Mercoledì 15 Agosto 2018 | 22:47

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Calcio/Serie A - Juve vicina allo scudetto

Grazie a Trezeguet, Milan battuto 0-1 nella 35ª giornata del campionato. Nelle prossime tre ultime giornate i bianconeri devono affrontare il Parma al Delle Alpi, il Livorno in Toscana, il Cagliari nell'ultima in casa • Tutti i risultati • Le classifiche squadre e cannonieri • Domenica 15 maggio Lecce-Milan
TABELLINO
MILAN (4-3-1-2): Dida 6; Cafu 6, Nesta 6,5, Stam 5, Maldini 6; Gattuso 6, Pirlo 5,5 (1' st Serginho 6), Seedorf 5 (21' st Rui Costa 5,5); Kakà 5; Shevchenko 5,5, Tomasson 5 (10' st Inzaghi 6). In panchina: Abbiati, Costacurta, Ambrosini, Crespo. Allenatore: Ancelotti 6.
JUVENTUS (4-4-2): Buffon 6,5; Pessotto 6, Thuram 6,5, Cannavaro 6,5, Zambrotta 6,5; Camoranesi 6,5 (15' st Birindelli 6), Emerson 6,5, Appiah 6 (st 35' Blasi 6), Nedved 6,5; Del Piero 7, Trezeguet 6,5 (31' st Zalayeta 6). In panchina: Chimenti, Montero, Kapo, Olivera.
Allenatore: Capello 7.
ARBITRO: Collina di Viareggio 7.
RETI: 28' pt Trezeguet.
NOTE: giornata calda, terreno in discrete condizioni, spettatori 79.232, incasso 1.709.909,63 euro. Angoli 4-1 per il Milan. Ammoniti Zambrotta, Emerson, Blasi. Recupero: 0'; 5'.

