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Martedì 26 Settembre 2017 | 05:55

Gattuso: «Venite a vedere le analisi del sangue»

Il centrocampista del Milan: «Stasera vengono a farmele. Il mio doping è il peperoncino e un gran culo. Nella sala antidoping dell'Olimpico c'era una gran confusione e le siringhe sigillate buttate da una parte. Non siamo animali». Indignato il responsabile della Commissione Antidoping della Federcalcio
FIRENZE - «Stasera mi vengono a fare le analisi del sangue: potete venire a vederle tutti. Ne do anche dieci litri. Non ho nulla da nascondere, il mio doping è il peperoncino e un gran culo durante la settimana...»: così Rino Gattuso ha replicato alla notizia del suo mancato assenso al prelievo di sangue all'antidoping prima di Roma-Milan. Gattuso si è presentato nella sala conferenze del centro tecnico di Coverciano per quella che era annunciata come una breve dichiarazione senza domande e risposte, ma che si è poi trasformata in un rapido e intenso sfogo sulla vicenda dell'antidoping di roma-Milan. «Non è vero che mi sono rifiutato di sottopormi all'antidoping - ha detto Gattuso - sono uscito dall'Olimpico a mezzanotte e un quarto, quando sono entrato nella saletta mi hanno chiesto se volevo fare le analisi del sangue. Sono obbligatorie? ho chiesto. La risposta è stata no, e allora ho fatto 100 cc di urina. Sono state scritte tante cose imprecise. Non mi risulta che sia la prima volta che un giocatore non dà il suo assenso al prelievo del sangue».
No all'antidoping ma solo se fatto così: il centrocampista va al contrattacco dopo la notte dell'Olimpico: «Quando sono entrato nella sala antidoping dell'Olimpico - ha detto il centrocampista del Milan - erano le 23.30, avevo tutto lo stress della partita, c'erano dieci persone e una gran confusione, e le siringhe sigillate buttate da una parte. Non siamo animali, né io, né i miei colleghi». «Possono venire anche a casa a farmi le analisi del sangue - ha aggiunto Gattuso - ma se non ci sono regolamenti chiari non si può andare avanti. Io ho firmato il consenso a queste iniziative, ma ogni volta se ne inventano una nuova: prima il controllo c'è, poi non c'è, poi ritorna».

«Le dichiarazioni di Gattuso? Non entro nel merito: dico solo che mi sento mortificato e indignato per quello che ha detto Gattuso», è questa la dura risposta del dott. Pino Capua, responsabile della Commissione Antidoping della Federcalcio, intervenuto a Radio Radio in relazione alle dichiarazioni di Gattuso in merito ai fatti di domenica sera all'Olimpico. «Lui sa bene che tutta la procedura è concordata, non è vero che le siringhe sono buttate là... meno male che ha detto che erano sigillate. Gattuso dice cose inesatte, e lui era presente a tutte le riunioni tra noi e i calciatori. Certe cose dovrebbe sentirle l'avv. Campana. Sei mesi fermi senza fare controlli sangue-urine? Abbiamo solo aspettato di recepire il protocollo dell'Agenzia Mondiale antidoping, la Wada, mentre i precedenti controlli erano solo una iniziativa della Figc - ha continuato il responsabile della commissione antidoping della federcalcio -. Tutti sanno come si svolgono le procedure di prelievo sangue-urine: all'Olimpico come in tutti gli altri stadi ci sono sale appartate e medici che svolgono il loro compito con grande professionalità».
Quando è stato chiesto a Capua se un controllo effettuato a distanza di 48 ore, come si è dichiarato disponibile Gattuso, possa dare dei risultati diversi, il responsabile antidoping ha detto che «E' difficile rispondere, però i risultati potrebbero essere diversi».
«Mi batterò affinché chi rifiuta i test incrociati sia punito», dice Capua. «Sono profondamente dispiaciuto perché Gattuso e Pancaro sono due giocatori della Nazionale - ha detto Capua -. In particolare mi dispiace per Gattuso che fa parte dell'Assocalciatori, un'associazione con ci siamo confrontati a lungo per mettere a punto questa procedura. C'era pieno accordo nella modalità di esecuzione dei test e sul fatto che dovessero essere fatti a sorpresa. Purtroppo non ci si rende conto che a così alti livelli si destabilizza un ambiente che ha bisogno della collaborazione di tutti». Sulle sanzioni Capua ha sostenuto che «saranno le commissioni competenti ad occuparsene, ma bisogna pensarci seriamente. Fino adesso abbiamo contato su buon senso e buona volontà, ma se manca un tassello del meccanismo la prevenzione da sola non basta».
Ma come si armonizza tutto ciò con il fatto che il test non è obbligatorio? «Questo non vuol dire che in futuro - ha risposto il capo della commissione antidoping della Figc - non si possa trovare un accordo che metta gli atleti nelle condizioni di essere obbligati ad accettare il controllo». Il dott. Capua ha poi voluto rispondere al medico sociale del Milan, Massimiliano Sala: «I due giocatori non hanno messo a disposizione dei medici niente di diverso dal solito. Visto che viene fatto il controllo dell'Epo, c'è già bisogno di una quantità maggiore di urina, ma sarebbe stato fatto comunque nel momento in cui viene fatto il prelievo del sangue. Il problema è che nei test sul sangue i valori alterati restano per 14-21 giorni. Sulle urine il tempo scende a 4-5 giorni. Tutte queste cose il medico del Milan le sa. Invece di giustificarsi, dovrebbe seguire la via del rigore che stiamo cercando di dare a questo mondo» .

