Cerca

De Canio, ciao Lecce il tecnico se ne va

LECCE - La decisione è irrevocabile: lasciare la panchina del Lecce. Una decisione, dopo le voci di mercoledì, comunque sostenute da una solida convinzione. Al punto da rinunciare a due anni di contratto con relativi emolumenti senza, al momento, un’alternativa, anche se voci ricorrenti accostano Gigi De Canio al Siena. «Non sono legato a contratti, poltrone o soldi - rimarca l’allenatore - e non ci sono altre squadre dietro che mi hanno portato a questa decisione»
De Canio, ciao Lecce il tecnico se ne va
di MASSIMO BARBANO

LECCE - La decisione è unilaterale, ma irrevocabile: lasciare la panchina del Lecce. Una decisione, dopo le voci di mercoledì, comunque sostenute da una solida convinzione. Al punto da rinunciare a due anni di contratto con relativi emolumenti senza, al momento, un’alternativa, anche se voci ricorrenti accostano Gigi De Canio al Siena.

«Non sono legato a contratti, poltrone o soldi - rimarca l’allenatore del Lecce - e non ci sono altre squadre dietro che mi hanno portato a questa decisione. Una sola telefonata ho avuto da un club estero, ma non è quello che tutti quanto hanno scritto (il West Ham, ndr)».

Insomma, un salto nel vuoto, ammortizzato comunque dal livello massimo di «vendibilità» che in questo momento ha raggiunto il tecnico materano dopo una promozione ed una salvezza in serie A che gli conferiscono un considerevole appeal nella scacchiera di tecnici della serie A in questo momento molto fluida.

Ma quali le motivazioni di divorzio che non potrà essere indolore?

De Canio parte alla larga e tira in ballo anche la sfavorevole congiuntura economica «che - afferma - blocca la possibilità che le grandi squadre acquistino dalle piccole non creando quel circolo che consentirebbe a queste ultime di introitare risorse economiche».

Ma, stringendo il cerchio, il problema sta nell’impossibilità di proseguire il progetto iniziale che la società si era data. E ciò, perché non sarà possibile, secondo quanto afferma l’allenatore, porre in essere gli investimenti necessari.

«Mi dimetto - sostiene De Canio - perché mi accorgo che è impossibile proseguire in quel progetto così come era stato inizialmente impostato perché comunque richiederebbe qualche investimento mirato su giovani di grande prospettiva con l’autofinanziamento e senza quindi l’impegno diretto della proprietà costretta a ripianare le perdite. E il presidente ha fatto grandissimi sacrifici e non gli si può chiedere di più. Per questo, molto serenamente, non potendo sviluppare quello che avevo in mente, preferisco farmi da parte per evitare di entrare poi in conflitto con la società. Non voglio aspettare di essere mandato via dopo qualche sconfitta. Insomma, non potendo più fare fronte agli impegni che ho preso, sento di avere la dignità ed il coraggio di rinunciare».

Velatamente, De Canio esclude che i motivi dell’attrito siano legati alla riconferma di Roberto Alberti come coordinatore del settore giovanile, voce che si era sparsa in un primo momento, o almeno che non sia quello il problema principale.

«Il problema riguarda gli investimenti per la prima squadra - rimarca - se non ci sono risorse per questa poi è difficile sviluppare anche il settore giovanile».

Insomma, il club quest’anno non sarebbe più disponibile neanche allo stesso impegno profuso nel recente passato.

«Credevo che si potessero compiere degli sforzi come in passato si era fatto per portare a Lecce Tiribocchi, Zanchetta e qualcun altro. Per cui avrei spinto per avere qualche giovane interessante come Bertolacci, Sini, Khrin, ma, evidentemente, la situazione era molto più difficile. Il progetto potrebbe avere bisogno di più tempo e quindi io preferisco rinunciare anche lasciando il certo per l’incerto».

Il tutto a seguito di una riflessione che non è dell’ultima ora. «Mi dispiace lasciare, ma mi rendo conto che non posso fare diversamente, perché se non posso lavorare con la serenità di cui ho bisogno e non posso sviluppare ciò in cui credo e per il quale sono venuto qui. Non è colpa di nessuno, nessuno me lo impedisce, sono le situazioni».

A proposito di Bertolacci anche una stoccata sulla politica dei prestiti secchi: «Bertolacci non è un mio giocatore ed io non voglio lavorare per la Roma».

Poi De Canio rivendica il lavoro svolto «che - afferma - offrirà al mio successore una base sicuramente migliore di quella che ho trovato io».

Sollecitato ad una analisi sugli effetti dirompenti che le sue dimissioni porebbero avere sul futuro del club, De Canio esclude catastrofismi. «Non vedo perché il Lecce non debba poter proseguire questo progetto senza De Canio - continua - magari fra qualche anno potrà raggiungere quegli obiettivi di consolidamento in serie A che ci eravamo prefissi. Il mio problema è che in questo momento non me la sento di aspettare. Il messaggio che invece voglio dare ai tifosi è quello di avere fiducia nella società che proseguirà nel suo percorso, che, in ogni caso, con o senza De Canio, non può derogare da quella che è sempre stata la dimensione del Lecce».

Infine un messaggio ai giocatori e l‘invito ad una festa che non deve essre turbata da questo evento. «Domenica dovrà essere una grande giornata di festa per l’impresa straordinaria che tutti insieme abbiamo compiuto».

E con questo il ricordo di un campionato straordinario (il Lecce per la prima volta nella sua storia primo in serie B) e di una salvezza conseguita con cinque punti di vantaggio sulla Sampdoria, partita con ben altri obiettivi. Ma, dal 1° luglio in poi, sarà un altro capitolo.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400