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Lecce, pausa di riflessione

di MASSIMO BARBANO
LECCE - Il Lecce si è dato un periodo-finestra di dieci giorni (estendibili a quindici). Ma la sensazione è qualche contatto sia già bene incardinato e che da un momento all’altro possa spuntare il gruppo che acquisterà il Lecce. Nei mesi scorsi, infatti, numerosi sono stati i gruppi impenditoriali (per lo più del Nord dell’Italia) che hanno contattato il club. Solo contatti informativi ma ora il gruppo Semeraro intende chiudere il cerchio
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Lecce, pausa di riflessione
di Massimo Barbano

LECCE - L’annuncio è scattato ed ora non resta che attendere. Il Lecce si è dato un periodo-finestra di dieci giorni (estendibili a quindici qualora si materiliazzasse nel frtatempo un acquirente).

Ma la sensazione è qualchecontatto sia già bene incardinato e che da un momento all’altro possa spuntare il gruppo che acquisterà il Lecce.

Nei mesi scorsi, infatti, numerosi sono stati i gruppi impenditoriali (per lo più del Nord dell’Italia) che hanno contattato il club del Lecce. Solo contatti informativi, richieste di notizie, nessuna trattativa avviata, ma ora, il gruppo Semeraro intende chiudere il cerchio e restringerlo a quelle imprese che hanno maggiori credenziali per potersi accollare la gestione della società.

Solo timidi segnali, al contrario, arrivano dal territorio, dove è ormai accertato che nessuno possa accollarsi l’onere di una società di serie A. In realtà, qualche timido passo avanti è stato fatto, ma non nel senso di rilevare la società, ma soltanto di offrire la propria disponibilità ad entrarvici con qualche contributo per affiancare l’attuale gruppo dirigente.

Una soluzione, quest’ultima, che però ormai appare tardiva. Nelle dichiarazioni con cui il patron Giovanni Semeraro rendeva noto il disimpegno del proprio gruppo, non lasciava più spazio alla iniziale idea di una partnership, così come richiesta nei mesi scorsi nel corso di un’assemblea degli industriali leccesi. Ma proprio questo aspetto potrebbe essere il segnale che ormai c’è un interlocutore determinato ad acquistare il pacchetto azionario e, probabilmente, anche a restare da solo al comando della società.

Certo, a questo punto, il rischio maggiore è quello di perdere del tempo prezioso. Vendere una società di calcio di questa portata non certo come l’acquisto di un’autovettura. Le trattative e gli atti da compiere potranno comportare dei tempo medio-lunghi e ed ecco perchè già si è posto il «paracadute» di una eventuale, ma a questo punto, molto probabile, gestione provvisoria che scatterà fra una decina di giorni. Questioni di organizzazione e di programmazione della prossima stagione agonistica non possono restare per troppo tempo sul tappeto irrisolte. Fa testo in questo senso la disastrosa esperienza del Gallipoli nell’estate di due anni fa che, al di là di quella che sarebbe stata la serietà dell’acquirente, si rivelò comunque piena di problemi per via dei lunghissimi tempi della trattativa fra il cedente Vincenzo Barba e l’acquirente Daniele D’Odorico.

Al momento, almeno ufficialmente, non sarebbe ancora stata quantizzata la richiesta economica che il gruppo Semeraro farà al potenziale acquirente. Ma è chiaro che in questo computo non potranno essere inseriti i ricavi futuri che si possono ipotizzare per la prossima stagione, all’incirca una trentina di milioni di euro, fra diritti televisivi, incassi da stadio, sponsorizzazioni varie e merchandasing.

Il prezzo della società è invece essenzialmente la sommatoria delle quotazioni del parco giocatori e soltanto di quelli di proprietà che sono ancora sotto contratto. Secondo il sito tedesco Transfermarkt, specializzato in tematiche di calcio mercato, il parco giocatori del Lecce avrebbe un valore di 22 milioni di euro. In questo computo vanno esclusi Bertolacci, Tomovic e Donati che sono in prestito e Chevanton, Di Michele, Fabiano e Giuliatto i cui contratti sono in scadenza il 30 giugno prossimo e non sono ancora stati rinnovati.

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