«Un episodio moralmente spiacevole». Così il presidente del Coni Gianni Petrucci ha commentato il rifiuto da parte dei due giocatori del Milan di sottoporsi domenica sera all'Olimpico al controllo del sangue. Del fatto si è parlato nella giunta nazionale e Petrucci ha riferito che il presidente della Federcalcio Franco Carraro ha detto che «lui personalmente non ha mai detto che chi non faceva i test non andava in nazionale». Il presidente del Coni ha però chiarito che «è nel loro diritto fare quello che hanno fatto. Conosco personalmente Gattuso e Pancaro».

«Se il prelievo del sangue dà più certezze nel trovare eventuali abusi di farmaci credo che debba diventare obbligatorio, così come già avviene nel ciclismo». Lo ha detto Azeglio Vicini, neo presidente del Settore tecnico, commentando la notizia della mancata adesione, da parte dei calciatori del Milan Gattuso e Pancaro, di sottoporsi ai test incrociati sangue-urina dopo la gara di domenica sera contro la Roma.
«Sul problema doping - ha continuato Vicini - ci dovrebbe essere una regola unica in tutti gli sport: secondo me il test incrociato sangue-urina dovrebbe diventare obbligatorio, e applicato, però anche a livello internazionale, cosa dove invece al momento non esistono regole precise ed uniformi. Sarebbe meglio, secondo me, cercare sempre di spazzare via ogni sospetto».
Vicini, che ha appena assunto questo nuovo incarico succedendo a Enzo Bearzot ("lo stesso - ha sorriso l' ex ct azzurro - è accaduto ai tempi della nazionale"), lascerà a breve il ruolo di direttore della Scuola allenatori, ma per il momento non è stato ancora deciso il nome del successore. Per quanto riguarda gli obiettivi del Settore tecnico presieduto da Vicini, su tutti il rispetto delle regole, il miglioramento degli stage relativi in particolare al calcio giovanile, la formazione degli allenatori e alla sezione medica, uno sviluppo sempre maggiore del Centro studi. A proposito delle varie proposte di cui si sta discutendo da tempo, lo stesso Vicini si è detto favorevole ai campi di erba sintetica, anche se «un campo di erba vera, perfetta, secondo me resta l'ideale». Infine, sull'eventuale introduzione di aiuti tecnologici agli arbitri, Vicini si è detto prudente: «Favorevole a sperimentare, poi però l'eventuale applicazione dovrebbe essere valutata bene».

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