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Giovedì 21 Settembre 2017 | 05:06

Trofeo Tim a Bari Conte: la Puglia stasera ti guarda

di ANTONELLO RAIMONDO
BARI - Antonio Conte aveva gli occhi gonfi di lacrime quando ha calcato per l’ultima volta l’erba del «San Nicola». Piangeva perché sapeva di aver scritto una epica pagina di storia. E perché l’idea di dover ricominciare su un’altra panchina gli toglieva il fiato. Forse è un segno del destino che a Conte tocchi riapparire al «San Nicola» sulla panchina di quella Juventus che Antonio cominciò a «sfiorare» proprio nei giorni dei trionfi baresi. È la notte di Bari e della Puglia. Stasera tutti insieme appassionatamente nel «Trofeo Tim». Milan, Inter e Juve. Il classico triangolare estivo, tre tempi da 45’. Calcio e intrattenimento, l’occasione giusta per vedere tutti all’opera
Trofeo Tim a Bari Conte: la Puglia stasera ti guarda
di ANTONELLO RAIMONDO
BARI - Antonio Conte aveva gli occhi gonfi di lacrime quando ha calcato per l’ultima volta l’erba del «San Nicola». Piangeva perché sapeva di aver scritto una epica pagina di storia. E perché l’idea di dover ricominciare su un’altra panchina gli toglieva il fiato. Con la piccola Vittoria in braccio e la moglie Betta su di giri in tribuna... Antonio avrebbe abbracciato uno a uno tutti quei baresi che gridavano il suo nome. Quelli che avevano seguito il Bari in ogni angolo d’Italia, fieri di quella squadra e quell’allenatore. 

Bari non è stata solo un’importante tappa professionale. Qui Conte è stato prima uomo che maestro di calcio. Alla gente non ha mai raccontato chiacchiere. Più semplicemente, ha indicato la via maestra. Ha raccontato il suo passato e, come d’incanto, l’ha trasformato in attualità. Era un grande capitano, lo è ancora oggi che leader lo è dalla panchina. Lui sa solo vincere, non esistono obiettivi diversi. E per farlo sarebbe disposto a girare le spalle anche... al migliore amico. In campo, ovvio. Anche perché lui non è di quelli che bacia le maglie per arruffianarsi i tifosi. Non è, mai sarà un «leccaculo ». Però la gente lo ama perché lui ha gli occhi della tigre. Lo guardi e ti vien voglia di vincere. 

Forse è un segno del destino che a Conte tocchi riapparire al «San Nicola» sulla panchina di quella Juventus che Antonio cominciò a «sfiorare» proprio nei giorni dei trionfi baresi. Una Juve che fa una fatica del diavolo a tornare grande ma che, con lui al comando, sembra stia almeno riscoprendo quella juventinità perduta. Pare che Andrea Agnelli l’abbia scelto soprattutto per questo. Chi meglio di lui che con la maglia bianconera addosso ha vinto tutto e che di quella maglia conosce tutto, «peso» compreso? Certo, oggi è un’altra storia. Quella Juve non c’è più. E a Conte è toccato ascoltare la quasi totalità dei colleghi ignorare la «Vecchia Signora» nel gioco dei pronostici scudetto. Senza battere ciglio, a denti stretti. Aspettando che il campo parli per la Juve. E per lui. Che nella vita ha quasi sempre vinto. E che vuol vincere ancora soprattutto ora che è tornato a casa. 

È la notte di Bari e della Puglia. Stasera tutti insieme appassionatamente nel «Trofeo Tim». Milan, Inter e Juve. Il classico triangolare estivo, tre tempi da 45’. Calcio e intrattenimento, l’occasione giusta per vedere tutti all’opera. Allegri, Gasperini (fuori Julio Cesar e Maicon oltre Eto’o) e Conte (out Iaquinta, Pepe, Chiellini, Toni e Quagliarella) la sfrutteranno a trecentosessanta gradi. Il campionato si avvicina... Ma chi sta davanti davvero? Il Milan sembra avere qualche problema in meno. È la squadra campione e quella che cambierà meno. Allegri non deve costruire ma dare ulteriore forza al progetto tattico. Un anno fa ha tracciato le linee guida, ora cerca di allargare l’orizzonte. Con una difesa più forte (Mexes e Taiwo le novità) e un attacco che sarà ancora organizzato attorno a super Zlatan. 

A proposito, Ibra stasera non ci sarà. A rischio anche l’esordio in campionato. Per fortuna, però, c’è Cassano. Allegri può stare tranquillo, il barese è in forma super e davanti alla sua gente vorrà fare il fenomeno. Proprio come qualche giorno fa in maglia azzurra. Tonino ha tutto per essere un top player. Dipende da lui. Molto più complicata, invece, la strada intrapresa da Gasperini, che pure va considerato alla stregua degli allenatori che insegnano calcio. Per anni il suo Genoa è stata la squadra più bella d’Italia e chissenefrega se non ha vinto «tituli». Però oggi il «Gasp» è di fronte a una salita. L’Inter sta cambiando anima (difesa a 3) e, come se non bastasse, c’è la grana Eto’o. Samuel sta per salutare. Lui è un top player, chi verrà al suo posto quasi certamente no. Nè Forlan e nè Tevez. Grandi sì, non campioni. 

E poi la Juve. L’idea di Conte è chiarissima. Ridurre il gap con la forza del gioco. Che è un valore aggiunto e non un limite. Qualcuno vorrebbe dargli del pazzo perché pare non voglia Vargas. E invece una logica c’è. Meglio un carneade funzionale al calcio «contiano» che un nome buono per far sorridere i tifosi, solo loro. C’è un sistema di gioco (4-2-4) molto curato, ora servono gli ultimi ritocchi. Interpreti adatti, non specchietti per le allodole. E poi sì che si potrà divertire. Parola di Conte. Un pugliese col vizietto della vittoria che stasera torna a casa. Saranno applausi. E un tuffo al cuore.

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