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Grandolfo a scuola l’istituto «Euclide» come un piccolo Bari

BARI - Tutti in attesa del piccolo campione. Vincenzo Fiorentino, il preside della scuola superiore dove il giovane attaccante studia, si sbraccia e fa ordine. Sembra un arbitro nel bel mezzo di una trafficatissima area di rigore. Invita gli «altri» a raggiungere le proprie classi «perché sennò qui si forma un ingorgo». Gli «altri» sono gli amici del baby bomber fragorosamente esploso con la maglia del Bari domenica scorsa a Bologna
Grandolfo a scuola l’istituto «Euclide» come un piccolo Bari
di Fabrizio Nitti

BARI - Tutti in attesa del piccolo campione. Vincenzo Fiorentino, il preside della scuola superiore Euclide, si sbraccia e fa ordine. Sembra un arbitro nel bel mezzo di una trafficatissima area di rigore. Invita gli «altri» a raggiungere le proprie classi «perché sennò qui si forma un ingorgo». Gli «altri» sono gli amici di Francesco Grandolfo, il baby bomber fragorosamente esploso con la maglia del Bari domenica scorsa a Bologna. Tripletta da sogno, un pezzo di storia che si incide in un’annata da dimenticare.

Il primo giorno di scuola dopo il «fattaccio» emiliano è una sorta di... beatificazione di quello che tutti, dal primo all’ultimo, definiscono un «ragazzo d’oro, umile, senza grilli per la testa». Arriva con qualche minuto di ritardo, maglia blu e colletto rosso, sul petto la bandiera degli Stati Uniti. È imbarazzato, soprattutto quando lo sguardo si posa su una scritta gigante, per terra, in rosso: «Francesco una città ti dice grazie». Lo accompagna Mirko, uno degli amici del cuore; c’è anche un collaboratore del suo procuratore, Bozzo, a fargli da scorta. Sembra una mini-curva, l’aula della « 5ª b» del ramo geometri, per una volta il preside perdonerà: «Francesco è benvoluto da tutti qui ed è un esempio: riesce a conciliare il calcio con lo studio, non ha grilli per la testa, mai un problema. Ho visto la sua partita, eh... Si è trovato al posto giusto nel momento giusto. Mi auguro che continui così, anzi che vada sempre meglio».

Sulla lavagna il classico «Grazie Francesco». Valerio, Luca, Mirko, Marco, Pierpaolo, rocco, Marcello intonano piccoli cori da stadio: «Compagni meravigliosi, la mia squadra di tutti i giorni», dice emozionato l’attaccante di scorta lanciato da Mutti. In classe lo accoglie Raffaella Parlavecchia, professoressa di diritto: «Sempre attento e preparato. Ho seguito la partita, visto le sue tre reti. È stato bravissimo». «Sì, è vero - si arrende il professor Francesco Favia di educazione fisica -. Gli avevo promesso 10 se avesse segnato. Di gol ne ha fatti tre, ora non saprei che voto mettergli».

L’Euclide si riscopre un covo di tifosi sfegatati e a volte... pentiti. «Il Bari quest’anno mi ha dato troppe delusioni - racconta il vice-preside Domenico Sinisi -. Non avrei visto la partita se non avessi saputo che Francesco avrebbe giocato. Ho fatto un’ottima scelta, l’amarezza è scemata. Per noi è un motivo di orgoglio».

La linea di pensiero fra i suoi compagni è chiarissima: «Deve riportarci in A e poi andare via, in una grande squadra, fare carriera. Così come è successo a Cassano».

Su Francesco c’è chi si è giocato la «paghetta» mensile. Michele racconta: «Io ed altri amici ci siamo giocati il gol di Checco a Bologna, 50 euro. Siamo passati all’incasso, 400 euro a testa».

Ma l’Euclide, che grazie ai gol di Grandolfo ha conquistato il secondo posto nel torneo calcistico fra le scuole, sembra una piccola succursale del Bari. Il ramo areonautico è frequentato da un altro baby biancorosso del quale si dice un gran bene: Luigi Monopoli, difensore della Primavera aggregato alla prima squadra. Calcio e libri, scuola e schemi. Tutti assieme appassionatamente.

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