Cerca

Il Lecce nella sconfitta trova motivi per sorridere

di MARCO SECLI'
LECCE - Lo stop con l’Atalanta non inficia il «progetto Di Francesco». L’embrione dell’idea di calcio perseguìta dal tecnico pescarese si era già intravisto, nonostante la sconfitta, all’esordio contro l’Udinese. La vittoria di Bologna lo ha fatto sbocciare e la partita contro gli orobici lo ha confermato, sia pure con tutti i limiti del caso.
Il Lecce nella sconfitta trova motivi per sorridere
Marco Seclì

lecceLo stop con l’Atalanta non inficia il «progetto Di Francesco». L’embrione dell’idea di calcio perseguìta dal tecnico pescarese si era già intravisto, nonostante la sconfitta, all’esordio contro l’Udinese. La vittoria di Bologna lo ha fatto sbocciare e la partita contro gli orobici lo ha confermato, sia pure con tutti i limiti del caso.

Il Lecce, benché solo nel primo tempo, ha espresso una traccia di quel «futbol de toque» reso famoso dal Barcellona. Va da sé che non si vogliono (si potrebbe incorrere nel ridicolo) azzardare paragoni irriverenti tra la squadra zeppa di fuoriclasse che negli ultimi anni ha incantato il mondo e una compagine che resta una provinciale in lotta disperata per salvarsi in serie A. Ma la filosofia di fondo che ispira Pep Guardiola è la medesima che, sempre con le dovute proporzioni, Eusebio Di Francesco sta coltivando. Anche se l’interessato può non gradire l’ingombrante paragone.

Però il Lecce ammirato nei momenti migliori è squadra corta che si muove all’unisono, che pressa, gioca palla a terra e non la butta mai via, che sviluppa la manovra attraverso una fitta ragnatela di passaggi, per poi accelerare l’azione a ridosso dei 16 metri avversari e puntare la porta.

Quando la squadra di Di Francesco ci riesce (come a Bologna e nel primo tempo di mercoledì sera) dà spettacolo e mette sotto gli avversari.

La nota dolente è che il Lecce non sembra ancora possedere la continuità psico-fisica necessaria a non smarrire la via maestra. Resta ancora molto da mettere a punto in un organico peraltro non poco rinnovato. Ma, in attesa della completa maturazione, vale la pena di non abbandonare un progetto apparso intrigante. Anche perché la responsabilità dei due «ko» casalinghi consecutivi (quello col Crotone in Coppa Italia fa storia a sé) è per buona parte da assegnare a macroscopici errori, specie difensivi, che hanno cambiato il corso delle gare. Sbagli individuali talvolta marchiani che, oltre a inficiare il risultato, finiscono con l’oscurare le note positive e che Di Francesco spera di correggere quanto prima, anche grazie al recupero di elementi in grado di garantire esperienza e affidabilità, come Oddo e Carrozzieri.

pasquato ci credeA quanto pare, intanto, il «progetto Di Francesco» convince anche gli interpreti. È il caso di Cristian Pasquato, che non sembra troppo preoccupato dal Lecce dai due volti sconfitto dall’Atalanta, una squadra capace di dare spettacolo ma anche di «autopunirsi» con svarioni pacchiani. Il giovane attaccante, spalla principale di un Di Michele reinventato prima punta, si dice entusiasta delle prime esperienza in serie A («posso esprimere le mie qualità molto meglio che in B») e della filosofia giallorossa: «Mi trovo benissimo, mi piace giocare palla a terra e quando assisto a venti passaggi di fila mi esalto. È un tipo di gioco che va a nozze con le mie caratteristiche». 

Il 22enne padovano scuola Juve non è però il tipo da nascondersi le pecche e riconosce che il Lecce deve ancora crescere. E molto. «Con l’Atalanta abbiamo disputato un grandissimo primo tempo - sottolinea - sia per qualità che per intensità di gioco. Siamo riusciti a pareggiare dopo essere partiti male, come era successo con l’Udinese, poi nel secondo tempo non abbiamo dato continuità alla prestazione, vuoi perché avevamo speso tantissimo, vuoi perché siamo rimasti in dieci. Peccato, perché dopo lo sforzo per recuperare avremmo dovuto gestire meglio la gara e portare a casa almeno un punto». 

Non vuole parlare degli errori individuali dei compagni: «A me interessa che tutto il gruppo migliori - specifica Pasquato - a partire dall’approccio iniziale, che già in due casi ci è costato caro. Sono però convinto che cresceremo, anche perché già ora ci muoviamo bene e non potremo che migliorare». È contento anche del ruolo che Di Francesco gli ha cucito addosso. «Mi trovo benissimo, penso solo a sfruttare tutte le occasioni che l’allenatore mi concede». 

Poi un giudizio sull’intesa con l’altro piccoletto dell’attacco giallorosso, Di Michele. Pasquato fa professione di modestia: «David rispetto a me è di un altro livello, come dimostrano la sua carriera e le sue giocate. Mi piace molto fargli da partner: sullo stretto possiamo essere devastanti, anche se l’intesa va affinata». Dopodomani sarà di nuovo campionato con la sfida di Siena. 

«Un altro scontro diretto - osserva Pasquato - e perciò ancor più importante, anche se nessuna partita va sottovalutata, nemmeno quelle con le big, perché sono gare esaltanti e non è detto che non si raccolgano punti preziosi, come hanno dimostrato il Bologna con la Juve e il Novara con l’Inter». L’anno scorso Pasquato ha affrontato il Siena di Conte in B e definisce gli avversari «un’ottima squadra». Domenica si aspetta di trovare i bianconeri di Sannino «affamati di punti». «Ma lo siamo anche noi...».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400