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Giovedì 19 Ottobre 2017 | 22:21

Calcio / Serie A - Lecce spettacolare

La Lazio sconfitta in casa alla fine di una "goleada": 5-3, alla fine di una girandola di emozioni. Nella classifica Milan e Juventus rimangono in testa alla pari • Tutti i risultati di questa 34ª giornata del campionato
LECCE - Sbagliando, si vince. La sintesi (paradossale) calza a pennello per fotografare il 5-3 con il quale il Lecce ha battuto la Lazio, risultato che permette ai salentini di tornare alla vittoria dopo oltre due mesi (il successo mancava dal 27 febbraio: Lecce-Messina 1-0) e di ipotecare la salvezza a quattro giornate dalla fine del campionato di serie A, visto che i punti di vantaggio sulla terz'ultima diventano sei (i giallorossi affronteranno, nelle restanti partite, la Sampdoria in trasferta, il Milan in casa, la Reggina fuori e il Parma al Via del Mare). La squadra di Zeman, insomma, si riappropria della posizione (di tranquillità) mantenuta nella maggior parte del torneo e lo fa alla sua maniera: in un confronto caratterizzato da otto gol, due triplette (Vucinic e Rocchi) e altrettante espulsioni (Cesar e Dalla Bona, che ha segnato un calcio di rigore; di Diamoutene l'altra rete), il Lecce va in vantaggio (1-0), si fa riprendere (1-1), torna avanti (2-1), riesce nell'impresa di farsi riagguantare (2-2) e sorpassare (2-3) quando è in superiorità numerica, per poi, una volta ripristinata la parità di uomini in campo (dieci contro dieci), dare l'accelerata che permette di fissare il punteggio sul 5-3. Girandola di emozioni, dunque. Ma anche una caterva di errori, con Oscar Lopez e Diamoutene principali protagonisti in negativo, anche se il difensore leccese ha almeno il merito di essersi parzialmente riscattato con il colpo di testa del che è valso il 3-3.
Col ritorno di Ledesma (reduce da un infortunio) e di Stovini e Diamoutene (entrambi al rientro dalla squalifica), Zeman può finalmente riavere difesa e centrocampo di inizio stagione, che tante soddisfazioni ha dato ai salentini: dunque, la retroguardia è composta da Cassetti, Diamoutene, Stovini e Rullo, la linea mediana da Giacomazzi, Ledesma e Dalla Bona. In attacco, dove perdurano le assenze di Bjelanovic e Babù e dove manca Pinardi (fermato dal giudice sportivo) c'è il tridente inedito formato da Valdes (anch'egli di nuovo abile), Vucinic (che c'è, nonostante una distorsione alla caviglia ne avesse messo in dubbio la presenza) ed Eremenko, promosso (in un ruolo diverso) dopo la buona prova di Livorno. Resta fuori Konan.
Sull'altro fronte, Papadopulo deve rinunciare a ben cinque giocatori: gli squalificati Emanulele Filippini, Dabo, Siviglia e Oddo e l'infortunato Talamonti. Papadopulo allora decide si schierare in difesa Lopez, Couto, Lequi e Zauri (Seric va in panchina), a centrocampo Antonio Filippini, Giannichedda, Liverani e Cesar e la coppia veloce Pandev-Rocchi in avanti (con la rinuncia a Bazzani).
Il Lecce parte senza condizionamenti, che la classifica potrebbe causare. Sa che la posta in palio è alta, ma decide di attaccare senza timori. Già al 1' c'è un'iniziativa di Eremenko, che guadagna un angolo e poi lo batte per il tiro di Stovini parato da Peruzzi. Poi, al 5' Oscar Lopez (che soffre maledettamente i movimenti sincronizzati tra il finlandese e Vucinic) perde palla e concede spazio a Eremenko, che, entrato in area, viene steso dal difensore, impegnato in un vano recupero. Dal dischetto (6') trasforma Dalla Bona, al quinto gol personale.
La Lazio, quando si propone, riesce anche a essere pericolosa (al 10' il passaggio in profondità di Cesar per Rocchi è leggermente lungo; al 12' Pandev trova ancora Rocchi all'altezza dell'area piccola, ma Cassetti è bravo a impedire la finalizzazione; al 19' Liverani prova da lontano mandando oltre la traversa; al 23' Cesar calcia male una punizione dai 25 metri). Ma in fase difensiva è tutt'altro che irreprensibile. Quando i salentini partono in velocità, mettono in crisi il dispositivo avversario: accade ancora all'11', sempre con Eremenko (e sempre da sinistra), sul cui cross Couto e Peruzzi rimediano, e al 14', quando Vucinic pennella per un'incornata (scomposta, purtroppo) di Giacomazzi.
