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Semeraro: «Tasse a rate? Si altera la competitività»

Il presidente del Lecce: «Qui non si tratta di non aver pagato l'Irpef, ma di non averla versata. Se non verso l'Irpef ho delle agevolazioni finanziarie che mi consentono di rendere più competitiva la mia squadra e ciò va a danno di tutte le altre»
«Non sono favorevole al sentiero aperto dall'accordo tra la Lazio e il Fisco perché il comportamento avuto negli anni passati dalla società biancoceleste, e non mi riferisco alla gestione Lotito, ha creato effetti immediati sui campionati. Qui non si tratta di non aver pagato l'Irpef, ma di non averla versata. Se non verso l'Irpef ho delle agevolazioni finanziarie che mi consentono di rendere più competitiva la mia squadra e ciò va a danno di tutte le altre». Parole e musica di Rico Semeraro, il presidente del Lecce, intervenuto ai microfoni dell' agenzia radiofonica GRT. Il massimo dirigente giallorosso precisa: «E' chiaro che Lotito si è avvalso di una legge dello Stato che esisteva, ma nel calcio si deve essere chiari a monte. Bisogna che tutti sappiamo quali sono le regole da seguire e quali si possono seguire in maniera più elastica. Solo così possiamo partire tutti ad armi pari. Ne faccio una questione di competititività. E' una legge che vale anche per altre aziende, ma nel calcio gli effetti sono molto più immediati».
Semeraro si sofferma sulla crisi del mondo del pallone: «Credo che nessun presidente voglia rimanere in questo calcio. Ci sono sempre meno risorse ed è più difficile accaparrarsele. Questo non è un settore in cui si può fare business, perché non c'è ritorno. Dalle piazze in cui lavori, a volte, non hai nemmeno il riconoscimento degli sforzi che fai. È molto più facile, inoltre, operare in una piazza che non è tua, dove non abiti, non vivi e dove non esci in strada».
Il numero uno leccese dice la sua anche sulla questione arbitrale: «Innanzitutto bisogna far recuperare serenità ai direttori di gara, un obiettivo questo che si deve ottenere con qualunque strumento. Che sia tecnologico o di designazione non ha importanza. Gli arbitri devono sapere che la gente non li guarda con occhio maligno».
Il presidente salentino è entusiasta per il debutto di Marco Cassetti in nazionale: «Quella di ieri per noi è stata una giornata storica perché Lecce vive di questi momenti di gloria ed esaltazione. Cassetti ha fatto due campionati straordinari ed ero sicuro che il ct lo avrebbe convocato. Ha esordito con una prestazione molto importante, penso che sarà chiamato ancora». Semeraro, poi, confida: «Non ho mai pensato che Lippi trascurasse i nostri giocatori per gli attriti avuti in passato con Zeman. Non era possibile e lo avevo detto anche a Cassetti. Anzi, a Marco avevo detto di migliorare la fase difensiva perché lui è un grandissimo giocatore, nato però come centrocampista e poi trasformatosi in terzino».
Impossibile non parlare di Zeman: «Abbiamo sempre desiderato di sederci per parlare del futuro ad obiettivo raggiunto. Se avrà offerte migliori rispetto alla nostra le valuterà, ma il rapporto iniziato con lui non era finalizzato ad un solo anno, nonostante sia stato contrattualizzato in questi termini. Zeman dice di trovarsi bene con noi, perciò non vedo grandi turbative all'orizzonte. Certo se poi arrivasse una grande squadra...».
Semeraro assicura di non aver mai pensato all'eventualità di un divorzio dall'allenatore boemo: «Per me è Zeman l'allenatore del Lecce e spero lo sia anche il prossimo anno. Poi, se non troveremo un accordo per continuare questa importante storia di calcio, allora ci guarderemo intorno. Il Lecce è legato ad un progetto tecnico di crescita e valorizzazione dei giovani. L'allenatore ideale dopo Delio Rossi era Zeman e lo abbiamo preso. Qualora a giugno scegliesse un'altra strada, punterei su un tecnico con caratteristiche simili, portato a lavorare molto sul campo e aziendalista».
Il numero uno salentino non vuol credere a quanti sostengono che il Lecce sia scientemente penalizzato perché guidato da Zeman: «I numeri potrebbero farlo pensare perchè il nostro score tra rigori a favore e contro è spaventoso. Io, però, preferisco vederla in modo differente. Altrimenti sarebbe la fine del calcio».
Sull'interesse manifestato da parecchi club nei confronti dei vari Cassetti, Vucinic, Ledesma e Stovini, il massimo dirigente giallorosso si esprime così: «Le offerte arrivate non sono ancora tali da farmi riflettere. Il Lecce, però, è una piccola società e, se arriva l'offerta di una grande, al di là dell'entità della stessa, per noi è difficile trattenere un giocatore. Faccio un discorso anche di motivazioni che potrebbero venir meno da parte del calciatore».
Una battuta sul futuro del direttore sportivo, Pantaleo Corvino: «Ci sono società interessate a lui? Sono notizie che appaiono sui giornali, perché sta facendo molto bene. Quanto siano fondate francamente non lo so. Con lui non ne ho nemmeno parlato".
Infine una considerazione sull' alto rendimento delle squadre meridionali: «Possiamo parlare di una nuova epoca per il Sud. Ci sono società organizzate che lavorano bene e puntano sui giovani. Stanno dimostrando che anche dal centro in giù si può fare qualcosa di buono. Questo è l'effetto di una politica nuova».

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