MILANO - La "finale scudetto" va alla Juventus grazie a un rete di Trezeguet al 28'. Ora, per cucirsi il tricolore sul petto, ai bianconeri non resta che completare le rifiniture o, se volete, fissare i tre bottoni (gli ultimi tre) di una giacca che Capello ha imbastito su misura per la serata di gala della serie A. Da qui alla fine del torneo, Capello dovrà sistemare il Parma al Delle Alpi, il Livorno in Toscana, il Cagliari nell'ultima in casa. Mentre toccherà al Milan cercare di mettere le toppe in campionato affrontando il Lecce al Via del Mare, il Palermo a San Siro e l'Udinese in trasferta. Con tre punti di svantaggio e due viaggi insidiosi, soprattutto quello del 29 maggio con una delle aspiranti alla qualificazione alla Champions League, le probabilità di recupero appaiono minime, visto, tra l'altro, che ora la priorità diventa la finale europea di Istanbul del 25 maggio contro il Liverpool.
Ancelotti, contrariamente alle aspettative, non rinuncia a Seedorf (Ambrosini si accomoda in panchina), che completa il centrocampo composto da Gattuso, Pirlo in regia e Kakà chiamato alle accelerazioni, ma anche al controllo della zona. Il tecnico del Milan, che schiera la difesa migliore (Cafu, Nesta, Stam e Maldini, che ha recuperato dopo la botta alla testa rimediata a Eindhoven), affianca Tomasson a Shevchenko. Nessuna novità nella Juventus. Capello, che deve rinunciare a Zebina, Tacchinardi e Ibrahimovic, dà fiducia a Pessotto sulla destra della linea difensiva (completata da Thuram, Cannavaro e Zambrotta), ad Appiah (più in forma di Blasi) a centrocampo, dove figura, come previsto, anche Emerson, che ha lavorato nelle ultime settimane per farsi trovare pronto all'appuntamento dell'anno. Il tecnico dei bianconeri affida agli esterni Camoranesi (a destra) e Nedved (a sinistra) i compiti più delicati: bloccare i milanisti sulle fasce (soprattutto Cafu, che nella ripresa, spostatosi più avanti di 20 metri, ha non a caso messo in grave difficoltà Zambrotta) e assistere le punte Trezeguet (tornato in anticipo, nonostante i problemi alla caviglia) e Del Piero, che parte da una posizione arretrata e defilata, in modo da ingabbiare, con l'aiuto dei compagni, la fonte del gioco altrui: Pirlo.
La gara comincia e resta carica per atmosfera (leggi cornice di pubblico: tutto esaurito al Meazza) e applicazione: pressing (meglio il Milan all'inizio), squadre cortissime (la Juve tiene la retroguardia alta: gli avversari andranno quattro volte in fuorigioco, soprattutto Shevchenko), qualche intervento rude. Si sgonfia subito solo il pallone (ed è l'unico che si tira fuori dalla lotta) dopo 2' dal fischio d'inizio di Collina, che interviene continuamente per mantenere la sfida nei canoni della correttezza. Il primo quarto d'ora trascorre senza occasioni: ai molti passaggi errati si aggiunge, quando i contendenti riescono ad aggirare i dispositivi avversari, la prevalenza delle difese. I blocchi iniziano a scricchiolare al 19', quando Shevchenko, che parte dall'esterno, taglia il campo e trova lo spazio per infilarsi centralmente. L'ucraino entra in area, supera in dribbling Buffon, ma è costretto ad allargarsi prima di rimettere al centro, tentativo che il portiere bianconero rende vano intercettando il pallone con una mano.
Nulla può, invece, Dida al 28', nel periodo in cui il ritmo della sfida (anche per il gran caldo) cala (il Milan, anziché utilizzare la proverbiale circolazione della palla, prova essenzialmente a scavalcare il centrocampo con i lanci di Pirlo; la Juve sta al gioco, aspettando l'attimo propizio). Del Piero (reattivo, come dimostra anche una girata rapida al 36') sfrutta lo spazio lasciato a destra da Cafu (Nedved è falciato, ma correttamente Collina lascia proseguire per il vantaggio) e si trova nell'uno contro uno con Gattuso. Il milanista riesce a ribattere il primo cross, ma non può opporsi alla successiva rovesciata, su cui si avventa come un falco Trezeguet (sesta rete di una stagione travagliata): il francese evita la marcatura di Stam e di Maldini, costretto a staccarsi per l'arrivo di Camoranesi, e di testa scavalca il portiere: 0-1.
La reazione del Milan è più orgogliosa che organizzata, anche perché è sempre più evidente la capacità degli juventini di arrivare per primi sul pallone, sintomo di una condizione atletica migliore, confermata anche dai continui raddoppi di marcatura sui portatori avversari (il Milan dovrà immettere forze fresche per riequilibrare anche le energie). Insomma, negli ultimi 15' del primo tempo i rossoneri assumono il controllo delle operazioni senza riuscire a concretizzare, nemmeno quando Kakà è chiamato (a destra, nella zona assegnatagli nel 4-4-2, ma anche a sinistra, quando si concede qualche licenza) a creare la superiorità numerica. La formazione di Capello, fatta eccezione per l'occasione concessa a Shevchenko, non sbaglia un colpo, mentre Ancelotti torna negli spogliatoi corrucciato (nemmeno un tiro in porta contro i due della Juve) e pensieroso: nella testa gli saranno entrati di sicuro i nomi di Serginho e Rui Costa.
In effetti, il brasiliano entra sin dall'avvio della ripresa, ma a sorpresa l'escluso è Pirlo. Il Milan viene ridisegnato così: difesa a tre (Stam sul centro-destra, Nesta in mezzo e Maldini sul centro-sinistra), centrocampo a quattro (Cafu e Serginho esterni, Gattuso e Seedorf interni) con Kakà a supporto delle punte. Mentre a bordo campo comincia il riscaldamento di Inzaghi, il Milan beneficia subito dell'assetto modificato. Sia Serginho (al 49' cross per Tomasson e Shevchenho: anticipati) sia Cafu (che al 52' riprende un altro traversone del compagno brasiliano e pesca dal cilindro un diagonale, che impegna severamente Dida in allungo) vanno all'assalto costringendo la Juventus sulla difensiva.
Il pareggio sembra fatto al 57', subito dopo l'ingresso di Inzaghi, inserito da Ancelotti al posto di Tomasson. Shevchenko sfugge al controllo di Pessotto e Thuram e s'invola: palla al centro per il nuovo entrato, il cui piatto destro è fermato con i piedi da Buffon, immediato nell'uscita; il rimpallo favorisce ancora Inzaghi, ma Zambrotta è abile a chiudere e a impedire la ribattuta. Sembra il preludio a un secondo tempo di marca rossonera, tanto più che al 58' Capello è costretto a rinunciare a Camoranesi, infortunatosi a causa di uno scontro con Gattuso. Birindelli ne rileva la posizione, ma con compiti più difensivi. Le caratteristiche, per fortuna, si sposano con la necessità di presidiare la fascia destra, su cui Serginho continua a imperversare con insistenza (al 59' ancora un assist per la battuta al volo di Sheva).
La Juventus sembra in un imbuto, ma Emerson ne vuole uscire e suona la carica. Al 62' imposta un'azione, chiedendo uno scambio a Del Piero, poi serve Trezueguet largo a destra: sul passaggio di ritorno del francese il brasiliano si fa trovare a due passi dalla porta, ma troppo defilato a sinistra per impensierire Dida, che guarda la palla uscire a lato. Impossibile, invece, per il portiere intervenire al 65', quando Del Piero si fa trovare pronto su calcio di punizione di Birindelli: il colpo di testa, però, si stampa sulla traversa. I bianconeri, insomma, riescono sempre a rispondere (al 74' ci prova Cannavaro; Nedved libera il destro al 77' e il sinistro al 79' e all'89'), sebbene sia il Milan a mantenere quasi sempre il possesso.
Nell'ultimo quarto di gara, c'è anche Rui Costa. Il portoghese, appena entrato (66', fuori Seedorf) pennella un pallone, su cui Thuram "liscia", che Sheva non incorna al meglio. Il Milan insiste, ma la difesa della Juventus è di ferro, anche se in un paio di occasioni si aiuta al limite della regolarità (alla faccia di presunti complotti e reiterati silenzi stampa): al 75' Zambrotta si fa soffiare in area la sfera da Cafu e poi gli tira la maglia per impedirgli di proseguire; al 78' Cannavaro va incontro al tiro di Cafu, diretto in porta, aiutandosi con le braccia. La solidità diventa addirittura impenetrabilità nell'ultimo scorcio (Capello chiede sacrifici anche a Zalayeta, subentrato a Trezeguet, e a Blasi, in campo al posto dell'infortunato Appiah). Le mischie furibonde, tra cui una al termine dei cinque minuti di recupero (coinvolti Inzaghi, Zambrotta e Buffon, che si ritrova il pallone tra le mani) servono solo a rendere più amaro un esito forse irrimediabile.
G. Flavio Campanella

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