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Giovedì 21 Settembre 2017 | 09:03

Pallanuoto, il trionfo mondiale parla  anche barese

di PIERPAOLO PATERNO
BARI - Dalle scintille del «Bund» di Shangai alla spiaggia pugliese, il rientro dalla Cina con furore di Francesco Attolico, team manager della Nazionale, riluccica di oro. Non un orpello qualsiasi, ma il metallo prezioso che bagna il titolo di campione del mondo del Settebello maschile di pallanuoto con inciso anche il nome dell’«Airone Azzurro» barese, che dal ‘92 al ‘95 ha vinto tutto proprio insieme al tecnico del Settebello Alessandro Campagna
Pallanuoto, il trionfo mondiale parla  anche barese
di PIERPAOLO PATERNO

BARI - Dalle scintille del «Bund» di Shangai alla spiaggia pugliese, il rientro dalla Cina con furore di Francesco Attolico riluccica di oro. Non un orpello qualsiasi, ma il metallo prezioso che bagna il titolo di campione del mondo del Settebello maschile di pallanuoto con inciso anche il nome dell’«Airone Azzurro» barese, che dal ‘92 al ‘95 ha vinto tutto. 

Una nuotata nell’oro... per un’abbondanza di storie diverse che incantano lo sport italiano a quattro giorni dall’8-7 alla Serbia campione uscente nella finalissima dei XIV Mondiali. È tutto un intreccio di significati. Un ribollire di fermenti pronti a scoppiettare. L’Italia di mister Campagna che batte i balcanici moltiplica la sensazione di un film personale già visto: «Sì - ammette trepidante Attolico, 48 anni e uomo simbolo di questo sport - giornate come queste ti fanno affiorare alla mente le gioie di una intera carriera. L’ultimo dei tre titoli iridati risaliva proprio al ’94, quando piangevo per l’emozione nelle vesti di atleta. Sono attimi di una intensità indescrivibile». Dal sole levantino... della sua Bari alla «perla d’oriente» cinese (così è soprannominata Shangai, la cui radice semantica vuol dire letteralmente città sul mare), l’attuale preparatore dei portieri e team manager degli azzurri della pallanuoto vive da immigrante dello sport più amato. 

Per lo spirito patriottico, questo ed altro: «Che belli i complimenti del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, con tanto di discorso ufficiale e dedica al Paese nel 150mo anniversario dell’unità d’Italia. E’ come sentire in un colpo solo l’abbraccio di tutti gli italiani. Fantastico». Il crogiuolo di sentimenti e ricordi amalgama l’impasto di successi ridondanti. Si torna sulla cresta dell’onda, mordaci come ai bei tempi. Pochi flash ribadiscono come è stato sbriciolato ogni sorta di avversario. Vedi lo sberleffo alla Germania valso il primato nel girone e l’eliminazione della Croazia in semifinale: «Qualcuno riteneva che l’argento agli Europei conquistato l’anno scorso fosse solo un exploit estemporaneo. E, invece, quando si fa squadra tutto può succedere. Il sistema- Italia creato da Alessandro Campagna e Amedeo Pomilio, due nomi vincenti della pallanuoto italiana, dimostra che sulla forza del collettivo si costruiscono risultati inimmaginabili». Riluttante ai proclami, Attolico quasi non vuole metterci lo zampino. E trasferisce i meriti ai giocatori di una nazionale un po’ selvatica e un po’ elitaria: «Il merito è tutto loro. Ognuno in grado di fornire, nel proprio ruolo, il contributo decisivo senza interessi individuali. Eccezione fatta per il portiere Tempesti (memorabili i due rigori parati in finale, ndr), uno alla Attolico per forza e perseveranza. Grande capitano».

La gioia non scema. Anzi. La miniera delle belle emozioni produce il raccolto più prezioso: l’oro infuso in quelle medaglie al collo replica ancora l’eccitazione a poche ore dall’impresa: «Eppure vi assicuro che in panca si soffre maledettamente, molto più che in acqua. Dietro le quinte è proibito lasciarsi andare». Allora, meglio aspettare la fatidica sirena del secondo tempo supplementare che sancisce la fine della contesa («Da chiudere prima») e l’inizio della festa. A quel punto, i bagordi si trasferiscono dal Regal International East Asia Hotel («Oltre alla smania delle fotografie, i cinesi sono talmente cerimoniosi... da chiudere i battenti della piscina a pochi minuti dal termine della gara») ai grattacieli di Pudong. I giocatori a sbevazzare nei quartieri della «Parigi orientale». Lo staff tecnico a folleggiare negli anfratti della Shangai sotto le stelle: «Che spettacolo la città cinese illuminata di notte. Cartolina che porto nel cuore mentre adesso mi godo il sole della Puglia e l’amore della mia famiglia. Da settembre si ricomincia». All’orizzonte, gli Europei e le Olimpiadi. Tutte scorre, mentre sulla riva del fiume Huangpu brilla ancora l’oro italiano in lega barese.

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