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Martedì 24 Ottobre 2017 | 05:59

Lecce, è contestazione nel mirino Diamoutene

di MASSIMO BARBANO
LECCE - Non tira un’aria buona, ma è necessario andare avanti per cercare di salvare una stagione che si sta mettendo in salita. Il ritorno della squadra a Calimera ha fatto registrare una ulteriore contestazione da parte di un gruppetto di tifosi che ha ancora una volta preso di mira Diamoutene per i trascorsi baresi invitandolo a lasciare la maglia. Una tensione che è salita fino a che gli stessi protagonisti della contestazione hanno invitato l’allenatore a portarsi davanti alla gradinata dove si è intrattenuto per qualche minuto. Il tempo di ascoltare la perentoria richiesta di non far giocare più Diamoutene e di non fargli indossare la maglia neanche in allenamento
Lecce, è contestazione nel mirino Diamoutene
di Massimo Barbano

CALIMERA - Fiducia a Di Francesco a tempo indeterminato, perché porre una scadenza equivarrebbe ad un ultimatum che non gioverebbe al processo di crescita che invece si attende e si pretende. Questo, in sostanza, il concetto espresso dall’amministratore delegato Renato Cipollini che ieri ha fatto il punto della situazione senza nascondere un giudizio di bocciatura di quanto visto finora «Non siamo contenti - ha detto - è inutile sottolinearlo ed in particolare non sono contento delle prestazioni, perché se i risultati possono esser figli degli episodi, le prestazioni ci devono essere, anche perché ritengo che questa squadra dal punto di vista tecnico sia attrezzata per giocarsela».

Poi la conferma che rivoluzioni tecniche sono al momento da escludere. «Non si è mai pensato di cambiare l’allenatore - dice - era previsto che avremmo dovuto dare tempo a questa squadra di potersi consolidare e quel tempo siamo intenzionati a concederlo».

Quindi un messaggio ai giocatori che equivale ad un giro di vite che non si è tenuto faccia a faccia in quanto mezza squadra è assente per impegni con le varie nazionali: «I giovanotti che vengono dalle grandi squadre, occorre che capiscano quanto è duro il pane in provincia; una prestazione sottotono non può essere compensata dalla giocata del grande fuoriclasse. Qui se qualcuno va al di sotto del suo standard normale non si va da nessuna parte. Quanto agli anziani che queste realtà e queste situazioni le hanno già vissute, il loro carisma devono impiegarlo per trasmetterlo al resto della squadra.

E il presunto scollamento fra squadra e allenatore che è sembrato emergere anche dalle dichiarazioni di Di Francesco dopo la partita col Cagliari? «Non mi risulta - sostiene Cipollini - sull’onda della prestazione l’allenatore ha espresso le sue sensazioni. Su come relazionarsi con il gruppo è un problema dell’allenatore perché è lui conosce meglio le dinamiche dello spogliatoio, è difficile per la società entrare in queste dinamiche, perché non c’è un codice di comportamento valido per tutte le situazioni».

E l’ambiente? Non tira un’aria buona, ma è necessario andare avanti per cercare di salvare una stagione che si sta mettendo in salita. Il ritorno della squadra a Calimera ha fatto registrare una ulteriore contestazione da parte di un gruppetto di tifosi che ha ancora una volta preso di mira Diamoutene invitandolo a lasciare la maglia.

Una tensione che è salita fino a che gli stessi protagonisti della contestazione hanno invitato l’allenatore a portarsi davanti alla gradinata dove si è intrattenuto per qualche minuto. Il tempo di ascoltare la perentoria richiesta di non far giocare più Diamoutene e di non fargli indossare la maglia neanche in allenamento. Comprensibile il disagio dell’allenatore che ha naturalmente evitato una risposta in un senso o nell’altro, affermando che i giocatori sono un patrimonio societario. Poco prima lo stesso Cipollini aveva elogiato la disponibilità aziendalistica di Diamoutene (ed anche di Bergougnoux) che si sono spalmati l’ingaggio di un anno su due senza un centesimo di ricarico, consentendo così all’azienda di avere più tempo per trovare un eventuale acquirente e quindi non perderli a parametro zero a fine stagione, demandando poi l’eventuale utilizzo (che comunque si è augurato, alle scelte tecniche). Un atteggiamento improntato all’equilibrio, tuttavia, il problema è serio, perché un clima del genere mette a repentaglio la tranquillità dell’ambiente e quindi anche il risultato sportivo da conseguire. Intanto le motivazioni di merito di questa contestazione sono abbastanza deprecabili. Senza voler innalzare anacronistici steccati campanilistici, giocare nel Bari non significa stare da un’altra sponda, anche perché nel Bari ci è stato solo tre mesi e nel Lecce cinque anni, anche con prove di grande attaccamento alla maglia. Si tratta quindi di recepire una certa cultura del lavoro, quella che conferisce dignità alla persona che si spende con lealtà e serietà all’azienda per cui lavora. E Diamoutene lo ha fatto in ogni club dove ha militato. Si vocifera anche che il problema sia dovuto ad una inopportuna esultanza con derisione dell’avversario leccese al quale Diamoutene si sarebbe prestato. Se così fosse, allora, effettivamente si potrebbe addebitare al giocatore una mancanza di coerenza che tuttavia di questi tempi si vede raramente in giro anche in ambiti che richiederebbero altre responsabilità.

Ma in ogni caso, nella situazione attuale che si sta verificando a tutti i livelli, se si vuole salvare la baracca (e nel caso specifico il calcio a Lecce), si dovrebbe cominciare a ragionare in un’ottica di azienda e non più con esasperazioni dettate da un’improduttiva emotività. Quei cori contro Diamoutene, ed anche quelli (che ieri si sono sentiti) contro Semeraro andrebbero messi da parte, a meno che non si voglia gettare tutto a mare.

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