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Martedì 26 Settembre 2017 | 04:10

Calcio/Serie A - Bjelanovic, gol salvezza

Nella 26esima giornata, il Lecce batte il Messina con un gol del croato all'86' e porta a +10 il vantaggio sulla terz'ultima in classifica
• I risultati della 26ª giornata
LECCE-MESSINA 1-0 (4-3-3)

• Sicignano 6,5; Cassetti 6,5, Diamoutene 6, Stovini 6, Abruzzese 5,5 (15' st Angelo 6); Giacomazzi 6,5, Ledesma 6, Dalla Bona 6 (31' st Eremenko 6); Konan 6, Vucinic 6, Valdes 6 (19' st Bjelanovic 6,5). In panchina: Anania, Paci, Marianini, Mattioli. Allenatore: Zeman 6,5.
MESSINA (4-3-2-1): Storari 6,5; Zoro 6 , Cristante 6, Rezaei 6, Aronica 6; Zanchi 6 (9' st Coppola 6), D'Agostino 7 (44' st Yanagisawa ng), Donati 6; Giampà 6, Zampagna 6, Iliev 6 (40' st Rafael 6).
In panchina: Eleftheropoulos, D'Alterio, Cucciari, Straus. Allenatore: Mutti 6.
ARBITRO: Rizzoli di Bologna 6.
RETI: 40' st Bjelanovic.
NOTE: giornata a tratti piovosa e a tratti soleggiata,
terreno irregolare, spettatori 12.000 circa. Angoli 5-3 per il
Lecce. Ammoniti Giacomazzi, Ledesma, Zoro, Diamoutene.
Espulso al 37' st Donati per doppia ammonizione. Recupero: 2'; 4'.

