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Bari, basta alibi devi solo correre

di FABRIZIO NITTI
GROSSETO - Alla ricerca del Bari perduto. Torrente vara l’operazione «ritorno al passato». La sconfitta rimediata venersì scorso contro il Pescara, è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. La trasferta di questo pomeriggio sul campo di un Grosseto particolarmente pericoloso davanti al proprio pubblico (14 punti su 17 totali), segna per certi versi una nuova inversione di marcia nel tentativo di «appiccicare» alla squadra una più consona fisionomia nella serie B di calcio
Bari, basta alibi devi solo correre
di Fabrizio Nitti 

GROSSETO - Alla ricerca del Bari perduto. Torrente vara l’operazione «ritorno al passato». La sconfitta rimediata venersì scorso contro il Pescara, è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. La trasferta di questo pomeriggio sul campo di un Grosseto particolarmente pericoloso davanti al proprio pubblico (14 punti su 17 totali), segna per certi versi una nuova inversione di marcia nel tentativo di «appiccicare» alla squadra una più consona fisionomia. Sulla scia, insomma, di quel progetto sul quale il tecnico ha lavorato fino alla fine di agosto, prima cioé che il mercato costringesse a ripensare il modo originario di interpretare il calcio. Grosseto, dunque, un nuovo punto di ripartenza per un Bari che, nonostante la mazzata inflitta dal Pescara, si ritrova a un punto dalla zona playoff. Le indicazioni dell’allenatore campano sono chiare e lucide.

«Meglio che si rigiochi subito - dice Torrente - ed è meglio dimenticare ciò che è successo venerdì. Dobbiamo cancellare la notte col Pescara e guardare avanti. Pensiamo al Grosseto. In questi due giorni ho visto i ragazzi allenarsi bene, mi aspetto risposte positive. Soprattutto sotto l’aspetto della personalità. Al di là della bravura degli abruzzesi, ci abbiamo messo molto del nostro».

Torrente analizza in profondità i problemi: «Ho cercato di mettere nei propri ruoli i giocatori arrivati a fine mercato, cercando di recuperarli, soprattutto fisicamente. Penso che sia stato un passo intelligente. Ma per una serie di circostanze, fisiche o legate a infortuni, non ci sono stati miglioramenti. Ora, non avendo a disposizione Bogliacino perché infortunato e visto che la squadra col Pescara non ha mostrato quello spirito di sacrificio che sarebbe servito, non intendo più concedere uomini agli avversari. Giocando con il vertice rovesciato, cioé col 4-2-3-1, speravo di riuscire a creare qualche occasione in più davanti, ma non è avvenuto. Adesso devo valutare essenzialmente chi sta bene e magari tornare al modulo di inizio stagione. La mia idea è quella di recuperare il modulo iniziale».

C’è anche il concetto di personalità ad agitare le notti del mister di Cetara: «Lo avevo detto alla vigilia, l’esperienza di Donati e Garofalo Agostino ci sarebbe tornata utile venerdì scorso. Ma è anche vero che hanno giocato altri di personalità: Kopunek è un nazionale, De Falco ha fatto tante partite in B. Ma alle prime difficoltà... La reazione c’è stata nella ripresa, poi preso il secondo gol...».

Dall’altra parte un Grosseto che ha subito la scossa del cambio in panchina. via Ugolotti, c’è Giannini: «Il cambio di tecnico può variare i connotati della partita. Giannini di solito utilizza il 3-5-2, ma credo abbia avuto poco tempo per lavorare. È chiaro che la squadra sarà mossa da motivazioni nuove, diverse. Ma noi veniamo da due sconfitte, dobbiamo riprendere il percorso».

Ma è bene guardare in casa propria: «Io resto il responsabile di ciò che accade - continua il tecnico -, non riesco forse a far rendere al massimo giocatori che hanno qualità e dimostrato in altre piazze il loro valore. Ai ragazzi ho chiesto di poterli aiutare. Devono farsi loro delle domande e darsi delle risposte, io sono qui per aiutarli. Non scarico su nessuno le responsabilità. E non mi sono incartato nelle scelte: è giusto che il tecnico faccia tutti i tentativi per recuperare giocatori che dovrebbero far compiere il salto di qualità».

La sensazione, confermata da Torrente, è che in questo momento serva un Bari più operaio: «Ma mettiamolo fra virgolette. Che abbia fame, voglia, faccia ciò che chiedo, che non sono certo cose strane. Ci vogliono corsa, volontà applicazione, determinazione. E la partecipazione di tutti alle due fasi. Spirito di sacrificio, concetto che vale dappertutto, anche al Barcellona. Se non c’è, devo rintracciarlo in altra gente. All’inizio l’ho riscontrato di più. Quando dico che questo Bari non è la mia squadra, mi riferisco al carattere, alla determinazione. Ovviamente, mi piacerebbe vederli giocare un po’ meglio. Ma innanzitutto non si deve mollare mai, quello che chiedono tutti i tifosi, in fondo».

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