Cerca

Bari, è il momento di accelerare

di ANTONELLO RAIMONDO
BARI - È il momento di «spingere», di pigiare il piede sull’acceleratore nella serie B di calcio. Ora o mai più. Il Bari ha la possibilità di dare un nuovo senso alla sua stagione. Dopo Torino e Samp è arrivata la sontuosa prestazione di Marassi, che racconta di un gruppo in crescita sotto tutti i punti di vista. Prima c’erano undici calciatori a caccia di identità mentre oggi, a ragion veduta, può essere esaltato il concetto di squadra
• Il Torino vince e resta in vetta
• I risultati e la classifica della serie B
Bari, è il momento di accelerare
di ANTONELLO RAIMONDO

BARI - È il momento di «spingere», di pigiare il piede sull’acceleratore. Ora o mai più. Il Bari ha la possibilità di dare un nuovo senso alla sua stagione. Dopo Torino e Samp è arrivata la sontuosa prestazione di Marassi, che racconta di un gruppo in crescita sotto tutti i punti di vista. Prima c’erano undici calciatori a caccia di identità mentre oggi, a ragion veduta, può essere esaltato il concetto di squadra. Più forza fisica, mentalità, organizzazione, sprazzi di bel gioco. Un mesetto fa parlare in questi termini sarebbe stata un’acrobazia dialettica. Oggi, no. Decisamente un’altra storia.

Occhio, però. È il momento di spingere proprio perché ora c’è da fare il definitivo salto di qualità. Ascoli lunedì sera, poi contro il Cittadella al «San Nicola». Ecco, queste due partite diranno moltissimo. Perché è vero che giocare contro la nobiltà del campionato aiuta ad accrescere l’autostima, ti dà la forza per non sentirti inferiore a nessuno, è la classica marcia in più che ti sorregge quando, magari, credi di non potercela fare. Come, in fondo, è successo al Bari alla vigilia della doppia sfida-brivido contro Torino e Sampdoria. Il campionato di B è tanto altro, però. Succede che giocare contro l’ultima della classe possa diventare più complicato che andare a casa della prima. Perché di fronte ti ritrovi quelli che bravi devono ancora diventarlo. Avversari con l’«osso» tra i denti, la bava alla bocca, il sacro furore negli occhi. Battaglie più che partite di calcio. Dove la tecnica ha un senso solo se incastonata in un contesto di corsa e sacrifici. Avversari «diversi», appunto. Che guardano al pallone avendo la sensazione possa essere quello della vita, quello che sulla carta può segnare il tuo campionato.

Ascoli e Cittadella diranno cos’è diventato o cosa sta per diventare questo Bari. Se, davvero, diventerà una cosa diversa rispetto ai primi, timidi mesi. Per svoltare, ovvio, servono i colpi grossi. Serve vincere, diventare cinici, sbagliare meno degli altri, alternare la forza del gioco al trionfo della praticità. Torino, Sampdoria e Genoa hanno detto che quello di oggi è un Bari diverso. Ma nessuno può essere certo che continuerà ad esserlo. Continuità, appunto. Una parola che compare spesso nel lessico degli allenatori vincenti. Non contano i lampi ma la capacità di andare a passo svelto in tutte le occasioni. Anche e soprattutto nelle giornate più complicate. Perché non sempre le gambe «girano» come si vorrebbe. Non sempre davanti c’è il campo per liberare cavalli e «idee». Spesso è una questione di centimetri e di attimi fatali. Saperli cogliere sarebbe la certificazione di una maturità conclamata.

Vincenzo Torrente ha ingoiato bocconi amari. Ma non ha mai smesso di credere nel suo progetto e nei suoi ragazzi. Sa di non allenare una corazzata ma crede ciecamente in quello che fa. Gli hanno rinfacciato di tutto, qualcuno ha anche provato a farlo passare per tonto. Mai una smorfia, però. Mai una polemica. La schiena sempre diritta. E la forza di chi può guardare chiunque negli occhi. Troppo onesto per confutare il concetto di un Bari «brutto e poco propositivo» e per aggrapparsi a quegli alibi che chiunque, al suo posto avrebbe gettato sul tavolo dialettico. Una squadra piena zeppa di scommesse, tanti ragazzi senza pedigree, un gruppo costruito tra mille impacci ma sempre in piena sintonia con Guido Angelozzi, anche lui bravissimo nel farsi scivolare addosso l’indifferenza di una città che ormai non ha più la forza di perdonare e aspettare e nel continuare a lavorare con passione e competenza.

Torrente, già. Lui ha aspettato, ha cercato di farsi capire, ha provato a spiegare il suo calcio. Ha spedito messaggi ai tifosi, ha inseguito il dialogo con i giornalisti, non s’è mai sentito lontano da una società che, in alcuni momenti, ha dovuto mettere il campo in seconda linea. Per «Vincè», l’eroe di Marassi, sarebbe un trionfo se il suo Bari diventasse finalmente «grande». Lui, statene certi, se lo godrebbe in silenzio. Con quell’espressione bonaria che gli colora il viso nelle vittorie e nelle sconfitte, non una ruga in più. E con quell’equilibrio che, finora, è stata un’autentica marcia in più. Per se stesso e per i calciatori.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400