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Bufera nel calcio Semeraro: vendo il Lecce Zeman, addio al Foggia

Alcune bombe erano nell'aria e sono scoppiate, altre sono arrivate inaspettate. Dopo 17 anni di gestione, il gruppo Semeraro passa la mano e mette in vendita il Lecce. Stanco di dover ripianare ogni anno le perdite di bilancio di un’azienda che non ha mai prodotto guadagni, il patron Giovanni Semeraro ha ieri ufficializzato la sua intenzione di non voler più investire nel calcio. Il tutto, proprio dopo una permanenza in serie A. Intanto a Foggia Zeman getta la spugna tra l'incredulità e l'amarezza dei tifosi
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Bufera nel calcio Semeraro: vendo il Lecce Zeman, addio al Foggia
di MASSIMO BARBANO

LECCE - La bomba era nell’aria ed è scoppiata. Dopo 17 anni di gestione, il gruppo Semeraro passa la mano e mette in vendita il Lecce. Stanco di dover ripianare ogni anno le perdite di bilancio di un’azienda che non ha mai prodotto guadagni, il patron Giovanni Semeraro ha ieri ufficializzato la sua intenzione di non voler più investire nel calcio. Il tutto, proprio dopo una permanenza in serie A che mette i possibili acquirenti nelle condizioni ottimali per intrapendere la gestione anche dal punto di vista finanziario. E, fra i molti contatti che si sono avuto negli ultimi mesi, alcuni gruppi immobiliari del Nord Italia potrebbero avere un interesse alla costruzione del nuovo stadio (ma l’iter della legge è ancora in corso in Parlamento) collegata alla possibilità di realizzare insediamenti turistici in Salento. Giovanni Semeraro ha comunicato la sua decisione non senza un moto di commozione sciorinando i brillanti risultati sportivi della sua gestione «che - ha sottolineato - sono stati ottenuti grazie all'enorme dispendio di energie umane, per l'impegno profuso e sottratte alla mia famiglia. E per il dispendio di energie finanziarie soprattutto. Queste risorse umane e finanziarie le ho spese senza che alcun beneficio me ne sia mai venuto, né io l'ho mai chiesto, al di là della gratificazione morale che consegue ai risultati sportivi. Questa gestione è stata sempre improntata a grande trasparenza e indipendenza in un sistema spesso in passato condizionato da vicende che conoscete, da rapporti non corretti e questo ci è costato molto, almeno un paio di retrocessioni. Abbiamo introdotto un modello gestionale apprezzato in tutta Italia che ci ha consentito di raggiungere risultati sportivi brillanti». 

La decisione, acclarata l’impossibilità di una partnership che era stata richiesta in un primo momento. «Già da tempo avevo espresso l'auspicio di condividere con altri operatori economici questo impegno, ma finora non ho ricevuto alcun segnale. Mi è stato fatto capire che probabilmente la mia presenza era ingombrante "vuole sempre gestire, vuole sempre comandare". Ora annuncio in via definitiva la volontà mia e di tutta la mia famiglia di farmi da parte. Lo faccio ora perché ci sono le condizioni ideali per un avvicendamento, perché lascio la squadra in A, una società modello ricca di valori tecnici ed economici garantita dalla presenza in A in un territorio in crescita turistica senza tralasciare l'opportunità che la nuova legge sullo stadio può offrire». 

Questa fase si articolerà in due momenti: una decina di giorni di stand by, in cui la società sarà gestita da un’am - ministrazione provvisoria che terrà unicamente l’ordinaria amministrazione, in attesa che si faccia avanti qualche interlocutore, poi, se nessuno dovesse presentarsi scatterebbe una seconda fase, quella dell’autogestione. Sarebbe nominato un amministratore che gestirebbe il club unicamente con i flussi di entrate correnti, ma la famiglia Semeraro sarebbe completamente al di fuori dalla gestione. A trattare con eventuali acquirenti è stato delegato l’avvocato Mario Moroni, attuale vicepresidente. Ma Semeraro tiene anche a sottolineare la necessità di selezionare i possibili acquirenti. Insomma, il Lecce non sarà ceduto al primo che capita: «Per non disperdere questo patrimonio e per dare la giusta continuità privilegerò essenzialmente le persone perbene, imprenditori seri, che diano il massimo dell'affidabilità anche rispetto al valore economico della cessione». Ma ci sarà un appeal per richiamare possibili acquirenti? «Prendere una squadra di A per una manciata di soldi forse può interessare a qualcuno con i proventi che assicurare». 

Tutto questo nonostante anche la difficoltà di trovare uno sponsor (Veneto Banca offre appena mezzo milione per un club che è in serie A). «Conta anche il territorio, il tessuto economico, la stessa azienda vale 5 milioni qui (non è questo il prezzo ovviamente) e 10 a Milano, perché il contesto è diverso». Poi il patron esclude che a provocare questa scelta siano state le polemiche degli ultimi giorni con De Canio. «No. Io non ho fatto parola a nessuno se non ai miei questa mattina (ieri, ndr). Decisione irreversibile, anche se era nell'aria per loro». Infine un messaggio ai tifosi: «Ai tifosi dico grazie, li saluto amabilmente. Non hanno alcuna colpa. Li ringrazio per aver partecipato all'amore per questa squadra».

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