Cerca

Martedì 26 Settembre 2017 | 11:21

Bari senz'anima il Verona vince e prende 3 punti

di ANTONELLO RAIMONDO
BARI - Fa bene, Torrente, a ripetere che il suo Bari ha ancora tanta strada davanti nella serie B di calcio. Il gioco, sì. La personalità, pure. Ma c'è dell'altro, evidentemente. Come, d'altronde, spiega con dovizia di particolari l'amara sconfitta di ieri contro un robusto ma non trascendentale Verona. La terza al «San Nicola», decisamente troppe per una squadra che sembra aver messo nel mirino la zona playoff. C'è dell'altro perché qui non parliamo di una partita di affanni e nemmeno di un avversario superiore. Piuttosto, di un'interpretazione discutibile
• I risultati e le classifiche
Bari senz'anima il Verona vince e prende 3 punti
BARI-VERONA 0-1 (0-0 nel primo tempo)

BARI (4-3-3): Lamanna 7; Ceppitelli 6 (34' st Masi sv), Borghese 6, Dos Santos 6, Sini 5.5; Bellomo 5.5 (14' st De Falco 5.5), Rivaldo 5.5, Scavone 6 (9' st Stoian 5.5); Defendi 6, Marotta 5, Caputo 5.5. In panchina: Koprivec, Kopunek, Rivas, Galano. Allenatore: Torrente.

VERONA (4-3-3): Rafael sv; Abbate 7, Mareco 6.5, Maietta 6.5, Pugliese 6.5; Russo 6, Tachtsidis 6, Galli (39' pt Jorginho 6); Gomez 6, Ferrari 5.5 (21' st Pichlmann 6), Halfredsson 6.5. In panchina: Nicolas, Doninelli, Ceccarelli, Scaglia, D’Alessandro. Allenatore: Mandorlini.

ARBITRO: Pinzani di Empoli.

RETE: 37' st Abbate.

NOTE: paganti 1.093, incasso di euro 15.200, abbonati 4.440, quota 28.000 euro. Ammoniti: Caputo, Rivaldo, Marotta, Sini, Tachtsidis. Angoli: 4-1 per il Verona. 

di ANTONELLO RAIMONDO

BARI - Fa bene, Torrente, a ripetere che il suo Bari ha ancora tanta strada davanti. Il gioco, sì. La personalità, pure. Ma c'è dell'altro, evidentemente. Come, d'altronde, spiega con dovizia di particolari l'amara sconfitta di ieri contro un robusto ma non trascendentale Verona. La terza al «San Nicola», decisamente troppe per una squadra che sembra aver messo nel mirino la zona playoff. C'è dell'altro perché qui non parliamo di una partita di affanni e nemmeno di un avversario superiore. Piuttosto, di un'interpretazione discutibile. Visto che il Bari continua ad accusare paurosi sbandamenti. A volte per eccesso di generosità. E altre per difetti gestionali. Le partite che non si possono vincere vanno congelate. Evitando di perderle come è successo. Senza dimenticare le tante assenze con le quali Torrente ha dovuto fare i conti, situazione che si è appesantita nel corso della partita con i tre infortuni.

Nel racconto della gara c'è un po' di tutto. La partenza del Bari è persuasiva. Per dieci minuti abbondanti si vede quello che i biancorossi ambiscono a diventare. E cioè una squadra corta, aggressiva, soprattutto propositiva. C'è la predisposizione al fraseggio e anche il possesso palla trae giovamento da una razionale occupazione degli spazi. Si muovono tutti provando a dettare la giocata, si «alzano» anche Ceppitelli e Sini non proprio esterni di razza.

L'uomo che scava le differenze è, però, Caputo. Parte da sinistra e fila come un «treno». Prima è un assolo (3'), destro a giro e pallone che sfila vicinissimo al palo alla sinistra di Rafael. Poi il più classico dei «dai e vai», con Scavone pronto a recapitargli un pallone che andrebbe spinto con violenza verso la porta veronese. E invece Caputo (6') sceglie la giocata di fino, sinistro che nelle sue intenzioni avrebbe dovuto favorire il «rimorchio» di Marotta, stoppato a due passi dalla linea. Applausi, comunque. Meritati.

Nel calcio, però, spesso succede che gli errori si paghino a caro prezzo. Non è un caso, insomma, che il Verona vada vicinissimo al gol del vantaggio. Prima una strepitosa opposizione d'istinto di Lamanna su un maldestro colpo di testa di Sini (punizione al veleno di Halfredsson), poi l'incredibile errore di Mareco che, di testa e a due passi dalla riga bianca, riesce incredibilmente a fallire l'appuntamento con il gol. Il pallone va a sbattere sul palo interno, tra l'incredulità generale.

Il pericolo scampato ha l'effetto di riequilibrare la partita. Bari e Verona si alternano al comando delle operazioni, il ritmo va e viene ma non mancano lampi sparsi di qua e di là. C'è spesso lo zampino di Scavone negli assalti biancorossi. L'ex Novara ha senso della posizione e innata predisposizione ad attaccare lo spazio. Rivaldo (19') lo vede nel cuore dell'area e lo imbecca: sinistro poderoso ma impreciso. Ancora Scavone (36'), stavolta nei panni di assist-man. L'assistenza per Caputo è sontuosa, peccato che Ciccio-gol scivoli proprio al momento della battuta a rete. C'è ancora gloria per Lamanna in mezzo ai tentativi baresi: Russo di testa su azione d'angolo e il portierino che Torrente ha voluto con sé ci mette provvidenzialmente una pezza (35').

Ripresa praticamente a senso unico. Sono infatti scaligere le palle-gol più nitide. Prima Russo, che spaventa Lamanna (5'), poi Gomez lesto ad involarsi verso la porta barese con la complicità di un Rivaldo che, con il passare dei minuti, sembra fuori dal gioco prim'ancora che impreciso.

La squadra di Torrente va avanti a fiammate. C'è la ricerca del fraseggio ma quasi mai la manovra dà la sensazione di seguire un filo logico. In mezzo al campo il Verona ha più sostanza. Halfredsson, un lungagnone dalle movenze sgraziate, fa la differenza. Su e giù, con le buone e affondando le bullonate. Fino al guizzo firmato Abbate (37'), difesa del Bari ferma e tocco facile facile dopo che Lamanna era stato provvidenziale a tu per tu con Frello.

Doccia gelata, il Bari non ha forza e tempo per ripartire. Qualche mischia, un paio di tentativi dalla distanza. Poi il sipario. Grosseto è già un ricordo, facile che l'aria torni a farsi frizzantina dalle parti del «San Nicola». A pochi giorni da un altro incrocio pericoloso. Domenica sera si va a casa del Torino. Con un padrone di casa d'eccezione, Giampiero Ventura. Mica una notte qualsiasi.



Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione