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Domenica 22 Ottobre 2017 | 14:11

Bari, il Sassuolo punto di svolta

di ANTONELLO RAIMONDO
BARI - Fiumi di parole in una settimana lunga, anche abbastanza complicata. Dallo scivoloso pareggio in casa contro la Nocerina s'è aperto un dibattito abbastanza vivo. Caccia ai colpevoli, la necessità di fare chiarezza di fronte alla chiara involuzione biancorossa. Atletica prim'ancora che tecnico-tattica, questo gridano ai quattro venti i calciatori. Lasciando intendere che le gambe non girano e che, quindi, tutto si fa maledettamente più complicato in questo torno di serie B
Bari, il Sassuolo punto di svolta
di ANTONELLO RAIMONDO

BARI - Fiumi di parole in una settimana lunga, anche abbastanza complicata. Dallo scivoloso pareggio in casa contro la Nocerina s'è aperto un dibattito abbastanza vivo. Caccia ai colpevoli, la necessità di fare chiarezza di fronte alla chiara involuzione biancorossa. Atletica prim'ancora che tecnico-tattica, questo gridano ai quattro venti i calciatori. Lasciando intendere che le gambe non girano e che, quindi, tutto si fa maledettamente più complicato.

Una settimana di confronti e «denunce». Stefano Boggia, il preparatore atletico, ha risposto al fuoco incrociato dei giornalisti spiegando le possibili variabili alla base di questo piccolo tracollo. Una squadra costruita in corso d'opera, tanti calciatori arrivati a Bari dopo essere stati in ritiro con i vecchi club di appartenenza e, quindi, costretti a cambiare programmi di lavoro e abitudini. Troppo semplicistico, insomma, mettere nello scanner la preparazione atletica e, quindi, la bontà del lavoro di Boggia, uno che tra l'altro nel calcio ci sta da una vita e che nel calcio si è costruito una certa reputazione.

Crediamo che il problema sia più complesso. E chiami in causa i lavori in corso che vedono protagonista Vincenzo Torrente. Un mese di campionato non può essere sufficiente per mettere in discussione il suo lavoro. Soprattutto se si ha onestà intellettuale e voglia di ricordare qual'era lo stato di salute del calcio barese nel giorno del suo arrivo in Puglia. Ovvero, una società con le spalle al muro e con i conti al collasso. Una società costretta a vendere tutti e subito, quasi senza condizioni. Non con l'obiettivo di mettere su una squadra competitiva ma principalmente per evitare pericolose conseguenze allo stato di salute del club. Il resto è venuto dopo. Con Angelozzi che, dopo aver ridato fiato alle casse sociali, si è prodigato per costruire una squadra in grado di soddisfare le esigenze dell'allenatore e di vivere un campionato senza affanni, possibilmente con qualche slancio.

Di problemi, insomma, ce ne sono. Fin troppi. La scarsa pericolosità offensiva, per esempio. Se n'è parlato in tutte le salse, anche alla luce del mancato acquisto della classica punta di categoria. In questo momento, però, la vera zavorra del Bari si chiama equilibrio. Anche quando il baricentro è «basso» la difesa non dà quasi mai la sensazione di essere protetta a sufficienza. Torrente lo sa e siamo certi stia cercando soluzioni adeguate. Per esempio riflettendo sull'assortimento del centrocampo. Suggestiva, indubbiamente, l'idea di affidarsi a tre uomini in grado di giocare il pallone con sufficiente disinvoltura (Donati, De Falco e Bogliacino) ma è abbastanza evidente che, almeno in questo momento, al Bari manchi un vero interditore. Uno alla Gazzi, tanto per intendersi. Che Torrente, non a caso, ha disperatamente corteggiato fino al momento della firma con il Siena. La riconquista del pallone è una prerogativa di solidità anche per le squadre votate all'attacco. E allora delle due l'una: ritrovare brillantezza atletica e, quindi, fluidità nella fase di possesso oppure affidarsi a un sistema di gioco che garantisca una più funzionale occupazione degli spazi.

Il Sassuolo? È la capolista, vero. Ma non è certo il valore degli emiliani il problema più grosso in casa Bari. Sarà importante stare in campo con criterio e giudizio. Interpretando la doppia fase, possesso e non, con uguale intensità. Tenendo le linee vicine e muovendo il pallone per costringere l'avversario ad aprirsi. Un Bari che sappia essere umile ma che, al tempo stesso, giochi per vincere. Non farlo vorrebbe dire sottovalutare la delicatezza del momento. E prestare il fianco ad altri spifferi di una tempesta che è dietro l'angolo. Se mai qualcuno non se ne fosse ancora accorto.

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