LECCE - Il Lecce è una squadra che sa divertire, ma che è capace anche di soffrire ed essere impietosa. Lo ha evidenziato in alcune gare all'inizio della stagione (in casa contro Cagliari e Palermo, per esempio), lo ha ribadito all'inizio del girone di ritorno (contro l'Atalanta e in parte a Brescia), lo ha confermato contro il Messina (stracciato all'andata in Sicilia) conquistando una vittoria (1-0) di straordinario valore ai fini della permanenza in serie A. I salentini in questa stagione hanno prima fatto un monumento a Bojinov (undici reti), che ora ha altro cui pensare a Firenze (vedi infortunio), poi lo hanno abbattuto per ricostruirne uno in onore di Vucinic (dieci gol, più una serie recente di occasioni, purtroppo fallite). Adesso sarebbe il caso di pensare, se non altro, a intitolare una via a Bjelanovic, l'uomo che ha steso i siciliani (all'andata, con una doppietta, e al ritorno), togliendo loro ben sei punti, esattamente gli stessi che separano le due squadre in classifica. Il Lecce, a quota 35, è ora all'ottavo posto, senza troppe prospettive europee, ma a ben dieci lunghezze dal terz'ultimo posto (il Siena ne ha 25 e sarebbe oggi la terza retrocessa), mentre il Messina (29 punti) è in testa al gruppone che presumibilmente dovrà giocarsi la salvezza nelle dodici gare restanti.
Zeman si è già sbizzarrito in settimana con le affermazioni contro la Juventus, a commento delle motivazioni della sentenza per doping, e, per una volta, evita sorprese mandando in campo la formazione attesa alla vigilia. Al posto degli squalificati Rullo e Pinardi, sull'asse di sinistra inserisce Abruzzese (in difesa) e Valdes (in attacco). Variazioni a manca anche per Mutti, tecnico del Messina, che presenta il rientrante Aronica come esterno basso in luogo dello squalificato Parisi. Inoltre, in assenza di Di Napoli, lascia Zampagna unica punta optando per un modulo 4-2-3-1 con Zanchi e Donati davanti alla difesa e la linea Giampà, D'Agostino, Iliev a ridosso dell'attaccante.
La disposizione dei siciliani mira da una parte a frenare le iniziative sulle fasce dei pugliesi e, nel momento del recupero del possesso di palla, a creare la superiorità, che costringe gli avversari a un repentino ripiegamento. Il Lecce avverte il tranello e, contrariamente al solito, avanza con titubanza. Quando le ripartenze della squadra di Mutti riescono immediate, il dispositivo salentino va in affanno (al 4' Cassetti deve sfoderare un gran recupero per impedire a Iliev di far male). Clamoroso quel che accade al 12', quando Giampà elude la tattica del fuorigioco (Abruzzese esce in ritardo), ma si attarda permettendo a Stovini di rimediare.
Nella prima metà del tempo il controllo delle operazioni è degli ospiti, che hanno in D'Agostino il perno della manovra (non dà mai punti di riferimento: svaria in autonomia disponendo di innato senso tattico) e l'esecutore di insidiosi calci piazzati: al 14' prima tira a girare un calcio di punizione, su cui si oppone Sicignano, poi dalla bandierina cerca direttamente lo specchio della porta trovando la traversa col portiere battuto.
Piuttosto che lasciarsi intimidire e finire per essere schiacciato, il Lecce decide di osare. Prende le misure, gestisce meglio il possesso palla e preferisce farsi rincorrere accelerando con più frequenza e precisione, anche se l'avvisaglia giunge da calcio d'angolo: al 23' Vucinic imbecca Cassetti, ma il colpo di testa finisce a lato. A dare profondità è soprattutto Giacomazzi, protagonista al 27' di un episodio più unico che raro. Entra in area, Donati cerca di ostacolarlo senza fare fallo, ma il centrocampista del Lecce cade e l'arbitro Rizzoli di Bologna concede il calcio di rigore. I messinesi protestano, chiedono di confessare e l'uruguaiano si avvale della facoltà di non rispondere. Gli scappa solo un "che devo fare?": per il direttore di gara basta e avanza per tornare sui suoi passi, annullare la decisione e ammonire Giacomazzi, che se ne va sconsolato (e pentito, sebbene una chiara ammissione di colpa non ci sia stata) senza che però il rendimento ne risenta.
L'apporto del centrocampista resta elevato. Anzi, potrebbe essere decisivo se al 36' Rezaei non lo anticipasse e se al 39' Vucinic sfruttasse un suo assist: il montenegrino riceve, vince un rimpallo e si trova solo davanti a Storari, che gli ribatte la conclusione. La gara non è certo spettacolare come quella di Palermo, ma combattuta: non mancano combinazioni e occasioni da una parte (Valdes per Konan, che ci prova al 29' e al 37'; Ledesma dentro per Vucinic, che arriva in ritardo al 30') e dall'altra (tiro di Giampà su cross di Iliev al 34'; colpo di testa di Zampagna su traversone di D'Agostino al 42'). Il primo parziale si chiude dunque in equilibrio in quanto a supremazia (inizio del Messina, poi Lecce), occasioni e anche ammonizioni decisive per il prossimo turno: Ledesma non giocherà a San Siro contro l'Inter, Zoro salterà Messina-Lazio.
La ripresa si apre con una conferma delle dichiarazioni d'intenti. Né il Lecce né il Messina intendono cedere. Si lotta per conquistare spazi e impedire all'avversario di prendere l'iniziativa. Il botta e risposta produce al 49' un sinistro fuori di Iliev, al 50' un tiro di Giacomazzi, al 58' una conclusione di Vucinic deviata in angolo da Storari, mentre al 59' Stovini non sfrutta un corner: solo al centro dell'area sbaglia l'incornata. Il Messina, che ha sostituito l'acciaccato Zanchi con Coppola (54'), finalizza poco, ma punge spesso, soprattutto ai fianchi. A sinistra il Lecce soffre in difesa e stenta in attacco. Tanto che Zeman decide di cambiare: al 60' fuori Abruzzese e dentro Angelo, che deve adattarsi (di solito gioca a destra) e al 64' fuori Valdes e dentro Bjelanovic (Vucinic va sul lato mancino dell'attacco). Come se non bastasse, al 76' il tecnico boemo rimpiazza anche il centrocampista di sinistra Dalla Bona facendo entrare Eremenko. Nel frattempo, il Messina ha protestato furiosamente a causa di un'azione pericolosa fermata al 72' dal direttore di gara per ammonire Diamoutene.
I siciliani col passare del tempo prendono sempre più d'infilata i salentini. Giampà (due volte, al 73' e all'81') e Zampagna (incornata all'82') mettono in apprensione la difesa pugliese. Lo spettro di una sconfitta potrebbe materializzarsi, ma in pochi minuti gli episodi premiano il Lecce, che prima (83') si ritrova in superiorità numerica per l'espulsione di Donati (doppia ammonizione) e poi (86') sfrutta una disattenzione della difesa messinese: percussione di Cassetti, che con la punta mette in area, Zoro manca la diagonale e Bjelanovic si ritrova a tu per tu con Storari per la rete che decide l'incontro. Il croato, che in settimana si era lamentato perché non giocava, torna a segnare contro la squadra preferita. Inoltre, per difendere una rete di inestimabile valore, l'attaccante impedisce a Zoro il pareggio al 91', nel primo dei quattro minuti di recupero in cui il Messina cerca (anche con Rafael e Yanagisawa, subentrati, rispettivamente, a Iliev e D'Agostino) di evitare una sconfitta immeritata.
G. Flavio Campanella

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