Cerca

Sabato 23 Settembre 2017 | 15:01

Taranto beffato al 90’ in finale va l'Atletico

di LORENZO D'ALO'
ROMA - I rossoblù espugnano il «Flaminio», ma in finale vanno i laziali. In vantaggio per 3 a 1, la squadra di Dionigi subisce il gol-beffa che vuol dire eliminazione. Allo "Iacovone" i laziali si erano imposti per 1-0. A parità di gol segnati tra andata e ritorno la regola stabilisce che passa la squadra meglio piazzata nel corso della stagione regolare. Sarà, dunque, l'Atletico Roma a giocarsi la finale per la serie B contro la Juve Stabia
Taranto beffato al 90’ in finale va l'Atletico
Atletico Roma-Taranto 2-3

Atletico roma: Ambrosi 6; Balzano 6; Padella 6,5; Doudou 6; Angeletti 6; Babù 5 (22' st Mazzarani); Miglietta 5,5; Baronio 5,5; Fraceschini 5 (8' st Mazzeo 6,5); Ciofani 5,5; Franchini 6,5 (33' Pelagias sv). A disp.: Previti, Romondini, Caputo. Tombesi. All.: Chiappara.
Taranto: Bremec 6,5; Sosa 6; Coly 6,5; Prosperi 7 (29' st Guazzo 6,5); Antonazzo 6; Di Deo 6,5 (36' st Giorgino sv); Pensalfini 6,5; Sabatino 6; Rantier 6; Girardi 6; Sy 5,5 (27' st Chiaretti 6). A disp.: Barasso, Cutrupi, Colombini, Branzani. All.: Dionigi.
ARBITRO: Gallo di Barcellona Pozzo di Gotto.
RETi: pt 13' Prosperi; st 7' Di Deo, 19' Mazzeo, 38' Guazzo, 90' Padella.

Note: angoli 2-7 per il Taranto. Ammoniti: Dpudou, Padella, Miglietta e Tombesi dell'Atletico; Sosa, Sabatino, Antonazzo, Rantier e Branzani del Taranto. Spettatori 3870 per un incasso di 47mila euro. Recupero: pt 1', st 5'.

di Lorenzo D'Alò

ROMA - Piange Bremec. Si dispera Girardi. Impreca Antonazzo. Gli altri celano le lacrime, stringendosi in un unico abbraccio. Dionigi corre sotto la gradinata, da dove è già partito un applauso riconoscente. Ringrazia il tecnico, forse saluta. Atletico Roma-Taranto non è più una partita. È il riassunto di un destino. Al «Flaminio» si consuma l'ultimo maleficio. Il Taranto vince la partita. Non basta. Perché vince, perdendosi. Smarrendosi dentro il sogno della B che culla da diciotto anni. Avrebbe meritato il Taranto, dopo una partita così. Per come la gioca, per come la vive, per come la interpreta. Invece è l'Atletico, al culmine della fatica, a rubare la scena, prendendosi tutto.

I gol sono cinque e tratteggiano un confronto di rara intensità emotiva. Tre li sforna il Taranto. Con quello di Prosperi comincia ad ipotizzare la rimonta (0-1). Con quello di Di Deo prenota la finale (0-2). Con quello di Guazzo la riacciuffa, dopo che gli era sfuggita di mano (1-3). Due gol sono dell'Atletico e, ogni volta, sembrano spine conficcate nella carne viva. Quello di Mazzeo spezza momentaneamente l'incantesimo (1-2). Quello di Padella è il colpo che fa collassare la speranza, decretando la fine (2-3). Il Taranto annulla la sconfitta dell'andata. Ma un gol di scarto è poco perché non pareggia i conti con la stagione regolare. L'eliminazione brucia una prova esemplare. Ricca di generosi slanci e piena di soluzioni logiche. Una prova costruita sugli errori e le omissioni della prima sfida. Pensata per mettere in difficoltà l'Atletico, alzando la pressione, sfruttando le corsie laterali, aumentando la densità sulla trequarti. Tre mosse per restituire al Taranto durezza e armonia.

Dionigi cambia perché cerca una partita diversa, dopo i tremori e le ritrosie dello «Iacovone». Una partita più aderente alla storia recente del Taranto: alla sua indole, alla sua dimensione, alla sua natura. Le scelte iniziali rappresentano un indizio. E pagano. Coly rinsalda la difesa. Sabatino rinfresca la fascia sinistra. Pensalfini rianima il centrocampo. Sono inserimenti che, senza modificare l'assetto (3-4-3), danno all'intera struttura un'altra consistenza. Chiappara, invece, non cambia. Non ne ha motivo. Parte davanti. Ha un vantaggio da gestire. E una serenità da tutelare. Nell'Atletico tutto è uguale alla sfida dell'andata: impianto (4-4-2), uomini e loro destinazione d'uso. L'avvio sembra una finestra spalancata su volontà che si elidono. L'Atletico tenta subito di affogare la contesa dentro una calma apparente. Il Taranto vuole un ritmo più alto e si adopera per ottenerlo. Nelle primissime giocate si coglie un po' di apprensione che Prosperi dissolve al 12', andando incontro al pallone in uscita dall'area avversaria. Che fa? Calcia, inventandosi un tiro indefinibile. Un sinistro che parte storto e finisce dritto all'incrocio. Scricchiolano le convinzioni dell'Atletico. Girardi lascia partire il tiro mancino, sul quale Ambrosi si appone come può. Il Taranto fa la partita. L'Atletico corre dietro gli avversari. Quando la squadra rossoblù si rilassa, ci pensa Bremec ad ipnotizzare Franceschini e ad anticipare Babù.

La ripresa è un batticuore continuo. Il Taranto raddoppia. Punizione di Rantier, pallone che s'impenna, doppio ponte aereo: prima Prosperi, poi Antonazzo. L'ultima spizzata libera Di Deo davanti ad Ambrosi: sinistro vincente (7'). Nell'Atletico entra Mazzeo (fuori Franceschini). Franchini si allarga. Non cambia il modulo. Il Taranto insiste. Girardi manca il terzo gol, vanificando un'ariosa ripartenza. L'Atletico spinge e accorcia le distanze. Il cross di Franchini coglie scoperta la difesa tarantina sul fianco sinistro, dove Mazzeo infila di testa (19'). Entra Mazzarani (fuori Babù). Dionigi ricorre a Chiaretti (per Sy) e Guazzo (per Prosperi), ordinando il 4-2-4 (in distensione). Chiappara si copre con Pelagias. Il Taranto ci crede ancora. Entra Giorgino (fuori Di Deo). E segna Guazzo, pescato in area dall'ennesima spizzata di Girardi: tocco a scavalcare (38'). Sembra fatta. Ma è solo un'illusione. Perché al 90' l'Atletico torna a colpire con Padella, difensore centrale che da qualche minuto sta facendo il centravanti aggiunto. Piatto morbido dentro l'area sciaguratamente sgombra. Non è un gol. È una condanna.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione