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Venerdì 22 Settembre 2017 | 13:54

Patron del Foggia Casillo: «Allo stadio paghi pure il sindaco»

di MASSIMO LEVANTACI
FOGGIA - Vecchia storia, far pagare il biglietto allo stadio ai politici. E pure ai giornalisti: una volta, ai tempi d’oro della serie A, arrivò a minacciarlo ma solo ad personam. Tutta colpa di qualche titolo a lui poco gradito. Questa volta però è diverso, don Pasquale usa toni ultimativi: «Il calcio è un’azienda, senza introiti è finita. E noi non possiamo fare 13mila euro di incassi a partita. Se continua così a giugno mollo tutto»
Patron del Foggia Casillo: «Allo stadio paghi pure il sindaco»
di MASSIMO LEVANTACI

Vecchia storia, far pagare il biglietto allo stadio ai politici. E pure ai giornalisti: una volta, ai tempi d’oro della serie A, arrivò a minacciarlo ma solo ad personam. Tutta colpa di qualche titolo a lui poco gradito. Questa volta però è diverso, don Pasquale usa toni ultimativi: «Il calcio è un’azienda, senza introiti è finita. E noi non possiamo fare 13mila euro di incassi a partita. Se continua così a giugno mollo tutto». Mette di traverso lo sguardo, sembra averceli di fronte i questuanti della domenica: «Ve l’ho già detto, non approfittate della mia bontà che poi non riesco a dire “no” a nessuno».

Così Casillo riparte in quarta con la sua crociata, chissà se questa volta riuscirà a metterla a segno. Nel mirino gli «scrocconi» della tribuna, quelli che entrano gratis come rivela impietosamente il botteghino: Foggia-Pro Vercelli, 905 paganti, una sola «centralissima» venduta, più un’al - tra manciata di biglietti di tribuna centrale e laterale. «E quella invece è tutta piena. Non si può andare avanti così. Allora agli amministratori dico: cominciate voi a pagare il biglietto. E lo faccia anche il sindaco: per carità, lui è sempre così disponibile con noi. Ma è per dare il buon esempio. Poi toccherà anche ai giornalisti, ma solo a quelli ricchi» (ride). 

Non è più il Casillo che punta il dito, fa la faccia feroce. L’età e le vicende personali lo hanno segnato: «Ero un grande imprenditore, ora non lo sono più. Ma l’esperienza non mi manca, vorrei essere ascoltato », confessa. Si sente fuori dal cono d’ombra in cui lo aveva ricacciato il divorzio da Zeman, certe incomprensioni con la politica locale: una su tutte, la frattura ricomposta con Eliseo Zanasi (presidente della Camera di commercio, gran capo riconosciuto dell’imprenditoria cittadina), che ora lui sbandiera ai quattro venti: «Abbiamo lo stesso carattere». 

Il patron del Foggia parla della città «che sta affondando», lo stadio Zaccheria ancora inagibile diventa nelle sue parole il paradigma dello sfascio. «Sta andando tutto a pezzi, pure l’Amica è messa male. Ci è rimasto solo il pallone, volete che finisca pure quello?». Lo stadio appeso a una vicenda kafkiana: «Abbiamo fatto lavori per 12500 spettatori, ma non abbiamo l’agibilità per 7500. La domenica senza autorizzazione del sindaco Mongelli non si potrebbe giocare. Il Comune non ha ancora un progetto, ci sono i soldi (500mila euro: ndr), ma non il progetto. Non vi sembra assurdo?».

Chiede più tifosi allo Zaccheria, incurante della crisi e dei prezzi tenuti alti come quando c’era Zeman; ammicca agli organi d’informazione. Si sente ringalluzzito dai rinforzi in arrivo: no, niente calciatori. «Lello Zammarano, Sannella, Mimmo Rinaldi e Marcello Salvatori, quattro imprenditori pronti a darmi una mano. Vorrebbero fare qualcosa anche per Parco San Felice, così mi hanno autorizzato a dire». Cosa c’entra il parco con il Foggia? «Dare una mano al Foggia significa darla alla città. E qui tra non molto non resta più niente, se mollo io... ». 

Ma Casillo è tipo che rilancia. Ora vorrebbe prendere in gestione tutti i campi sportivi cittadini: «Sono quattordici, tutti abbandonati. Noi sapremmo farli funzionare». L’anno scorso voleva il campo della Figc, anche quello in abbandono. «La federazione regionale vuole 1,2 milioni in tre anni, è un affare: ma dobbiamo chiudere prima la faccenda stadio». Intende lo Zaccheria, perchè del megaprogetto su via San Severo (nuovo stadio e palazzine) si sono perse le tracce. Casillo esterna, non può farne a meno: «Datemi ascolto, non vi pentirete: peggio di così non può andare».

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