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Chievo-Modena, tanto rumore per nulla

Tutti prosciolti dalla Commissione Disciplinare i deferiti per un tentativo di illecito sportivo in occasione della gara del 2 maggio 2004. La decisione ha riguardato le due società, il presidente del Modena Romano Amadei, il direttore sportivo Doriano Tosi e il calciatore Antonio Marasco
MILANO - Tutti prosciolti dalla Commissione Disciplinare i deferiti per un tentativo di illecito sportivo in occasione della gara Chievo-Modena del 2 maggio 2004. La decisione ha riguardato le due società, il presidente del Modena Romano Amadei, il direttore sportivo Doriano Tosi e il calciatore Antonio Marasco.
Insomma, tanto rumore per nulla. Dall'ipotesi di retrocessione in serie C1 del Modena, dai tre punti di penalizzazione per il Chievo, dai tre anni di squalifica per il presidente del Modena, Romano Amadei, e del ds Doriano Tosi, al proscioglimento collettivo per tutti i deferiti, compreso Antonio Marasco, l'ex centrocampista del Modena che ha già pagato, con tre anni di squalifica, per la gara Modena-Sampdoria dello scorso campionato, una gara che costò 4 punti di penalizzazione al Modena (che li sta scontando nel campionato di B) e 5 mesi di squalifica all'ex terzino della Samp, Stefano Bettarini, adesso al Modena.
Il presidente della Disciplinare, Stefano Azzali, ha dunque bocciato le richieste del viceprocuratore federale, Alberto Fumagalli, che avevano fatto tremare la città di Modena che ha temuto la retrocessione in C1. L'ipotesi più probabile, dopo il dibattimento di mercoledì scorso, era un'ulteriore penalizzazione, da scontare sempre nel campionato di B, per il Modena. La Disciplinare, invece, ha deciso di assolvere tutti. Nei motivi della decisione della sentenza, la Disciplinare sottolinea che la tesi accusatoria «deve necessariamente vertere, in via sostanzialmente esclusiva, sul contenuto delle comunicazioni telefoniche, oggetto di intercettazione disposta dall'A.G., che tra il 23 aprile e il 3 maggio intercorsero tra i calciatori Marasco e Cariello (Modena), Gentili, Pastore e Ferrigno (Catanzaro), Ambrosino (Grosseto), Califano (Chieti), Caccavale (Pescara) e Luigi Saracino, tutti interessati ad acquisire la «certezza» del risultato finale di Chievo-Modena del 2 maggio, onde poter effettuare scommesse «sicure».
La Disciplinare fa presente che «il contenuto di una comunicazione telefonica intercettata può costituire prova di colpevolezza qualora le circostanze in tal modo acquisite siano precise, ossia non generiche e non suscettibili di opposte interpretazioni, gravi, ossia consistenti e resistenti ad ogni logica obiezione, e concordanti, ossia non viziate da insanabili contrasti». E a questo proposito la Disciplinare sottolinea che il personaggio focale dell'ipotesi accusatoria, è Antonio Marasco, il «parente», la fonte informativa più attendibile per tutto il gruppo di scommettitori in quanto direttamente partecipe, quale tesserato con il Modena, alla gara con il Chievo. In tre conversazioni telefoniche con il giocatore del Grosseto, Salvatore Ambrosino, Marasco cerca di tranquillizzare Ambrosino dicendogli che il direttore della sua società «si sta muovendo» per la gara con il Chievo e dice: «io sono fiducioso dai». «Affermazioni gravi - scrive la Disciplinare -, ma di fatto generiche e non circostanziali». «Dalla viva voce del Marasco non è, infatti, possibile individuare i protagonisti degli illeciti contatti, mancando qualsiasi riferimento nominativo ai vertici societari ovvero ad altri tesserati; non è possibile, inoltre, dedurre che cosa si sia specificatamente concordato ossia il pareggio (risultato comunque utile al Chievo) ovvero la vittoria del Modena; non è possibile, soprattutto, comprendere su quali circostanze si fondasse la certezza del Marasco sull'avvenuto accordo».
La Disciplinare sottolinea il fatto che Marasco era già al corrente che non gli sarebbe stato rinnovato il contratto, in scadenza, con il Modena e quindi non si comprende perché il club di Amadei, avrebbe dovuto informare Marasco dell'andamento di illecite trattative, coinvolgenti i vertici societari e, per loro natura, connotate dalla massima riservatezza». Inoltre «non risulta che nel periodo in esame siano intercorsi contatti telefonici tra il Marasco e tesserati del Chievo ovvero dirigenti delle due società. Non può pertanto escludersi a priori che il Marasco abbia riferito all'Ambrosino non già delle circostanze apprese da una fonte certa, ma soltanto da una «voce» alla quale aveva dato credito in quanto coerente con gli impellenti interessi di classifica della propria società e, soprattutto, utilizzabile per una lucrosa scommessa». La tesi accusatoria di fonda anche sui 19 colloqui telefonici intercorsi tra il gruppo di scommettitori e in cui si fa riferimento ad un accordo intervenuto tra il Chievo ed il Modena per garantire a quest'ultima società un risultato positivo. In una di queste Saracino riferisce all'Ambrosino di aver appreso dal «parente» (Marasco) che «si sta movendo il grande capo perchè quelli là avanzano certi soldi», ovvero che il presidente Amadei, a detta del Marasco, stava personalmente intervenendo facendo valere, come strumento di pressione, un credito vantato nei confronti dell'altra società.
La vittoria del Chievo, però, spiazzò tutti gli scommettitori e, secondo quanto riferito dal Saracino all'Ambrosino il risultato saltò perché «il direttore è uno scemo e 5-6 di loro si sono presi i soldi dalla Reggina», avrebbe spiegato Marasco. Alla luce di tutto ciò la Disciplinare ritiene che «la valenza probatoria attribuibile a tali notizie, sia limitata non soltanto dall'impossibilità di individuarne la modalità di acquisizione, ma anche dall'evidente enfatizzazione che le notizie stesse subiscono nella loro circolazione nell'ambiente degli scommettitori». Il credito al quale fa riferimento la sentenza fa riferimento al contratto tra Plus Media Trading e il Modena per un importo di 6,8 milioni a stagione assistito da una garanzia fideiussoria rilasciata dal presidente Campedelli, nonché dai presidenti Corioni e Matarrese e da Brescia e Chievo. Pmt non onorò la rata del debito e al presidente Campedelli, quale fideiussore, venne notificato un ricorso per ingiunzione dell'importo di 2.400.000. Secondo la Disciplinare tale circostanza presenta un indubbio «valore sintomatico ma è ben difficile, da un punto di vista logico, ritenere che il presidente Amadei abbia programmato con rilevante anticipo la precostituzione di uno strumento di pressione da utilizzare nei confronti del presidente Campedelli per indurre costui ad un illecito accordo». La Disciplinare non dà neanche peso alla rissa che si scatenò, al 47' della ripresa, tra il veronese Pellissier e i modenese Marasco, Ponzo e Vignaroli, alle spiegazioni che Marasco diede a Saracino e Ambrosino del risultato parlando di un premio a vincere offerto dalla Reggina a 5-6 giocatori del Chievo e alle telefonate tra Perrotta e l'allora ds calabrese Gabriele Martino. «In definitiva la Commissione ritiene che la tesi accusatoria non sia suffragata da un quadro indiziario sufficientemente univoco e sia, comunque, carente di riscontri, logici ed obiettivi, tali da escludere ogni ipotesi alternativa, per cui si impone il proscioglimento di tutti i deferiti».

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