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Martedì 26 Settembre 2017 | 23:58

Zeman: «Il calcio non va regolato attraverso i tribunali»

di GIANLUCA CASCIONE
PUTIGNANO - A Putignano per ricevere il premio «Educare con lo sport», l'ormai ex allenatore del Foggia, a distanza di anni, conserva il suo stile conciso e mordace, non lesinando parole dure e taglienti nei confronti di un mondo sempre più diverso da quello che gli appartiene. «Se dopo cinque anni di processo il pm chiede la condanna a 5 anni per Luciano Moggi - commenta - significa che già in passato c'erano cose da risolvere. Per me non è una rivincita perché non è una battaglia personale contro qualcuno in particolare o contro le tre grandi d'Italia, avendo avuto anche la possibilità di poterle allenare preferendo non accettare»
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Zeman: «Il calcio non va regolato attraverso i tribunali»
di Gianluca Cascione

PUTIGNANO - «Il calcio italiano si deve dare una regolata, ma non deve farlo attraverso i tribunali». Le parole sono di Zdenek Zeman. Questo pensiero, però, non risale al decennio scorso, quando il boemo alzò la voce - e un grande polverone - denunciando i silenziosi mali di questo sport.

A Putignano per ricevere il premio «Educare con lo sport», l'ormai ex allenatore del Foggia, a distanza di anni, conserva il suo stile conciso e mordace, non lesinando parole dure e taglienti nei confronti di un mondo sempre più diverso da quello che gli appartiene. Niente di più facile, poi, se questo argomento è di stretta attualità. «Se dopo cinque anni di processo il pm chiede la condanna a 5 anni per Luciano Moggi - commenta - significa che già in passato c'erano cose da risolvere. Per me non è una rivincita perché non è una battaglia personale contro qualcuno in particolare o contro le tre grandi d'Italia, avendo avuto anche la possibilità di poterle allenare preferendo non accettare».

Inevitabile commentare le vicende sul calcio scommesse che stanno interessando, innanzitutto, le serie minori e calciatori di grande spessore come il suo ex pupillo Giuseppe Signori: «Sono davvero dispiaciuto - svela Zeman con un tono di malinconia - e sorpreso perché quando giocava con me era un esempio per tutti, non solo per i giovani, e con il suo comportamento si faceva rispettare e voler bene. È difficile parlare giacché non conosco bene i fatti. Se Signori ha solo scommesso, non credo ci sia niente di male. Se, invece, dietro c'è anche altro allora dovrà rispondere dei suoi errori. Personalmente sono contrario alle scommesse anche se pongo una differenza tra il semplice scommettere e truccare le partite. In questa nazione il calcio è un business grazie al quale girano un sacco di soldi. Denaro che può essere guadagnato facilmente e, soprattutto, da gente che si affaccia verso questo sport solo sfruttandolo per interessi personali: penso che andrebbero investiti in un'altra maniera, ovvero per migliorarlo. Il problema del calcio italiano è che non si è dato ancora una sistemazione. Signori ha avuto molto da questo sport ma ha anche dato tanto: è giusto ricordarsi di questo quando si parla di lui».

Non meno interessante l'evolversi del suo rapporto con il Foggia. Essendo arrivato a Putignano in compagnia del direttore sportivo Peppino Pavone e del team manager Franco Altamura, la notizia di una schiarita con la società rossonera sembrava proprio trovare conferma. Invece Zeman chiosa: «La risposta è sempre quella del 23 maggio: ho fatto una scelta che rispetterò. Ma non è vero che vado via perché ho litigato con qualcuno: sono tornato a Foggia per lavorare con gli amici e per salvare la città. Sono venuto per vincere ma non ci sono riuscito, anche per colpa mia, sebbene sia consapevole che il campionato è stato falsato. Non so quale sarà il mio futuro e smentisco di essere stato richiesto dal Bari».

Nel corso della manifestazione, l'allenatore ha risposto alle tante domande dei ragazzi dell'Accademia Calcio La Quercia: «Lo sport in generale necessita di esempi di correttezza. Voi giovani dovete portare avanti i valori della vita nello sport. Mentre le nostre società dovrebbero operare come il Barcellona dove i giovani sono educati per giocare nelle prima squadra e non per la categoria di competenza. Tra i tanti giocatori che ho allenato posso dire che Tommasi è stato quello più educato mentre Totti quello di maggior talento. Ma soprattutto sono contento che molti di loro oggi siano dei bravi allenatori».

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