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Un «tandem» per la Lega calcio

Da oggi al timone del calcio italiano sia Adriano Galliani, riconfermato presidente, e Maurizio Zamparini, rappresentante delle società medio-piccole
MILANO - Chissà se si tratta della nascita di un calcio nuovo, come si augurano gli artefici di questa "rivoluzione" capeggiata dal patron della Fiorentina, Diego Della Valle. Sicuramente la novità è importante: da oggi al timone del calcio italiano non c'è più un uomo solo, ma ci sono due soci al 50%.
C'è Adriano Galliani, riconfermato presidente dopo una tormentata vicenda durata sei mesi. E c'è Maurizio Zamparini, rappresentante delle società medio-piccole. I due dirigenti dovranno spartirsi compiti e poteri «assolutamente identici».
L'accordo per la governance è quindi stato fatto, in extremis, appena in tempo prima di quel 31 marzo perentoriamente indicato dalla Federazione, ma i problemi sono tutti lì, accantonati in nome della governabilità.
La giornata era cominciata con la solita altalena di voci. Pessima la prima: l'accordo che ieri sembrava a portata di mano, stamattina era tornato ad allontanarsi. Ma infine è arrivato. Però - hanno spiegato i protagonisti - è un punto di partenza non certo la conclusione.
«Quelli di Zamparini sono compiti e poteri assolutamente identici ai miei» ha spiegato Adriano Galliani. «E adesso mi sembra che si possa brindare a un accordo che era l'unica soluzione - ha aggiunto - perchè il calcio non si può gestire con una maggioranza contro una minoranza e perchè questa unità farà bene alla Lega e ci rafforza con i vari interlocutori». «Ora - ha concluso Galliani - convivrò con Maurizio Zamparini e cominceremo insieme a lavorare. Questo comunque è un giorno lieto perchè spero sia finita la conflittualità, ma i problemi ci sono ancora tutti, il calcio perde molti soldi. La differenza è che adesso abbiamo più possibilità di risolverli, questi problemi».
In questa vicenda, per arrivare a una conclusione positiva, tutte e tre le anime del calcio professionistico «hanno fatto a fidarsi», cioè in pratica contano ognuna di ottenere i risultati che si erano prefissi accantonando momentaneamente i problemi per i risolverli poi domattina insieme. Si è fidato Zamparini, che ha ottenuto a nome del suo gruppo mezzo timone, anche se la nuova carica non esiste di fatto ancora nello statuto e quindi dovrà essere ratificata nei tempi tecnici necessari, e si sono fidati i presidenti della Serie B che contano sul «impegno assoluto a fare tutto il possibile e anche l'impossibile per soddisfare le loro legittime aspettative». Impegno solennemente assunto sia da Galliani sia da Zamparini, con il quale sperano, anche se non c'è nero su bianco, di mantenere intatte le risorse derivanti dalla mutualità.
E che questo sia il vero terreno dello scontro lo ha ammesso anche Galliani: «Stamattina sembrava tutto saltato perchè avevamo difformità di vedute sulla mutualità in serie A, un problema che abbiamo deciso di posporre a dopo la governance ritenendo che sarebbe stato più facile risolvere con il nuovo governo appena eletto piuttosto che con il vecchio in prorogatio».
Il muro contro muro, terminato con una soluzione in fondo simile a quella adottata per la Federcalcio, era cominciato sei mesi fa quando Galliani aveva espresso l'intenzione di ricandidarsi alla presidenza e l'amico Diego Della Valle gli aveva chiesto invece «di fare un passo indietro per il bene del calcio». Le due fazioni si sono quindi aggiunte alla serie B sempre più preoccupata per l'avvicinarsi dello scadere, il 30 giugno, prossimo dell'accordo sulla mutualità.
Un tutti contro tutti che ha visto fasi acute alternate a tentativi di dialogo. L'assemblea elettiva rinviata dal 18 ottobre al 5 novembre su richiesta del clan Della Valle non era servita e i tre scrutini avevano sancito una perfetta parità tra i sostenitori di Galliani e gli altri, quelli che volevano che gli interessi economici del calcio fossero affidati ad un manager esterno peraltro mai identificato in una persona precisa. E l'anti Galliani non si era palesato neanche il 29 novembre quando il quarto scrutinio aveva sanzionato lo stallo.
Infine nelle ultime settimane un riavvicinamento che è cominciato con la ripresa delle cene tra Galliani e Della Valle che, racconta il presidente della Lega, «non erano cospirazioni ma solo il ricucire del nostro rapporto personale che adesso è tornato ottimale. E questo ha molto aiutato, Diego si è molto speso per questa soluzione».
Mauro Cortesi

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