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Mercoledì 18 Ottobre 2017 | 11:09

Il Lecce vince e resta in «A» Bari rabbia dei tifosi

Giù il cappello davanti all’impresona del Lecce. E mani sugli occhi, per la disperazione e la vergogna, davanti all’ennesima insignificante apparizione del Bari. C’è quasi da pensare che perfino in una materia magmatica come il calcio, alla fine tutto coincida. Il Lecce si prende il derby senza discussioni e soprattutto si appiccica sul petto lo scudetto delle provinciali. È Jeda l’eroe di giornata. Un gol e mezzo, il raddoppio con la complicità involontaria di Andrea Masiello. Salvezza, con una giornata di anticipo
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Il Lecce vince e resta in «A» Bari rabbia dei tifosi
di FABRIZIO NITTI 

BARI - Giù il cappello davanti all’impresona del Lecce. E mani sugli occhi, per la disperazione e la vergogna, davanti all’ennesima insignificante apparizione del Bari. C’è quasi da pensare che perfino in una materia magmatica come il calcio, alla fine tutto coincida. Il Lecce si prende il derby senza discussioni e soprattutto si appiccica sul petto lo scudetto delle provinciali. È Jeda l’eroe di giornata. Un gol e mezzo, il raddoppio con la complicità involontaria di Andrea Masiello. Salvezza, con una giornata di anticipo. Nel derby, nella partita che nessun tifoso, barese o leccese che sia, vorrebbe mai perdere. Spinto, pure, dalla vittoria del Palermo in casa della Sampdoria, dal gol del leccese Miccoli che contribuisce a spedire in B l’ex biancorosso Cavasin. 

Incubo peggiore, un barese-biancorosso, non avrebbe davvero potuto viverlo. I giallorossi che festeggiano al San Nicola. C’è una trama affascinante e terribile in tutto questo, in una domenica che ufficialmente consegna il Lecce al calcio che conta per la seconda stagione consecutiva. Lasciamo da parte i campanilismi. Traguardo tagliato con merito. Lo dicono i numeri e contro quelli nessuno può niente. Quattro punti di vantaggio ad una giornata dal termine: se non è un miracolo, davvero siamo lì lì. Chi lo avrebbe mai pronosticato in avvio di stagione? Chi mai avrebbe scommesso un euro sulla retrocessione del Bari-che-faceva-frullare-la-palla ed ha finito, invece, con il far frullare le palle anche nel derby? E chi mai avrebbe scommesso un centesimo sulla salvezza giallorossa, addirittura con una domenica di anticipo? Nella sfida più attesa dalla tifoseria, il Bari riesce a superarsi, in peggio naturalmente. L’orgoglio, l’onore, il «facciamolo per la città. Concetti astratti che presto si sono scontrati con la pochezza della squadra. 

Il Bari colleziona l’undicesima sconfitta interna dell’annata, manda in paranoia i suoi già intossicati supporters, mantiene... imbattuto ancora una volta il San Nicola, violato l’ultima volta nel lontanto 26 settembre dell’anno di grazia 2010. Non che conquistare i tre punti avrebbero aggiustato il giudizio deprimente su una squadra che ha, diciamo, deluso? Non che il dramma retrocessione avrebbe potuto attenuarsi, ma di certo una vittoria sarebbe stata salutata con un piccolo sorriso dal popolo biancorosso. Niente! Neanche questo. Giù in B e basta. Fortunatamente il campionato è agli sgoccioli, domenica a Bologna calerà il sipario su questa schifosissima pantomima barese. 

Un primo tempo appena appena decente, qualche buona situazione ovviamente non sfruttata, giusto per essere coerenti con il resto del campionato e la sensazione «serpeggiante» di un Lecce comunque dentro la partita, consapevole di dover soltanto attendere per cogliere l’attimo. Moduli speculari, entrambe le squadre si schierano in partenza con il 4-3-1-2 ed il tutto finisce con il diventare un duello individuale dappertutto. Palla gol creata immediatamente da Olivera, due tagliatissimi cross baresi che non incocciano la giocata vincente, un colpo di testa di Jeda bloccato senza problemi da Gillet, la palla gol che Kopunek non concretizza per un pelo (altro cross da sinistra di Huseklepp). Un cambio obbligato per Mutti (Romero si fa male, ecco Alvarez), un cambio «bruciato» da De Canio (34’, fuori Bertolacci non in condizione e lo si sapeva, dentro Munari) che risistema i suoi con un più solido 4-4-1-1, ritoccato ancora 6’ dopo con l’ingresso di Brivio per l’infortunato Olivera (mesbah esterno alto a sinistra). 
Un solo sussulto: quello della curva leccese al gol di Miccoli, minuto 45. 

C’è maggior «carne» nella ripresa, soprattutto per meriti leccesi. Arriva il pari Samp, ma anche il gol spacca-derby. Ennesimo corner salentino, Jeda solo soletto incorna e beffa Gillet (6’). Poi le grandi manovre biancorosse: si passa al 4-2-3-1 gettando nella mischia il baby Grandolfo. Fibrillazioni baresi: sinistro violento di Parisi, Rosati respinge, Grandolfo prova il tap-in ribattuto da Gustavo (mano?). Il Lecce si resetta, 4-5-1; Mutti rimarca la modalità offensiva tirando dentro Rivas e collocando Gazzi centrale difensivo. Il derby si ferma per un paio di minuti: petardi a ripetizione e Morganti sospende (dal 25’ al 27’). Quando si riparte è solo Lecce. Gillet impedisce il raddoppio giallorosso parando col corpo la botta al volo di Di Michele, poi alza bandiera bianca: giocano di prima Mesbah e Di Michele, il cui assist trova pronto Jeda; controllo e tiro fuori dalla porta di Gillet, decisivo il tentativo di recupero di Masiello che sposta la palla in porta (34’). È fatta. Diventa un trionfo al 40’. Pinilla, a Marassi, infilza la Samp. Lecce gode. Bari mastica amaro. Tutti in ritiro punitivo a Corato. Troppo tardi. Arrivederci derby, magari di nuovo in A.

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