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Giovedì 19 Ottobre 2017 | 05:36

Calcio/Serie A - Lecce battuto a Udine

Risultato finale 2-1. La squadra friulana ora è tornata in zona Champions League • Nell'intervallo striscione contro Unabomber • Tutti i risultati della 29ª giornata • Nella classifica Milan e Juventus in testa a punteggio pari
La bestia (bianco)nera del Lecce è l'Udinese. Dopo aver eliminato i salentini in Coppa Italia, i friulani si ripetono in campionato vincendo anche la gara di ritorno: 2-1 il risultato finale, che fa il paio con il 4-3 ottenuto nella gara di andata al Via del Mare. Sarà contento Spalletti, che si porta in vantaggio per 5-4 negli scontri diretti con Zeman, visto che ad affondare i salentini è Di Michele, l'uomo su cui ha puntato e che, con una doppietta, ha messo a segno cinque gol nelle quattro partite disputate tra le due squadre in questa stagione.
Dopo la scorpacciata di reti (23) nei precedenti confronti, ne arrivano altre tre (saranno comunque felici al Ministero delle Pari Opportunità nel giorno dell'iniziativa "Fai gol al razzismo"), l'ultima delle quali è ancora una volta deleteria per i salentini, anche perché, come al solito, arriva nei minuti finali. La storia, dunque, si ripete, peraltro indipendentemente dal nome degli avversari. Perché se contro l'Udinese è sempre accaduto, subire gol decisivi alla fine dell'incontro sta diventando contro chiunque una costante pericolosa, cui va ad aggiungersi l'ormai acclarata incapacità di mantenere il vantaggio.
Il terzo indizio (che fa una prova) è arrivato. Subite le rimonte in Inter-Lecce (da 0-1 a 2-1) e in Lecce-Fiorentina (da 2-0 a 2-2), per la terza volta consecutiva i giallorossi devono cedere punti pesanti. A Udine non è bastato un gol di Pinardi al 31' (era già successo a San Siro: le sue reti sono inutili) per invertire la tendenza perché, in dieci per l'espulsione di Diamoutene al 40', il Lecce non ha saputo (potuto) far altro che rintanarsi e accettare la sfida nel terreno meno consono alle proprie caratteristiche. Cosicché alla fine, mentre l'Udinese torna al quarto posto (piena Champions League, dunque), i pugliesi vedono ridursi sensibilmente (da +10 a +7) il vantaggio sulla terz'ultima in classifica, che poi è il prossimo avversario dopo la sosta pasquale: il Siena.
Sarà stravolto dagli eventi il modulo (e l'atteggiamento) con cui tradizionalmente il Lecce inizia le gare, quella del "Friuli" compresa: quattro difensori (da destra, Cassetti, Diamoutene, Stovini e Rullo), tre centrocampisti (Giacomazzi, Ledesma e Dalla Bona), tre attaccanti (Valdes, preferito a Konan, Vucinic e Pinardi). L'Udinese ripresenta l'assetto che ha prodotto risultati convincenti nelle ultime gare (cinque gol al Palermo nel precedente turno di campionato, quattro al Milan in Coppa Italia): tre difensori (Bertotto, Felipe e Kroldrup), cinque centrocampisti (Zenoni, Pinzi, Pizarro, Muntari e Jankulovski) e due punte (Iaquinta e Di Michele). Per i salentini diventano fondamentali, in modo da tenere corta la squadra e non patire l'inferiorità a centrocampo, Pinardi e Valdes, pronti a ripiegare per tenere a bada Zenoni e Jankulovski.
In avvio il dispositivo funziona. Nei primi venti minuti solo una volta i friulani sfondano in sovrapposizione (al 12' Pinzi per Zenoni, cross basso per Iaquinta, ma il tiro è debole). L'occasione più pericolosa per i padroni di casa (14') arriva, infatti, su un lancio lungo di Muntari, per il defilato Iaquinta, che costringe Sicignano a uscire fuori area. Il rinvio con i piedi, però, è intercettato da Pinzi: tiro a porta vuota su cui si oppone sulla linea Stovini, che inizia a onorare la gara numero 200 in serie A.
