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Bari, la cordata non c’è più  Emiliano: «Troppi debiti»

di ANTONELLO RAIMONDO
BARI - «Se i Matarrese non sono in grado di pagare gli stipendi rispettando la scadenza del 15 febbraio che almeno portino i libri in tribunale». Non si può certo dire che Michele Emiliano si limiti al «compitino» nella gestione del complesso ruolo di primo cittadino. Dopo le esternazioni abbastanza aggressive sul profilo di Facebook, il sindacocontinua a dare lezioni di chiarezza lasciando partire autentiche bordate all’indirizzo della famiglia Matarrese, impegnata a fronteggiare una crisi che potrebbe addirittura sfociare nel fallimento del club
• Ceduto Marotta allo Spezia
Bari, la cordata non c’è più  Emiliano: «Troppi debiti»
di ANTONELLO RAIMONDO

BARI  - «Se i Matarrese non sono in grado di pagare gli stipendi rispettando la scadenza del 15 febbraio che almeno portino i libri in tribunale». Non si può certo dire che Michele Emiliano si limiti al «compitino» nella gestione del complesso ruolo di primo cittadino. Dopo le esternazioni abbastanza aggressive sul profilo di Facebook, il sindaco (ieri sera ha consegnato le chiavi della città allo storico del Bari Gianni Antonucci) continua a dare lezioni di chiarezza lasciando partire autentiche bordate all’indirizzo della famiglia Matarrese, impegnata a fronteggiare una crisi che potrebbe addirittura sfociare nel fallimento del club.

Emiliano è sceso in campo con l’autorità di chi vuole almeno provare a sbrogliare la matassa più intrecciata: quella relativa alla situazione debitoria. «Gli imprenditori che ho messo insieme per cercare di creare un futuro al club biancorosso sono letteralmente spaventati perché ritengono rischiosa un’operazione del genere visto che diventa difficile quantificare i debiti del Bari. Per dar loro la forza di riprendere un certo tipo di discorso ci sarebbe come minimo da varare un’amministrazione controllata. Altrimenti credo che tutto sia destinato a restare com’è. Con tutto quello che ne potrebbe conseguire. A meno che la famiglia Matarrese non decida di voler proseguire provvedendo a una ricapitalizzazione. L’importante, però, è far presto».

La fretta, appunto. Ce l’hanno soprattutto i tifosi che, oltre a fare i conti con una squadra che non vuol saperne di decollare, si ritrovano con la spada di Damocle di una crisi senza precedenti. «Noi baresi dobbiamo trovare una soluzione per questa situazione di impasse - spiega Emiliano, che come suo solito non le manda certo a dire - evitando, come è successo in altre realtà importanti del territorio, che arrivi qualcuno da fuori a mettere le mani su un qualcosa che è nostro e che deve rimanere tale. Auspico che, in una fase come questa, emerga l’interesse collettivo e non quello individuale. Il mio ruolo? L’amministrazione comunale ha lo stesso ruolo del papà che attende la nascita del proprio figlio fuori dalla sala parto. La città attende con ansia sviluppi, è attenta agli avvenimenti. Il calcio, in fondo, appartiene a privati ma, fondamentalmente, rappresenta qualcosa con rilevante interesse pubblico».

E i Matarrese? Ancora e rigorosamente in silenzio. Ieri sera assenti nel giorno della festa dedicata ad Antonucci (a rappresentare la società c’era l’amministratore unico Claudio Garzelli). Il tam tam della sala consiliare era unanime: i Matarrrese non volevano incontrare il sindaco, col quale i rappporti sono al minimo storico. Nei prossimi giorni è prevista la firma della transazione tra il Bari e il Comune. Ma basterà quella di Garzelli. Facile, quindi, immaginare un altro forfait. Nella speranza che, prima o poi, i Matarrese chiariscano la loro posizione e, soprattutto, cosa intendono fare. Sarebbe il modo migliore per guardare al futuro nel segno del dialogo con la città.

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