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Crac del Gallipoli  inibiti D’Odorico  e il senatore Barba

GALLIPOLI - «Inibizione» per i due ultimi presidenti del Gallipoli Calcio: Daniele D’Odorico per un quinquennio e Vincenzo Barba per 3 anni. Tali sono le sanzioni comminate dalla Commissione disciplinare nazionale delle leghe calcio professionistiche, che a D’Odorico ha aggiunto «la preclusione alla permanenza in qualsiasi rango o categoria della Federazione italiana giuoco calcio»
Crac del Gallipoli  inibiti D’Odorico  e il senatore Barba
GALLIPOLI - «Inibizione» per i due ultimi presidenti del Gallipoli Calcio: Daniele D’Odorico per un quinquennio e Vincenzo Barba per 3 anni. Tali sono le sanzioni comminate dalla Commissione disciplinare nazionale delle leghe calcio professionistiche, che a D’Odorico ha aggiunto «la preclusione alla permanenza in qualsiasi rango o categoria della Federazione italiana giuoco calcio».

Dopo il fallimento della società, sentenziato il 26 luglio 2010, chi segue le vicende calcistiche s’aspettava una censura forte della Figc, ma probabilmente non il coinvolgimento dell’onorevole Barba.

Invece, la dura accusa della procura federale, sostenuta da Donatella Rossano, ha contestato ad ambedue le medesime violazioni, tanto al Codice della giustizia sportiva, quanto alle norme organizzative interne federali, partendo proprio dalla sentenza di fallimento. La Commissione, presieduta da Sergio Artico e composta da Amedeo Citarella, Luca Giraldi, Gianfranco Tobia e Antonio Frittella, con l’assistenza del rappresentante dell’associazione arbitri Gianfranco Menegali e del segretario Claudio Cresta, ha aderito totalmente alle richieste della Procura, e giovedì scorso ha adottato la decisione, ora pubblicata sul sito della Figc.

La Commissione ha valutato che «il comportamento del Barba va sicuramente censurato avendo portato la società, nel periodo in cui era proprietario e presidente, in una situazione di indubbia grave sofferenza economico-finanziaria ed avendo contribuito all’ulteriore dissesto con la rideterminazione del contratto di sponsorizzazione sottoscritto con società di sua proprietà. Ancor più grave la posizione del D’Odorico, capace in pochi mesi, dopo aver acquisito la proprietà e la presidenza, di portare la società al fallimento omettendo di pagare stipendi e contributi, facendo lievitare il passivo societario a livelli insopportabili, omettendo di provvedere alla ricapitalizzazione della società stessa».

La Commissione cita inoltre il suo rinvio a giudizio per contestargli l’aggravante di raggiri ai danni dei congiunti Barba (il deputato, titolare del 95 per cento delle quote, e il nipote Antonio titolare del 5 per cento, per nulla implicato nella vicenda), cui non ha versato neppure uno dei 3.115.520 euro pattuiti per l’acquisto della società.

Per questo, l’onorevole Barba non potrà presiedere e rappresentare squadre di calcio per un triennio; D’Odorico non potrà farlo per un lustro, durante il quale gli sono interdetti anche incarichi federali in tutte le categorie della Figc. Stralciata la posizione di Christoph Concina (socio con l’1 per cento di D’Odorico) per difetto di notifica.

Questa la situazione dopo la sentenza romana; contro la quale, è opportuno ricordare, gli interessati (che non hanno partecipato alla riunione della Commissione né presentato memorie difensive) possono ricorrere al poi inappellabile giudizio della Corte di giustizia federale.

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