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Domenica 22 Ottobre 2017 | 08:27

Calcioscommesse Il Bari inguaiato Scarcerato Iacovelli

CREMONA – Una «consistente parte della squadra del Bari» aveva «sistematici rapporti» con il gruppo degli zingari, capeggiato da Amir Gegic. Lo scrive il gip di Cremona Guido Salvini nello scarcerare l’aiuto infermiere barese Angelo Iacovelli. Per il gip, «appare decisamente plausibile» che Iacovelli «non sia stato promotore delle attività di manipolazione», ma sia stato utilizzato «per mettere in contatto telefonico, a seguito delle iniziative prima di Bellavista (il cui ruolo si conferma come centrale) e poi di Carobbio, gli Zingari con i calciatori del Bari e poi accompagnando gli uomini di Gecic agli incontri con i calciatori presso l’albergo di Bari ove si trovavano e tenendo poi in custodia parte delle somme ricevute dai giocatori»
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Calcioscommesse Il Bari inguaiato Scarcerato Iacovelli
CREMONA – Parecchi giocatori del Bari legati a doppio filo al temibile gruppo degli scommettitori degli Zingari; uno di loro, Andrea Masiello, ora all’Atalanta, che si presenta in procura a Cremona per fornire una versione reticente del suo coinvolgimento nelle partite truccate e di quello dei suoi ex compagni; un aiuto infermiere che idolatrava i suoi beniamini, che viveva in funzione del Bari ma il quale, una volta in carcere, decide di dirè la sua verità sull'ambiente della squadra pugliese. 

Sono gli ingredienti di una storia che getta ombre inquietanti sull'attività del Bari nello scorso campionato, concluso con una retrocessione, mentre la società ha reso noto di aver presentato una denuncia per truffa contro “i presunti responsabili dell’organizzazione che, dalle notizie diffuse dagli organi di informazione, avrebbe falsato alcune gare del campionato scorso”, mentre si è costituita parte offesa “in caso di procedimento a carico dei tesserati che risultassero implicati nel calcioscommesse”. 

L'aiuto infermiere Angelo Iacovelli, 'traditò da Masiello, che riteneva amico, parla non solo di almeno sei partite truccate ma anche di calciatori che si rendevano parte attiva nelle combine, tanto da far scrivere al gip di Cremona Guido Salvini che “consistente parte della squadra del Bari” aveva “sistematici rapporti” con il gruppo degli zingari capeggiato da Amir Gegic. Masiello, invece, quando il 20 gennaio si è presentato al procuratore Roberto di Martino ha fornito una versione dal carattere “reticente e giustificatorio” del suo coinvolgimento e dei suoi compagni di cui aveva parlato il primo pentito dell’inchiesta cremonese, il calciatore del Piacenza Carlo Grarvasoni: Rossi, Bentivoglio e Parisi. 

Per il gip, “appare decisamente plausibile” che Iacovelli “non sia stato promotore delle attività di manipolazione”, ma sia stato utilizzato “per mettere in contatto telefonico, a seguito delle iniziative prima di Bellavista (ex capitano del Bari, ndr) – il cui ruolo si conferma come centrale – e poi di Carobbio, gli Zingari con i calciatori del Bari e poi accompagnando gli uomini di Gecic agli incontri con i calciatori presso l’albergo di Bari ove si trovavano e tenendo poi in custodia parte delle somme ricevute dai giocatori”. 

'Angelinò, come lo chiamano nell’entourage del Bari, “ha lealmente ammesso la sua responsabilità negli episodi illeciti anche in termini di consapevolezza” e il suo coinvolgimento nella vicenda ha origine dalla “sua disponibilità da alcuni anni nel tempo libero, gratificata dal sentirsi 'aggregatò alla squadra”. Era anche solito “prestare servizi, non solo in favore di Masiello ma di molti giocatori, per incombenze legate non solo alla vita della squadra durante i ritiri, le partite ma in favore delle loro esigenze personali quali le commissioni quotidiane, la custodia di chiavi, i traslochi, l’ accompagnamento di parenti”. Ed è stato proprio in occasione di uno di questi traslochi, quello dell’allora secondo del Siena, ora collaboratore alla Juventus di Antonio Conte, Cristian Stellini (estraneo all’inchiesta) che Iacovelli incontrò Filippo Carobbio e gli disse che “i giocatori del Bari volevano organizzare qualcosa”
'Angelinò ha quindi lasciato il carcere di Cremona di Cà del ferro e a prenderlo c'era una delegazione di parenti: un cugino, un cognato, un nipote e il fratello. “Non gli abbiamo mai fatto mancare il nostro affetto, non lo abbiamo mai abbandonato”, ha commentato uno di loro che indossava una tuta della Juventus. Iacovelli, varcato il portone dell’istituto di pena, li ha a lungo abbracciati. “Tutto bene, anche se non posso non avercela con qualcuno”, ha commentato prima di salire a bordo di un’auto per tornare a Bari.

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