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Prandelli a Cassano «Convoco solo chi gioca»

Rivoluzione Prandelli. La nuova Italia è pronta a cambiare passo, non da ora ma molto presto. Perché i giorni del casting post mondiale stanno per finire, arrivano quelli delle scelte definitive e delle certezze. E a farne le spese rischia di essere il giocatore azzurro più atteso, Antonio Cassano. «Farò un discorso ai miei ragazzi, in questi giorni di ritiro: per ora continuiamo su questo gruppo, ma da settembre ho in mente una piccola rivoluzione. Chiamerò solo chi gioca nel club, le presenze saranno fondamentali», annuncia Cesare Prandelli
Prandelli a Cassano «Convoco solo chi gioca»
di FRANCESCO GRANT

FIRENZE - Rivoluzione Prandelli. La nuova Italia è pronta a cambiare passo, non da ora ma molto presto. Perché i giorni del casting post mondiale stanno per finire, arrivano quelli delle scelte definitive e delle certezze. E a farne le spese rischia di essere il giocatore azzurro più atteso, Antonio Cassano. 
«Farò un discorso ai miei ragazzi, in questi giorni di ritiro: per ora continuiamo su questo gruppo, ma da settembre ho in mente una piccola rivoluzione. Chiamerò solo chi gioca nel club, le presenze saranno fondamentali», annuncia Cesare Prandelli. Venerdì a Modena c'è l’Estonia, ultimo appuntamento della stagione e secondo il commissario tecnico «il più difficile». Per la stanchezza, forse; di sicuro perché dal risultato importantissimo. Chiudere con un’altra vittoria consentirebbe all’Italia di allungare ancora su Serbia e Slovenia, ora a cinque punti con una partita in più, e poi magari chiudere la qualificazione già nel doppio impegno di settembre. Prandelli dunque pensa già in chiave Europei. E lancia un avviso al milanista, ma anche ai tanti - forse troppi - azzurri in bilico nei rispettivi club. Aquilani, Marchisio, Palombo, perfino Montolivo, Bonucci che il posto intanto l’ha già perso. Un bel gruppo di giocatori in cerca di una dimensione definitiva. E per i quali il calciomercato potrebbe fornire risposte più solide, anche in chiave azzurra. 

«Non dico a Cassano di andare o restare al Milan; dico però che il prossimo anno dovrà sgomitare molto, per giocare in rossonero», e chissà se a via Turati lo prenderanno solo come un bonario consiglio, dopo che nei giorni scorsi Galliani e Bozzo, agente dell’at - taccante, avevano concordato di andare avanti così.

La raccomandazione a non restare ai margini vale anche per Mario Balotelli, tornato ora in azzurro dopo i giorni da «bad boy». «Gli ho ribadito quel che gli dico sempre - ha accennato Prandelli - e lui mi ha mostrato di aver capito: non è contento della sua stagione». Ma, nel caso, al City si tratterà piuttosto di capire se le intemperanze caratteriali sono di ostacolo, perché la fiducia di Mancini non manca. Semmai, pesa la voglia dello sceicco Mansour di spendere milioni per nuovi campioni. «Non sarà una questione di minutaggio - ha spiegato ancora Prandelli - ma di serenità e autostima. Quando rimani spesso fuori squadra, qualche domanda cominci a fartela. E perdi alcune certezze. Noi andiamo incontro a un impegno importante, devo tenere conto di quanto si gioca nel club» . Da settembre si cambia, dunque: non più scommesse, progetti, promesse, ma punti fermi. De Rossi resta uno di quelli, purché «ritrovi continuità e soprattutto serenità»; poi, all’occorrenza, si potrà addirittura far ricorso a innesti come il milanista Abate («ottimo finale di stagione, ma con Thiago Silva accanto: ora mi sembrava rischioso chiamarlo») e il compagno di club Abbiati («Buffon non si discute, ma lui in certe manifestazioni può essere un buon secondo»). O addirittura un Totti dell’ultima ora, come ha recentemente rivelato a sorpresa il ct, se il gruppo sul quale ha lavorato dallo scorso agosto non fornirà risposte adeguate. Di fatto, il concetto di gruppo lippiano non esiste più. Il tutto, senza snaturare l’idea di calcio coltivata finora da Prandelli. 

Tanto più ora che il fenomeno Barcellona lo conferma. «Il mio progetto resta sempre quello: costruire un gioco e imporlo, creare un progetto, lavorare in profondità», rivendica con orgoglio il ct. Che come tutti gli amanti del calcio, è rimasto incantato dalla splendente notte di Wembley. «Non so se come tutti le altre grandi squadre, anche il Barça cambierà il corso del calcio: di sicuro molti tecnici cercheranno di imitarlo. La sua vera forza non è tecnica, ma culturale. Coltivano la cultura del gioco che noi non abbiamo, qui purtroppo è difficile riproporla: siamo pragmatici, fin dalle scuole calcio pensiamo al risultato. Spagna e Barcellona hanno saputo aspettare: e ora quello spettacolo è uno spot per chiunque metta gli scarpini ai piedi». E chissà che un po’ d’Italia non finisca dentro quell'utopia diventata realtà, con Giuseppe Rossi: «A lui auguro davvero di chiudere questo trasferimento». A quel punto la Nazionale non starà certo a contare i minuti giocati da «Pepìto».

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