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Venerdì 20 Ottobre 2017 | 08:42

Enel in Legadue Brindisi s'interroga

di FRANCO DE SIMONE
BRINDISI - A riflettere bene sulla gara persa (74-72) contro l’Angelico Biella, vien da pensare che nemmeno Tafazzi, il personaggio creatura del trio Aldo Giovanni e Giacomo, si sarebbe dato tutte le martellate che, l’altra sera, sono state inferte (virtualmente parlando) ai sostenitori dell’Enel Basket. Ci si chiedeva com’era stato possibile concedere al biellese Saliers mettere a segno un canestro, sulla rimessa laterale, ad 1” dal termine del tempo limite
Enel in Legadue Brindisi s'interroga
BRINDISI - A riflettere bene sulla gara persa (74-72) dall’Enel Basket contro l’Angelico Biella, vien da pensare che nemmeno Tafazzi, il personaggio creatura del trio Aldo Giovanni e Giacomo, si sarebbe dato tutte le martellate che, l’altra sera, sono state inferte (virtualmente parlando) ai sostenitori dell’Enel Basket.

Ieri, ci si chiedeva com’era stato possibile concedere al biellese Saliers mettere a segno un canestro, sulla rimessa laterale, ad 1” dal termine del tempo limite, valso tre punti per il successivo fallo commesso; ed ancora cos’aveva portato Hervè Toure a commettere due falli in attacco su tiri da tre punti (entrambi realizzati, da Maresca e Dixon), che avrebbero rimesso Brindisi in partita, spezzando l’inerzia della squadra di Massimo Cancellieri. Per non dire della serata da dimenticare di Anthony Roberson, dell’inspiegabile prova di colui che è stato il bluff dei bluff di questa squadra: Yakhouba Diawara, ed ancora della «bua» che ha portato Chris Lang, a non rispondere affermativamente a giocare la gara che era «da spalle al muro», per ribadire un termine caro a coach Luca Bechi.

Ha ragione il tecnico livornese quando parla di umiltà e di coraggio. La squadra, che ha ereditato il giorno in cui si festeggia San Silvestro, veste i panni di don Abbondio: il prete di paese dei “Promessi sposi” che, al cospetto dei “bravi” di Don Rodrigo, dimostrò di non avere coraggio. Ad ogni modo, è anche vero, che se uno il coraggio non lo ha, non lo potrà mai avere. Ed a Biella, nonostante Bechi abbia cercato, nell’ultimo tentativo compiuto ancora ieri, di «proteggere» la sua squadra, affermando: «ha offerto una prova dignitosa, non ha mollato», l’Enel Basket è parsa un gruppo di uomini, che la dignità non sa neppure dove stia di casa.

Domani gli uomini che hanno macchiato la loro carriera di giocatori con una vergognosa retrocessione, scenderanno ancora sul parquet del palaElio, per affrontare l’Air Avellino. Torneranno a giocare al cospetto della gente che, sin dal primo istante in cui hanno indossato la canotta biancazzurra, li ha «adottati», sostenendoli e giustificandoli sempre, durante tutta la stagione.

Chissà se dimostreranno, fino agli ultimi quaranta minuti, la loro vulnerabilità di giocatori che, appena perdono la tramontana, non sanno più reagire, lasciandosi travolgere dall’avversario. Una caratteristica, la loro, che la gente del palaElio, ha individuato presto e che è nell’indole di ogni componente il gruppo. Dal quale, forse, ci sarebbe da salvare solo qualcuno.

Chissà se da questa «bocciatura» avranno imparato qualcosa. Se la risposta sarà affermativa, buon per loro. Perché, da uomini e non da giocatori, avranno imparato che alle avversità bisogna saper reagire, con umiltà e coraggio. Le virtù che loro non conoscono di certo. Almeno questo hanno dimostrato a Brindisi, nell’arco del loro inglorioso soggiorno.

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