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Lecce, Obodo prova  a pensare positivo

di MARCO SECLI'
LECCE - La situazione è difficile ma uscirne non è un’utopia. Christian Obodo fa intuire il ragionamento che Di Francesco e i giallorossi hanno fatto nel chiuso dello spogliatoio. «Ci abbiamo riflettuto su - rivela il centrocampista nigeriano - e ci siamo detti che l’ultima posizione che occupiamo in classifica in questo momento non può lasciarci tranquilli, ma che non è un verdetto definitivo. La zona salvezza non è lontana e il divario di punti può essere colmato. Questo deve essere il nostro unico obiettivo»
Lecce, Obodo prova  a pensare positivo
di Marco Seclì

LECCE - La situazione è difficile ma uscirne non è un’utopia. Christian Obodo fa intuire il ragionamento che Di Francesco e i giallorossi hanno fatto nel chiuso dello spogliatoio. «Ci abbiamo riflettuto su - rivela il centrocampista nigeriano - e ci siamo detti che l’ultima posizione che occupiamo in classifica in questo momento non può lasciarci tranquilli, ma che non è un verdetto definitivo. La zona salvezza non è lontana e il divario di punti può essere colmato. Questo deve essere il nostro unico obiettivo».

Obodo rafforza il concetto: «Possiamo recuperare, il campionato è ancora lungo e i conti si tirano a maggio». Anche perché è convinto che il Lecce abbia tutti i mezzi per farcela. «Non credo che questa sia una squadra da ultimo posto - sottolinea - tanto che, pur consapevole dall’inizio che avremmo dovuto lottare e non poco per raggiungere il nostro obiettivo, non mi sarei aspettato una situazione del genere. Non meritiamo l’ultimo posto, ma purtroppo i risultati finora ci hanno dato torto».

L’ex udinese individua anche le ragioni che hanno fatto precipitare le cose. «Ci siamo complicati la vita - spiega - soprattutto perché non riusciamo a vincere in casa». E sprona a invertire la tendenza: «L’unica maniera per uscire dalla crisi è lavorare col massimo impegno per conquistare i tre punti specie nel nostro stadio. Sbloccarsi al Via del Mare sarà per noi la svolta positiva».

Obodo, in pratica, ripete il credo di mister Di Francesco, difeso a spada tratta dal nigeriano in un momento che lo vede sul banco degli imputati. «Ognuno di noi deve metterci qualcosa in più per arrivare al risultato - sprona - perché non è colpa di un reparto in particolare - attacco, centrocampo o difesa che sia - se siamo in questa posizione. È mancata la giusta cattiveria, quella che ti spinge a superare le difficoltà e raggiungere l’obiettivo».

Ingiusto per Obodo prendersela con il tecnico. «Il mister lavora tutta la settimana, prepara le partite al meglio - rimarca - ma alla fine siamo noi giocatori a scendere in campo e siamo noi a doverci assumere la responsabilità se le cose non vanno bene».

Ora però la contestazione dei tifosi, delusi dal disastroso avvio di campionato, complica ulteriormente il quadro.

«Capisco i tifosi - premette Obodo - ma noi calciatori siamo i primi a essere dispiaciuti da come sta andando la stagione. Non è facile trovarsi in una situazione che nessuno crede di meritare. Però dobbiamo avere la forza di ripartire. Le possibilità di rimediare ci sono tutte».

Sabato sera, però, il Lecce si troverà di fronte il Napoli, avversario che non è certo l’ideale per rifarsi della sconfitta in casa col Catania. «Sarà una partita difficile, come tutte quelle della serie A - osserva Obodo - e tutto è possibile. L’importante è scendere in campo motivati e fare quello che il mister ci chiede. Servono mentalità giusta e voglia di dare il massimo, il risultato lo vedremo a fine partita».

Non vuole illudersi che il Napoli possa essere un po’ stanco a causa degli impegni ravvicinati tra campionato e Champions. «È una grande squadra, con tante alternative, inutile pensare di poter avere vantaggi dal fatto che martedì abbia giocato una partita tirata contro la Juve. Sono abituati a questo tipo di stress».

Obodo indica in Lavezzi il pericolo pubblico numero 1, ma non trascura gli altri «azzurri», tra cui l’ex compagno Inler, «che a centrocampo può fare la differenza».

Il Lecce sta provando un modulo diverso per arginare la squadra di Mazzarri.

«Come sempre l’allenatore prepara le contromisure più adeguate agli avversari, poi sta a noi metterle in pratica. Ma, al di là del modulo - avverte il centrocampista nigeriano - sabato non dovrà mancare la capacità di “leggere” la gara, di capire i momenti e, se non si può ottenere di più, di accontentarsi anche di un punto. Con il Catania non lo abbiamo fatto e alla fine siamo stati puniti».

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