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Martedì 26 Settembre 2017 | 16:45

Taranto, i tre punti proprio alla fine

di LORENZO D'ALO'
TARANTO - Doppio tiro mancino. Quello felpato di Chiaretti vale un tocco al volo e propizia l’aggancio (1-1). Quello saettante di Rantier partorisce una conclusione imprendibile e frutta il sorpasso (2-1). Il Taranto ringrazia e incassa una vittoria pesantissima. Perché spezza il periodo ibrido e ferma qualche giudizio oscillante. Per esempio: quella rossoblù resta una buona squadra, a momenti anche ottima. Questi momenti contro il Monza vanno e vengono. E quando vengono, non sono mai abbastanza prolungati
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Taranto, i tre punti proprio alla fine
TARANTO - PAVIA 2-1 

TARANTO: Bremec 6; Sosa 6,5; Di Bari 6 (10’ st Colombini 6); Prosperi 6; Garufo 6; Giorgino 6; Sciaudone 6,5; Rizzi 6,5 (1’ st Antonazzo 6); Chiaretti 7; Guazzo 5,5 (27’ st Girardi sv); Rantier 6,5. A disp.: Faraon, Cutrupi, Di Deo, Russo. All.: Dionigi.

MONZA: Castelli 6; Uggè 6; Cattaneo 6; Cusaro 5,5; Fiuzzi 6; Campinoti 6; Romano 6,5; Palumbo 6 (41’ st Valagussa sv); Nappello 5,5 (18’ st Torregrosso 5,5); Colacone 5,5; Da Matta 5 (31’ st Velardi sv). A disp.: Marcandalli, Anghileri, Ferrario, Chemali. All.: Motto.

ARBITRO: Ripa di Nocera Inferiore.

RETI: pt 35” Cusaro, 34’ Chiaretti; st 44’ Rantier.

NOTE: angoli 9-3 per il Taranto. Ammoniti: Sosa e Chiaretti del Taranto; Cusaro, Fiuzzi e Nappello del Monza. Spettatori paganti 3.467 (abbonati 949) per un incasso complessivo di 42.369,00 euro. Recupero: 1’ pt, 4’ st.


di Lorenzo D’Alò

TARANTO - Doppio tiro mancino. Quello felpato di Chiaretti vale un tocco al volo e propizia l’aggancio (1-1). Quello saettante di Rantier partorisce una conclusione imprendibile e frutta il sorpasso (2-1). Il Taranto ringrazia e incassa una vittoria pesantissima. Perché spezza il periodo ibrido e ferma qualche giudizio oscillante. Per esempio: quella rossoblù resta una buona squadra, a momenti anche ottima. Questi momenti contro il Monza vanno e vengono. E quando vengono, non sono mai abbastanza prolungati. Ma ci sono e bisogna segnalarli, essendo la prova di un Taranto che ci crede. E non molla mai. Un’altra squadra, sotto di un gol dopo appena 34 secondi, si sarebbe persa, disunita, demotivata. Il Taranto, invece, parte all’inseguimento di se stesso. Non ha solo un gol da rimontare. Ci sono una fisionomia e una spinta da ritrovare. Ci sono un contesto e un’armonia da ricreare. Non è facile. Ma il Taranto, attraversando varie fasi e sopportando qualche passaggio a vuoto, ce la fa a ricomporre il mosaico della propria identità. Rientra in sé. Magari non completamente, quanto basta, però, per piegare la resistenza del Monza e venire a capo di una partita psicologicamente e tatticamente complessa.

Qualcosa di Dionigi, restituito alla panchina dopo due turni di squalifica, incide: è subito chiaro. Lo si capisce da come si muove la squadra. Da come si agita, da come reagisce, da come rimbalza. Il tecnico rossoblù ha ormai in mano anche le fragilità dei suoi uomini, anche i lati oscuri a tutti, tranne che a lui. Ma per far rinsavire il Taranto è decisivo un altro ritorno. La partita, infatti, conferma l’imprescindibilità tecnica di Chiaretti. Il suo rientro è un balsamo per le sicurezze del gruppo, un lenitivo per le distorsioni del gioco. Il brasiliano è unico perché sa fare molto: osare il dribbling, puntare l’avversario, esaltarsi in velocità, calciare a rete. Ma non è solo efficaci estetismi. E anche fatica, carattere, sacrificio, resistenza.

Dionigi va sulla continuità, cambiando quasi niente. Gioca la stessa formazione di Vercelli con una sola, scontatissima, eccezione: Chiaretti. La partita non ha un inizio. Perché il Monza, in meno di un minuto, trova il gol del vantaggio, capitalizzando un corner: è di Cusaro la deviazione vincente in mezzo all’area. Un tiro sporco sul quale nulla può fare Bremec. Il Taranto non si spaventa. Ma un po’ dubita. Chiaretti si sposta immediatamente dietro le punte, aggiornando il modulo (3-4-1-2). Il Monza è 5-2-3 quando si difende. E 3-4-3 quando riesce a distendersi. Ma non sembra una questione di moduli. È l’attività pressoria dei brianzoli ad impedire al Taranto di prendere campo. A soffocarne gli estri, a spegnerne gli impulsi. Il Monza chiude e manovra, rintuzza e riparte. La squadra di Dionigi non produce flussi di gioco. Trova qualche sbocco. Indovina qualche accelerazione. Sciaudone segna un gol inutile (6’). Chiaretti indirizza oltre la traversa (7’). Rantier segna un gol in fuorigioco (33’). Tentativi che sono il riassunto della pericolosità del Taranto prima dell’azione del pareggio. È Rizzi a proporsi sulla fascia sinistra, a raggiungere il fondo e a pennellare un delicato cross per l’accorrente Chiaretti che chiude al volo sul primo palo, impallinando Castelli (34’). Dionigi corre ad abbracciarlo.

La ripresa dovrebbe aprirsi alle ritrovate voglie del Taranto. Ma si trasforma in una lunga attesa. Entra Antonazzo (fuori l’infortunato Rizzi). Garufo emigra a sinistra. La squadra rossoblù torna a perdere aderenza con la partita, accentuando le attitudini manovriere del Monza. Si fa male Di Bari (entra Colombini). È un cambio forzato che il Taranto potrebbe pagare. Non accadrà. Perché, dopo un colpo di testa impreciso di Girardi, subentrato a Guazzo, e un sinistro centrale di Chiaretti, il Taranto coglie l’ormai insperata vittoria. Fallo laterale di Antonazzo, spizzata di testa di Girardi, intervento maldestro di Cusaro e pallone che arriva a Rantier fuori area: stop e tiro sotto la traversa. Monza abbattuto (44’). Rantier, che nella ripresa sembrava uscito mentalmente dalla partita, si prende la scena finale, tramutando gli stenti in meriti e la fatica in gloria. Giusto così.

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