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Bari, ascolta Kutuzov  «È stato un trauma  ma mi rimetto in pista»

di ANTONELLO RAIMONDO
BARI - Quando è arrivato era tutta un’altra storia il calcio da queste parti. C’era Conte. C’era un Bari che volava. E anche una società che non badava a spese. Vitalj Kutuzov ci mise pochissimo a dimostrare di che pasta è fatto. Un mese sotto il feroce sguardo di Giampiero Ventrone e poi furono faville in campo, fianco a fianco con Barreto. Per i tifosi lui era il «generale». Ne venne fuori anche una canzoncina. Poi il tempo ha cancellato tutto. Le vittorie, soprattutto
Bari, ascolta Kutuzov  «È stato un trauma  ma mi rimetto in pista»
di Antonello Raimondo

BARI - Quando è arrivato era tutta un’altra storia il calcio da queste parti. C’era Conte. C’era un Bari che volava. E anche una società che non badava a spese. Vitalj Kutuzov ci mise pochissimo a dimostrare di che pasta è fatto. Un mese sotto il feroce sguardo di Giampiero Ventrone e poi furono faville in campo, fianco a fianco con Barreto. Per i tifosi lui era il «generale. Ne venne fuori anche una canzoncina. Poi il tempo ha cancellato tutto. Le vittorie, soprattutto. E sbiadito i ricordi. Occhio, però. Se sta bene Vitalj è uno che può ancora fare la differenza. Basta guardarsi in giro e capire che uno come il «generale», in B, può giocare con... la sigaretta in bocca.

Ben ritrovato, Kutuzov. Come sta, innanzitutto?

«Non lo so, giuro che non saprei proprio cosa dire. Meglio di prima, questo sì. Ma ancora lontano dal top della condizione».

Quando pensa di poter essere a disposizione di Torrente?

«Non voglio illudermi e illudere nessuno. So che sto lavorando tantissimo. E che continuerò a farlo. Ormai ero fuori da un bel pezzo. Mi sento sulla strada giusta, però».

Con quali obiettivi si rituffa nella mischia?

«Quelli di un professionista che ha il dovere di comportarsi sempre come tale».

Quindi Kutuzov torna solo per onorare un contratto?

«Non amo dire stupidaggini. Per me è stato un trauma vivere questa situazione. Quando ho parlato con Torrente il mio stato d’animo era a terra. Gli ho detto che non mi sentivo di promettergli che domani mangio l’erba e sono disposto a rimetterci un braccio per un compagno. Era importante riassaporare certe sensazioni. Il campo, il gruppo, lo spogliatoio. Poi ti si riaccende la lampadina. Certo è che se mi guardo indietro mi viene da piangere a pensare alla squadra che avevamo...».

Si è mai chiesto il motivo del suo accantonamento?

«Non so cosa rispondere».

Cosa può essere cambiato da luglio a oggi?

«Ho parlato con Torrente, mi ha detto che la cosa è stata trattata (gestita, ndr) male e che lui non aveva nulla di personale con me. E ora eccoci qui».

Ha sofferto?

«Abbastanza. Per fortuna mi sono stati vicini amici e la famiglia. E il tempo è passato più in fretta».

Come si colloca nel Bari di Torrente?

«Non saprei. Guardare le partite sarebbe stata una tortura. Ho preferito evitare... Comunque parliamo di un gruppo giovane che ha più quantità che qualità».

Torrente utilizza molto il 4-3-3.

«No problem. Ho giocato con Zeman, quindi... Poi anche Ventura e Novellino, in alcuni momenti, hanno utilizzato questo sistema di gioco».

Con Castillo lei costituiva una coppia super nel Pisa. Ventuno gol per Nacho, con tanti assist firmati Kutuzov.

«Con lui mi trovo molto bene e lui mostra di apprezzare ciò che posso fare in campo. A volte mi dice che non vuole andare al campo senza di me. Questo mi fa piacere, mi sento importante. Io e lui ci sentiamo come nuovi arrivati anche se siamo a Bari da un bel pezzo. Strano ma è così».

Kutuzov, dica la verità: ha mai pensato di smettere?

«Non è stato un periodo facile ma non è nemmeno facile fare discorsi del genere. Perché hai fatto una vita di sacrifici pur di giocare a calcio e quindi prima di prendere una decisione così importante ci pensi non una, ma cinquanta volte. Ma certo i dubbi non erano legati all’infortunio, pur fastidioso. Ho sempre avuto la certezza di guarire».

Sul suo conto sono girate parecchie voci. Quanto l’hanno infastidita?

«Non moltissimo. Perché questa è gente che non vuole il male del Bari. E se parlano di me vuol dire che qualcosa ancora rappresento per questa città...».

Ha letto le confessioni di Gervasoni circa un possibile coinvolgimento di calciatori del Bari nello scandalo scommesse?

«Sì. Ma non ci voglio nemmeno pensare. Continuo a credere nei miei ex compagni».

E in più il fardello della crisi societaria.

«Mi spiace. Spero possa essere risolta. Bari era ed è una grande piazza».

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