Cerca

Martedì 26 Settembre 2017 | 00:35

Lecce e l’autogestione c’è Fenucci che avanza

di MARCO SECLI'
LECCE - Nessuno ha ancora bussato alla porta di Via Templari. E, mentre il «countdown» continua, l’assenza, quanto meno in via ufficiale, di acquirenti indirizza il futuro del club giallorosso verso la cosiddetta «autogestione». Giovanni Semeraro lunedì è stato chiaro: tempo dieci giorni e se non si presenta nessuno interessato a rilevarla, la società dovrà sopravvivere con le sole risorse ricavate dall’amministrazione «in proprio». Con una figura cui faranno capo tutte le decisioni. Un compito che potrebbe calzare all’attuale amministratore delegato
Lecce e l’autogestione c’è Fenucci che avanza
di Marco Seclì

LECCE - Nessuno ha ancora bussato alla porta di Via Templari. E, mentre il «countdown» continua, l’assenza, quanto meno in via ufficiale, di acquirenti indirizza il futuro del club giallorosso verso la cosiddetta «autogestione».

Giovanni Semeraro lunedì è stato chiaro: tempo dieci giorni e se non si presenta nessuno interessato a rilevarla, la società dovrà sopravvivere con le sole risorse ricavate dall’amministrazione «in proprio», senza poter più contare sugli esborsi degli azionisti, che usciranno dalla gestione diretta.

E l’opzione «autarchica», almeno nell’immediato, si fa sempre più strada. Dieci giorni sono un periodo di tempo obiettivamente risicato per dare la possibilità ad eventuali compratori di farsi avanti. A livello economico-finanziario, come da tutti riconosciuto, la situazione dell’Us Lecce è senza macchia, ma chi dovesse optare per un investimento così di rilievo non lo farebbe comunque in quattro e quattr’otto. Così, a meno che non sia stata avviata una trattativa «top secret» (il patron lunedì ha escluso che qualcuno si fosse già fatto avanti), alla scadenza del termine fissato sarà un «comitato di gestione» a prendere le redini del Lecce.

Le cariche sociali saranno azzerate e verranno nominate le nuove figure deputate a garantire, fino a quando sarà possibile, la sopravvivenza del club. Ovviamente, non faranno parte del direttivo componenti della famiglia Semeraro, proprio a marcare la distanza che oggi separa la proprietà dal destino della società guidata per 17 anni.

E nel nuovo assetto difficilmente sarà conservata la carica di presidente. La leadership sarà appannaggio di un amministratore delegato, o di un direttore generale cui faranno capo tutte le decisioni. Un compito delicato, che potrebbe calzare all’attuale amministratore delegato Claudio Fenucci. Il manager, però, è in piena corsa per ricoprire un ruolo nella nuova Roma di DiBenedetto. Una prospettiva prestigiosa per un romano di nascita, benché di fede laziale. Di contro, Fenucci è legato al Lecce e a Lecce da vincoli non solo professionali, visto che nel Salento ha messo su famiglia. E anche per ragioni affettive potrebbe, sempre che gli venga richiesto, accettare una scommessa che da un lato è assai rischiosa ma dall’altro sicuramente stimolante. Il futuro amministratore, infatti, sarà responsabile delle scelte finanziarie come di quelle tecniche (dal nuovo allenatore al parco giocatori). Insomma, sebbene sarà un «traghettatore», gli toccheranno oneri e onori.

Uno scenario che cambierebbe se da qui a poco dovesse presentarsi qualche compratore. Ma che potrebbe mutare anche in itinere, nel corso della «gestione controllata». L’ipotesi di un gruppo di immobiliaristi del Nord, attirato anche da possibilità di investimenti nel settore turistico, potrebbe perché no concretizzarsi durante la stagione. In questo caso i nuovi proprietari subentrerebbero al direttivo.

La tolda di comando potrebbe cambiare anche nel caso si verificasse l’ingresso di nuovi soci con gli attuali che conservano parte delle quote societarie. È l’ipotesi a cui pensa qualche imprenditore salentino per offrire un sostegno allo sforzo compiuto dalla famiglia Semeraro. In passato, nonostante i ripetuti appelli del patron, nessuno si è fatto avanti. Oggi la volontà inequivocabile di Giovanni Semeraro di passare la mano potrebbe, forse, facilitare l’arrivo di forze nuove.

Tra i nomi più gettonati per questa ipotesi (e non potrebbe essere diversamente, non fosse altro che per le sue disponibilità finanziarie) c’è quello dell’ex presidente del Gallipoli Vincenzo Barba. Il deputato auspica che «in nome della sopravvivenza del Lecce nel calcio che conta, si formi una cordata di imprenditori salentini interessate alle sorti della società. In questo caso - precisa - anch’io potrei dare il mio contributo».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione