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Calcioscommesse la cricca mirava a Milan-Bari

BARI - La squadra ultima in classifica, il Bari, gioca sul campo della capolista Milan. Una partita sulla carta scontata che finisce in pareggio (1-1), con le beffarde parole rivolte da Antonio Cassano ai suoi ex compagni di squadra. E ora, da una informativa della Mobile di Cremona spunta il sospetto che Antonio Bellavista, in carcere ormai da sette giorni, possa aver provato a manipolare anche quell’incontro. I rapporti dell’ex capitano con il clan Parisi
Calcioscommesse la cricca mirava a Milan-Bari
BARI - La squadra ultima in classifica, il Bari, gioca sul campo della capolista Milan. Una partita sulla carta scontata che finisce in pareggio (1 a 1), con le beffarde parole rivolte da Antonio Cassano ai suoi ex compagni di squadra. E ora, da una informativa della Mobile di Cremona spunta il sospetto che Antonio Bellavista, in carcere ormai da sette giorni, possa aver provato a manipolare anche quell’incontro.

L’11 marzo alle 12:17, due giorni prima dell’incontro, Bellavista parla con un uomo «palesemente inserito nel mondo del calcio» che sembrerebbe però scoraggiarlo. «I due - riassumono gli investigatori - si confrontano in merito alla loro attività già effettuata avente ad oggetto l’aver contattato giocatori del Bari per pilotare il risultato finale della partita Milan-Bari». Si parla della situazione precaria in cui versa il Bari: «La colpa - dicono i due interlocutori - è imputabile maggiormente» ai giocatori, piuttosto che «al direttore» (presumibilmente Angelozzi) che «si trova in una situazione particolarmente delicata in virtù dell’ultimo posto in classifica ricoperto dalla squadra» e «il presidente Matarrese», che «potrebbe reagire male» in caso di retrocessione. Nella telefonata, annota la mobile, si parla di «un argomento palesemente imputabile all’eventuale pronostico pilotato di altre squadre»: anche l’interlocutore di Bellavista voleva «ricevere informazioni per effettuare scommesse sportive».

Quella sfida vide i biancorossi giocare con grande determinazione. Il Bari trovò il vantaggio al 39’ con Rudolf, il Milan riuscì a pareggiare solo al 37’ della ripresa con Cassano. Proprio il pibe de Bari a fine partita apostroferà il portiere biancorosso Gillet: «Se aveste giocato così tutto il campionato vi sareste salvati».

Un normale sfogo da calciatore, o la rabbia per un accordo violato? Qualunque ipotesi sarebbe ingiustificata. Ma, di certo, a Cremona proveranno a comporre i pezzi di un puzzle. Bellavista ha frequenti contatti con almeno un giocatore del Bari («Mo m’hanno chiamato già quelli del Bari, però domenica non gioca la serie A»), e viene ritenuto il terminale di «un gruppo di finanziatori che dispongono di interessanti capitali da investire». Un gruppo in cui, stando alle carte della procura, ci sono ex calciatori come Bressan e Marco Esposito, ma anche persone che hanno avuto contatti con la criminalità.

Ad esempio Nicola De Tullio, di Capurso, titolare di un ristorante del quartiere Poggiofranco in cui è facile incontrare i calciatori. De Tullio, che secondo la procura fornisce a Bellavista i soldi per scommettere su Benevento-Pisa, nel 2006 era incappato in una denuncia dei carabinieri per danneggiamento e lancio di fumogeni in una partita di dilettanti a Canosa. Ma il suo nome spunta soprattutto negli atti dell’inchiesta Domino, quella che nel 2009 fece emergere i contatti tra il clan Parisi e i colletti bianchi. La Vespa di De Tullio il 19 aprile 2009 viene notata dalla Finanza mentre scortava il boss Savino Parisi al compleanno di un esponente dei clan a Torre a Mare. È la stessa moto che 4 anni prima viene fermata a un posto di blocco: a bordo c’era Francesco Martiradonna.

Ora, Martiradonna è un nome pesante in certi ambienti: suo padre Vito negli anni ‘90 era considerato il cassiere del clan Capriati. In Domino la famiglia Martiradonna appare, guarda caso, per le scommesse: la procura chiese e ottenne il sequestro di un bookmaker inglese, la Paradisebet, contestando ai fratelli Francesco e Michele di aver fatto da prestanome al padre in quella società (oggi messa in liquidazione). Accusa che non ha retto: il Tribunale ha annullato il sequestro assolvendo i Martiradonna perchè il fatto non sussiste, anche se per Francesco è scattata una condanna a 12 anni per droga.

Nelle carte ci sono almeno tre intercettazioni tra De Tullio e Bellavista: parlano di scommesse, prendono accordi per la consegna del denaro. Ma per spostare gli assegni da un punto all’altro dell’Italia l’ex centrocampista biancorosso si affidava a un corriere della città vecchia di Bari, Giosafatte Valerio detto Cesare. L’uomo, che ha solo un vecchio precedente per ricettazione, il 18 marzo si presenta a Bologna nello studio dei commercialisti Giannone e Bruni per ritirare gli assegni che consegnerà ad Erodiani a Pescara. Sei giorni dopo andrà a prendere un altro assegno dal portiere Paoloni a Benevento. Al telefono Bellavista gli raccomanda in dialetto di «dare un occhio alle cifre»: a Bologna ritirerà un assegno da 110mila euro e due da 20.000.

Gli investigatori, come detto, pensano che Bellavista giocasse con soldi non suoi, tanto da doversi giustificare quando le dritte sbagliate di Paoloni producono un «bagno» («Io non ho giocato un cazzo... E stasera ho l'appuntamento con questi qua a Bari.... per tentare di convincerli sarò io responsabile della situazione punto»). Il rischio è che i soldi possano provenire dai clan: anche la Dia, che ha già lavorato su Domino, valuta se approfondire il punto. Al momento a carico di Bellavista ci sono solo 500 pagine di intercettazioni e una serie di coincidenze. Una ad esempio riguarda Valerio. Negli archivi del ministero degli Interni la Mobile di Cremona scopre che il 15 ottobre 2009, denunciando il furto dei documenti in un centro sportivo, Valerio include «la tessera di abbonamento annuale della tribuna d’onore» per lo stadio San Nicola. Una tessera che vale oltre duemila euro. La domanda è: da chi l’aveva ottenuta?

m.scagl.

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