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Sabato 21 Ottobre 2017 | 14:09

Il Lecce si riscopre una squadra fragile

di MASSIMO BARBANO 
LECCE - Secondo, terzo e sesto. Sono i minuti di tre delle reti incassate nelle altrettante sconfitte subite dal Lecce in questo avvio di campionato. Quasi il 43% dei gol subiti sono arrivati nei primissimi minuti della partita e la percentuale sale al 57% se si considera anche il secondo gol dell’Udinese arrivato al 16’ quindi sempre nella prima fase della gara. La circostanza fa escludere subito il problema della condizione fisica, caso mai quella peserebbe se le reti si incassassero nell’ultima fase delle partite. Allora è un problema di come si entra in campo
Il Lecce si riscopre una squadra fragile
di Massimo Barbano

LECCE - Secondo, terzo e sesto. Sono i minuti di tre delle reti incassate nelle altrettante sconfitte subite dal Lecce in questo avvio di campionato. Quasi il 43% dei gol subiti sono arrivati nei primissimi minuti della partita e la percentuale sale al 57% se si considera anche il secondo gol dell’Udinese arrivato al 16’ quindi sempre nella prima fase della gara. La circostanza fa escludere subito il problema della condizione fisica, caso mai quella peserebbe se le reti si incassassero nell’ultima fase delle partite. Allora è un problema di come si entra in campo. Certo, continuare con le partenze ad handicap sarebbe un grosso guaio in serie A dove è molto difficile recuperare uno svantaggio, specialmente per una squadra che lotta per non retrocedere e quindi, verosimilmente, si trova di fronte quasi sempre avversari di levatura tecnica superiore.

Ma la sconfitta di larga misura subìta domenica scorsa a Siena non è solo figlia dell’amnesia dei primi minuti. Intanto perchè è stata una sconfitta di larga misura e poi perchè durante tutto l’incontro, il Lecce è stato per niente incisivo. Le cifre parlano di un netto peggioramento rispetto alle precedenti esibizioni. Appena il 28,3% la pericolosità espressa dal Lecce (intesa come capacità di creare pericoli quando si affonda). Una quota nettamente inferiore a quella espressa dal Siena (53,8%), ma anche la penultima in assoluto della giornata. Peggio, infatti, ha fatto solo il Catania (27,5%) ma bisogna considerare che aveva di fronte la Juventus. Per il Lecce solo la magra consolazione del solito possesso di palla a suo vantaggio (59,6% contro il 40,4% del Siena). Ma, se tenere palla, significa avere maggiori possibilità di giocare e di affondare, non significa che questo, sistematicamente, consenta di vincere le partite. Specialmente domenica, infatti, il possesso di palla della formazione giallorossa è stato assolutamente sterile pur contando una supremazia territoriale quasi doppia rispetto all’avversario (14’ e 17” contro i 7’ e 28” del Siena). Tuttavia non è così che si va in porta. La manovra del Lecce è stata lenta e prevedibile, difficile trovare i varchi e spesso i passaggi dovevano diventare dei retropassaggi per non perdere il pallone.

Così non si può andare avanti. Occorre una svolta e quella che si apre oggi sarà un’altra difficile settimana per Eusebio Di Francesco. Capitolo-allenatore: ma si poteva fare qualcosa di meglio? Non c’è la controprova per dire che un maggiore turn over avrebbe consentito di far giocare una squadra più fresca e quindi con maggiori risorse fisiche che comportanto più determinazione. Tuttavia tre partite in sette giorni pesano e molti giocatori potrebbero aver pagato questo scotto in termini di brillantezza. Non è un caso che il più brillante è stato Di Michele impegnato per un arco di tempo inferiore. E poi resta il dubbio-Esposito. Pur mostrando progressi rispetto alle precedenti partite, il difensore di Galatina aveva accusato nel primo tempo della partita qualche problema fisico fino quasi a chiedere la sostituzione. E in più aveva collezionato già il primo cartellino giallo. Tutti si aspettavano che al ritorno dopo l’intervallo fosse stato sostituito con Ferrario. Invece così non è stato e si è andati incontro all’espulsione nella prima occasione in cui l’avversario gli è scappato.

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