Il Lecce riesce a reggere l'urto degli avversari e nello stesso tempo a costruire (la 7' conclusione di Dalla Bona), facendosi sempre più pericoloso. Al 24' Valdes centra addirittura la traversa, mentre un minuto dopo Bertotto (300 presenze) anticipa Giacomazzi. Solo quando manca sincronia in difesa, i rischi si materializzano. Al 26' Diamoutene tarda a uscire e Di Michele, eluso il fuorigioco, si ritrova davanti una prateria: entra in area, supera il portiere, ma è straordinario Stovini a togliergli il pallone all'ultimo momento.
Zeman è una sfinge, ma dentro è sicuramente arrabbiato per l'errore di posizione. Si rabbonisce poco più tardi quando riesce lo schema offensivo classico. Al 31' Valdes imbecca Cassetti, Vucinic indietreggia consentendo l'inserimento di Pinardi, che raccoglie il cross e fulmina De Sanctis segnando la seconda rete della stagione dopo quella di San Siro contro l'Inter.
Il tecnico boemo torna però a rabbuiarsi progressivamente nell'ultimo quarto d'ora: al 38' perché Jankulovski trova lo spazio per mettere in mezzo, dove prima Pizarro e poi Iaquinta trovano l'opposizione di Sicignano; al 40' perché Diamoutene, già ammonito, commette un fallo evitabile su Muntari e viene espulso per doppio cartellino giallo; al 42', infine, per il pareggio dell'Udinese, che arriva senza cha sia ancora avvenuta la sostituzione programmata di Valdes per Paci. Quando viene ripristinata (al 43') la linea a quattro difensiva, Di Michele con uno stupendo sinistro al volo ha già portato (42') l'Udinese sull'1-1 sfruttando, guarda caso, un momento di smarrimento in area.
Nell'intervallo Zeman prova a porre rimedio. Arginare i friulani è già complicato in parità numerica, figuriamoci in dieci contro undici. Allora chiede a Ledesma di rallentare il gioco e a Vucinic di sacrificarsi in copertura, dando sfogo a tutte le energie a disposizione, tenuto conto anche che il montenegrino non potrà giocare, così come Diamoutene, la prossima partita, presumibilmente decisiva per la salvezza, per un'ammonizione decisa da De Santis al 27' (proteste). La strategia, insomma, è quella di mantenere il possesso di palla e cercare di ripartire fulminei solo se le condizioni lo consentono, cioè senza lasciare campo agli avversari.
Bisogna però fare i conti con l'Udinese, che nella ripresa fa capire le intenzioni gia al 48' (conclusione di Jakulovski). Pur di fermare il gioco in profondità dei bianconeri, il Lecce è disposto (deve) spesso far ricorso alla tattica del fuorigioco (segnalato a volte erroneamente dai guardalinee). Ci mette poco Zeman a comprendere che, senza l'adeguata copertura, la sconfitta è solo questione di minuti. Ecco perché decide al 58' di togliere Vucinic per inserire Angelo (Spalletti ne approfitta per lanciare Mauri al posto di Zenoni): il brasiliano va a infoltire il centrocampo, Pinardi resta l'unica punta.
La conseguenza è che il Lecce si ammassa nella propria metà campo ergendo un muro che l'allenatore Spalletti prova a scardinare puntando sul tridente: al 67' passa al 3-4-3 facendo entrare Di Natale al posto di Pinzi. A questo punto, diventano sporadiche le incursioni dei giallorossi, anche se, quando partono, Cassetti, Rullo e Angelo hanno il merito di mettere in ansia gli avversari. Aumenta, invece, la pressione dell'Udinese, che al 75' va vicinissima al raddoppio: Jankulovski arriva sul fondo e porge a Di Michele, che stavolta non trova la coordinazione e manda sopra la traversa.
Nell'ultimo quarto d'ora, il forcing dell'Udinese diventa un assedio. L'ultima carta a disposizione di Zeman è Bjelanovic (che subentra a Pinardi), giocata nel tentativo di avere un uomo fresco che possa fare da riferimento ai compagni in avanti. Spalletti, dal canto suo, ritiene di dover impiegare anche Fava (all'83' esce Muntari). Costretto solo a difendersi, il Lecce riesce a ridurre al minimo le conclusioni dell'Udinese nello specchio della porta, ma deve capitolare all'89': su cross dalla sinistra di Di Natale, Di Michele (undicesima rete nel torneo) anticipa Rullo e batte Sicignano. Il finale dei salentini è generoso (un paio di corner nei tre minuti di recupero), ma improduttivo.
G. Flavio Campanella

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