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Carica Giacomazzi «Lecce, siamo pronti a ripartire»

di MARCO SECLI'
SQUINZANO - Le stagioni passano, ma la voglia di combattere per la causa del Lecce è forse superiore a quella di dieci anni fa, quando sbarcò nel Salento dall’Uruguay. Guillermo Giacomazzi, fra i primi a sostenere le visite mediche ieri mattina nel centro «Kinesis Palaia» di Squinzano, è pronto per la nuova sfida in giallorosso. Sa bene che la nuova avventura si preannuncia ancor più complicata. Ma il capitano: «Ci ritroviamo con lo stesso entusiasmo e la stessa voglia»
• Definite le amichevoli estive
Carica Giacomazzi «Lecce, siamo pronti a ripartire»
di Marco Seclì

SQUINZANO - Le stagioni passano, ma la voglia di combattere per la causa del Lecce è forse superiore a quella di dieci anni fa, quando sbarcò nel Salento dall’Uruguay. Guillermo Giacomazzi, fra i primi a sostenere le visite mediche ieri mattina nel centro «Kinesis Palaia» di Squinzano, è pronto per la nuova sfida in giallorosso. Sa bene che la nuova avventura si preannuncia ancor più complicata. Ma il capitano dà la carica: «Ci ritroviamo con lo stesso entusiasmo e la stessa voglia di ricominciare di sempre anche se la situazione non è idilliaca, visto tutto quello che è successo da un mese a questa parte». L’addio di De Canio, il disimpegno della proprietà, l’arrivo dei nuovi dirigenti. «Purtroppo la famiglia Semeraro ha fatto questa scelta - commenta il centrocampista - e personalmente mi dispiace moltissimo perché ho vissuto l’esperienza a Lecce sempre con loro al fianco della squadra. Ma la decisione di patron Giovanni è stata sicuramente ponderata e va rispettata». Per «Giaco» però sul campo non cambierà niente: «Noi dobbiamo pensare a giocare a calcio e a fare bene».

Toccherà sempre a lui e ai compagni più navigati prendere per mano la squadra. «Io e gli altri giocatori più esperti avremo il compito di consigliare i nuovi, soprattutto i più giovani, e aiutarli a inserirsi».

Il mercato, finora bloccato, non lo preoccupa. «A quello pensano i dirigenti e sono convinto che faranno del loro meglio. Anche dopo il mercato dell’anno scorso - ricorda - ci consideravano una delle squadre più deboli della serie A. Ma per raggiungere l’obiettivo non conta solo la cifra tecnica. Sono essenziali altre qualità, quelle che abbiamo dimostrato nell’arco di tutto il campionato e che ci hanno permesso di ottenere una salvezza su cui inizialmente nessuno era disposto a scommettere».

Ieri a Squinzano ha abbracciato il suo amico Antonio Rosati, che ha salutato i suoi ex compagni prima di tuffarsi nell’avventura napoletana. «Sono molto contento per Antonio - sottolinea - perché ha dimostrato di essere un portiere all’altezza di misurarsi su un palcoscenico importante come quello di Napoli: gli auguro ogni bene».

C’è un altro amico di cui non si conosce ancora il destino, il connazionale Chevanton. «Ieri sono stato con lui a cena. Ci tiene molto a restare, spera in una chiamata. Ma queste sono decisioni che competono alla società e al tecnico».

I 35 anni di PalaiaCome sempre, a supervisionare i test medici di rito, nel centro che gestisce e che porta il suo nome, il medico sociale Giuseppe Palaia. Per lui quella che si apre sarà una stagione speciale. «Sono 35 anni di calcio con il Lecce - ricorda il professionista con un pizzico di commozione - sono passati in fretta. Un traguardo personale che considero un omaggio alle tante splendide persone che mi hanno supportato e sopportato in questo percorso: dal compianto Carlo Pranzo a tutti i miei collaboratori, dai presidenti Iurlano, Semeraro, Moroni a tutti i dirigenti con cui ho condiviso questa esperienza unica».

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