattativa dovesse fallire, cosa fareste?

«Continueremo con l’autogestione, in base agli introiti che ci saranno. Certo, il Lecce continuerà a fare il campionato».

Da quando otto mesi fa ha deciso di mettere in vendita il Lecce, ha avuto mai dei ripensamenti?

«Mai un ripensamento».

Hanno influito in questo senso le contestazioni?

«No, capisco che i tifosi sono una componente del calcio e a volte può essere contraria, al più posso non essere stato troppo incoraggiato dalla freddezza dell’ambiente in generale».

Eppure il suo disimpegno arrivò come un fulmine a ciel sereno. Può avere influito la rottura con De Canio e la necessità di cambiare progetto e struttura organizzativa?

«Assolutamente no, questa decisione l’avevo maturata da tempo ed è stata dettata solo dalla stanchezza. Questa attività comporta un grande dispendio di energie nervose, oltre naturalmente ad ingenti risorse finanziarie. Io sono entrato nel calcio per passione, ma ogni cosa ha un inizio ed una fine».

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