L'importanza di Ledesma è evidente. L'argentino detta i tempi, accelerando e rallentando la manovra. Peraltro, dai suoi piedi parte l'assist (29') per Valdes, che si inserisce centralmente, ma viene fermato con una spallata da Zauri. Guai, però, a ridurre i giri in modo eccessivo e a diventare passivi perché, viste le caratteristiche del Lecce, cedere il pallino diventa quasi inevitabile. Se poi a questo si aggiungono le omissioni individuali, le probabilità di subire si moltiplicano. Al 30' Antonio Filippini taglia da destra il campo con un rasoterra su cui Rocchi si avventa in solitario, dal momento che Diamoutene sbaglia il tempo dell'avanzamento. Dal tentato fuorigioco alla rete del pareggio il passo è breve: tocco sotto le gambe di Sicignano e decima rete in campionato (poi diventeranno dodici) per l'attaccante della Lazio.
Comincia un periodo di sofferenza per i giallorossi, perché i biancocelesti gestiscono meglio le fasce laterali e vanno vicini al raddoppio prima con Antonio Filippini (31'), poi (subito dopo un tiro-cross di Pandev al 34') con Couto (37'), che viene anticipato da Giacomazzi a due passi dal portiere. Per frenare le incursioni di Cesar, Cassetti è anche costretto al fallo da ammonizione (37'). Per fortuna del Lecce, però, i guai della Lazio sono infiniti, non solo perché s'infortuna Couto (al 44' entra Seric, che va a sinistra, mentre Zauri va a fare il centrale), ma soprattutto perché Lopez (che al 41' aveva costretto Vucinic a calciare in modo scoordinato da ottima posizione) ne combina un'altra, saltando a vuoto e facendosi scavalcare da un lancio di Cassetti. Vucinic, partito sul filo dell'offside, controlla col petto (qualcuno dirà aiutandosi col braccio) e disegna un diagonale di destro che fa secco Peruzzi: il gol del montenegrino vale il 2-1 proprio nell'ultimo minuto di recupero (47'). Macabra (e stigmatizzabile) l'esultanza: Vucinic mima il gesto dei tagliatori di gola.
A tagliare le gambe (si dice così) alla Lazio sembra provvedere Cesar, che in avvio di ripresa si fa espellere incredibilmente (parola di troppo all'arbitro) lasciando i compagni in inferiorità numerica. Diamoutene, però, deve provare compassione per la Lazio e la rimette in gioco: al 52' interviene con sufficienza in un contrasto in area consegnando la sfera a Rocchi che, in spazi strettissimi, si allarga e infilza Sicignano per il 2-2. Ma è ancor più clamoroso quel che accade dopo gli inserimenti di Manfredini per Pandev (57') e di Angelo per Eremenko (58'): approfittando del rimescolamento (Angelo in difesa, Cassetti a centrocampo) e della dormita del giocatore del Mali, Antonio Filippini taglia come il burro la retroguardia del Lecce, entra in area e serve l'accorrente Rocchi, che sigla la tripletta.
I salentini accusano il colpo. Zeman gioca (60') la carta Konan (esce Giacomazzi, l'ivoriano va a destra, Valdes a sinistra), mentre Papadopulo toglie (64') un esausto Rocchi e inserisce Muzzi. Il masochismo salentino, però, non è all'apice: l'estasi arriva al 67', allorché Dalla Bona (evidentemente innervositosi) scalcia da dietro Liverani meritandosi il cartellino rosso. Sembra la resa. La Lazio fa girare a vuoto gli avversari col possesso palla. Tra l'altro, quando c'è l'opportunità di pareggiare, Konan (70') si mangia un'occasione d'oro. Ma quando c'è di mezzo il Lecce può davvero capitare di tutto, anche che la causa di (quasi) tutti i… mali diventi l'uomo della riscossa. Su corner battuto da Valdes (71'), Diamoutene stacca imperioso e porta il risultato sul 3-3.
L'inerzia della gara passa dalla parte dei salentini, che riprendono coraggio e si affidano nell'ultimo quarto d'ora a uno scatenato Valdes, che Vucinic asseconda con la sua straordinaria classe. Il cileno diventa una spina nel fianco della Lazio, anche se la combinazione che porta al 4-3 si sviluppa centralmente: al 78' un doppio scambio Valdes-Vucinic porta il montenegrino a tu per tu con Peruzzi. Il destro è vincente e sarà addirittura magistrale su punizione all'82', in occasione del 5-3: barriera scavalcata e Peruzzi ipnotizzato. Per lui (quindici gol in campionato) standing ovation all'88' da parte del pubblico (invitato in massa allo stadio: curve a 3 euro), quando Zeman, per una volta visto agitato e in piedi per dare indicazioni ai giocatori, lo richiama (su richiesta dell'interessato) dando spazio a Marianini.
Applausi a scena aperta li meriterebbe, però, anche Valdes, che cerca l'acuto personale con insistenza (para Peruzzi all'87'). Citazione anche per Sicignano, che è straordinario all'89' su un destro di Muzzi: sul 5-4 e con 4' minuti di recupero assegnati sarebbe cominciata l'ennesima partita nella partita. E con il Lecce, lo abbiamo detto, non si sa mai dove si va a parare…
G. Flavio Campanella

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