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Bari, la carica di Marotta «Sicuro, faremo più gol»

di ANTONELLO RAIMONDO
BARI - Se non fosse napoletano e, quindi, se non conoscesse l’arte dell’ironia... bè questo avvio di stagione con pochi slanci Alessandro Marotta l’avrebbe preso con un pizzico di filosofia in meno. Invece no. Tra sorrisi, battute e qualche... fisologica ma simpatica parolaccia il ragazzo nato nei quartieri spagnoli tiene la scena con il piglio del veterano. C’è l’energia dei suoi 25 anni in quello che dice ma anche quella saggezza che accompagna sempre chi alle spalle ha un bel po’ di gavetta. Lunedì il posticipo Bari-Verona
Bari, la carica di Marotta «Sicuro, faremo più gol»
di ANTONELLO RAIMONDO

BARI  - Se non fosse napoletano e, quindi, se non conoscesse l’arte dell’ironia... bè questo avvio di stagione con pochi slanci Alessandro Marotta l’avrebbe preso con un pizzico di filosofia in meno. Invece no. Tra sorrisi, battute e qualche... fisologica ma simpatica parolaccia il ragazzo nato nei quartieri spagnoli tiene la scena con il piglio del veterano. C’è l’energia dei suoi 25 anni in quello che dice ma anche quella saggezza che accompagna sempre chi alle spalle ha un bel po’ di gavetta.

A Marotta nessuno ha regalato mai qualcosa. Se oggi è qui lo deve soprattutto a se stesso, a quella «fame» che finora gli ha consentito di fare gol in tutte le categorie, all’umiltà che mette dal primo all’ultimo allenamento. Perché chi ha creduto nel calciatore prima è stato colpito da quell’anima da combattente di razza. È stato Daniele Faggiano a colorare il suo futuro di biancorosso. Quando Marotta era ancora un signor nessuno e lui il responsabile degli osservatori del Bari, scelto e «promosso» da Giorgio Perinetti. Il resto l’ha fatto Torrente in quel di Gubbio. Nella «polvere» della Seconda divisione. Dove chi non ha «fame» il campo non lo vede nemmeno col binocolo.

Buongiorno Marotta, ripartiamo da Grosseto. S’è visto qualcosa di diverso.

«Abbiamo giocato una grande partita. Io, invece, no. Non sono entrato in partita, non mi è mai riuscito di far salire la squadra. La classica giornata storta, credo possa capitare. Ma fa niente, importante è la crescita del gruppo».

In cosa avete cambiato?

«In altre occasioni la squadra era spezzata in due tronconi. Stavolta, invece, siamo rimasti sempre compatti. Una squadra che attacca e difende tutti insieme. Non è un caso che abbiamo creato di più. Sono felice di questo, evidentemente. Tutti gli attaccanti lo sono quando la squadra riesce a creare tante situazioni offensive. Così si vincono le partite. In occasione del gol di Caputo eravamo in tre in area».

Tre gol un bottino senza infamia e senza lode. Si aspettava di più?

«Non pensavo di segnarne così pochi ma nemmeno di essere il capocannoniere della squadra. Credo che ci sia un problema più generale. L’attacco non sta facendo faville, in tredici partite abbiamo fatto poco ed è necessario farci un esame di coscienza. Io per primo. Con me stesso sono molto severo e so che non sto dando quello che posso. Non mi era mai capitato di segnare così poco a questo punto della stagione».

In questo momento sarebbe meglio fare il difensore?

«No. Io amo il mio ruolo, amo quello che faccio. Anche se ci sono grandi pressioni per chi gioca di punta. Se si segna è perché la squadra ti supporta, se invece fai fatica la colpa è solo tua. Però, ripeto, non cerco alibi. Marotta ha segnato solo 3 gol e il Bari 11. Evidentemente c’è un problema nella fase offensiva. Nello spogliatoio c’è grande serenità. Stiamo dando il massimo, questo è fuori discussione. Ma non stiamo facendo bene. Forse ci manca anche un pizzico di cinismo. Perché in alcune partite di occasioni ce ne sono state ma non le abbiamo sfruttate. Proprio come nel secondo tempo a Grosseto».

Le manca il gol in casa?

«Tantissimo. Amo fare gol ed esultare come un matto davanti al mio pubblico. Ho una voglia matta di essere amato dai baresi. Ma mi rendo conto che senza i gol è dura».

Tra i tifosi e la squadra non c’è moltissimo feeling.

«Dispiace. Come mi è spiaciuto sentire gli olè dei tifosi sul possesso palla del Pescara. So, però, che Bari è una città passionale. Sono cose figlie di una retrocessione amara. Noi, però, non c’entriamo con l’anno scorso. Ecco perché spero che tutti insieme ci si possa ritrovare sulla stessa lunghezza d’onda».

E il Verona?

«Dovete chiedere a Torrente. Io so solo che lì gioca un mio ex compagno a Gubbio, Gomez. Ho sempre pensato fosse un ottimo giocatore. Ma qui a Bari deve starsene tranquillo...».

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