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Calcioscommesse Dritte dei calciatori  per la «Bari bene»

di GIOVANNI LONGO
BARI - A beneficiare delle dritte sulle partite non erano solo alcuni ex giocatori biancorossi, quelli accusati di averle truccate, o esponenti del clan mafioso dei Parisi. Dall’inchiesta barese sul calcioscommesse emerge anche la zona grigia: giovani professionisti, soprattutto avvocati, amici dei calciatori che non disdegnavano puntate su risultati sicuri. O almeno così ritenevano. Scommettere non è un reato, sia ben chiaro. E del resto i professionisti non sono coinvolti nella delicata indagine in cui mercoledì è stato ascoltato l’ex difensore biancorosso Andrea Masiello
Calcioscommesse Dritte dei calciatori  per la «Bari bene»
di Giovanni Longo

BARI - A beneficiare delle dritte sulle partite non erano solo alcuni ex giocatori biancorossi, quelli accusati di averle truccate, o esponenti del clan mafioso dei Parisi. Dall’inchiesta barese sul calcioscommesse emerge anche la zona grigia: giovani professionisti, soprattutto avvocati, amici dei calciatori che non disdegnavano puntate su risultati sicuri. O almeno così ritenevano.

Scommettere non è un reato, sia ben chiaro. E del resto i professionisti non sono coinvolti nella delicata indagine in cui mercoledì è stato ascoltato l’ex difensore biancorosso Andrea Masiello. Ma il dato, che emerge tra le pieghe dell’inchiesta, dà semplicemente l’idea di quanto fossero diffuse in città certe voci. Se la «dritta» veniva da un calciatore, non scommettere era impossibile. Il «tam tam», registrato nel corso delle indagini, ha fatto il resto. C’era chi giocava per diletto e chi, invece, secondo la Procura di Bari, aveva individuato il canale delle scommesse per ripulire soldi sporchi.

Da ieri i carabinieri del Nucleo investigativo del reparto provinciale sono a lavoro per confrontare le dichiarazioni di Andrea Masiello, indagato sia a Bari che a Cremona, con gli altri elementi finiti nel fascicolo d’inchiesta: intercettazioni e dichiarazioni rese da altre persone informate sui fatti. Non si esclude che gli investigatori possano convocare altri ex calciatori. Magari gli stessi di cui aveva parlato Carlo Gervasoni a proposito del presunto «biscotto» (fallito) sulla gara Palermo-Bari della scorsa stagione. Interrogato a Cremona disse di avere saputo che Padelli, Bentivoglio, Parisi, Masiello Andrea e Rossi, ex calciatori del Bari, erano stati corrotti, ma «il risultato combinato non fu raggiunto perchè l’incolpevole Miccoli, che nulla sapeva dell’accordo, sbagliò un rigore». A scommettere, secondo quando sarebbe emerso nel corso delle indagini e stando a quanto lo stesso Masiello avrebbe riferito nel corso dell’interrogatorio, sarebbe stato anche il centrocampista Almiron, oggi in forza al Catania. Intanto, il prossimo passo sarà certamente sentire i dirigenti della società. Qualcuno si è accorto che dei propri tesserati avrebbero truccato delle partite?

Sul fronte d’indagine non della frode sportiva, ma del riciclaggio e del ruolo avuto nella vicenda di esponenti della criminalità, Masiello, nel corso del suo interrogatorio (secretato), avrebbe confermato che, intorno alla squadra girava gente strana, ma l’avvocato Salvatore Pino, che con il collega Francesco Rotunno rappresenta l’ex biancorosso, ha detto ieri che il difensore «non ha assolutamente fatto alcun riferimento alla malavita organizzata con cui non ha mai avuto contatti». Eppure parte dell’inchiesta, coordinata dal procuratore Antonio Laudati e dal pm Ciro Angelillis, punta dritto ai possibili rapporti tra alcuni ex calciatori del Bari ed esponenti della criminalità organizzata. A questo proposito sarebbero in corso accertamenti anche su alcuni pregiudicati che frequentano la curva Nord e che, in ragione del tifo, avrebbero avuto maggiore facilità ad interfacciarsi con i biancorossi. Dalla confidenza in ragione del calcio, si sarebbe passati ad altro? Che siano stati proprio alcuni tifosi il tramite con alcuni ex calciatori accusati di avere truccato nove partite dell’ultima fase dello scorso campionato? Se non proprio «occhi puntati sulla curva», poco ci manca. Nel mirino della Procura, in particolare, a quanto pare, ci sarebbe da un lato Antonio Bellavista e i suoi presunti rapporti con esponenti della criminalità; dall’altro il giro degli «zingari», già al centro dell’inchiesta di Cremona, la cui presenza è stata registrata a Bari in occasione di qualcuna delle presunte partite truccate.

Infine, Angelo Iacovelli. Il «tuttofare» di alcuni ex calciatori del Bari (con Masiello e altre persone indagato dalla Dda di Bari), attraverso il suo difensore, avvocato Andrea Melpignano, ha chiesto di essere riascoltato dagli inquirenti. Accusato di avere fatto da tramite tra Masiello e alcuni mafiosi per la consegna di una somma di denaro di 80mila euro, sostiene anche lui di non avere nulla a che fare con la criminalità organizzata.

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