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Sabato 21 Ottobre 2017 | 19:49

Bari calcio: ultimatum degli ultrà. Aggrediti Alvarez e Belmonte

di ANTONELLO RAIMONDO
BARI - Momenti di tensione nel corso dell’allenamento del Bari. Un centinaio di ultras si sono presentati con fumogeni, petardi e cori intimidatori e hanno fatto irruzione nel pomeriggio sul campetto dell’antistadio nel corso dell’allenamento. E' seguito un acceso faccia a faccia con gli uomini di Mutti (molti dei quali si sono rifugiati immediatamente nello spogliatoi)
Bari calcio: ultimatum degli ultrà. Aggrediti Alvarez e Belmonte
di ANTONELLO RAIMONDO

BARI - Era da un bel po’ che i tifosi biancorossi non facevano sentire la propria voce durante gli allenamenti. È successo ieri pomeriggio, al campo dell’antistadio del «San Nicola». Un centinaio di appassionati contestatori si è, infatti, sistemato nella tribunetta di spalle al rettangolo di gioco dove Mutti stava dirigendo la seduta. In un successivo momento la decisione di prendere di petto la situazione.

Allenamento interrotto, attimi anche abbastanza tesi. Esposto uno striscione eloquente: «Il derby non si regala. Vincere o so’ c... amari». Messaggio chiaro. La retrocessione è in archivio da un bel pezzo ma guai a fallire un appuntamento così sentito. Gli Ultras chiedono massimo impegno e per farlo scelgono la strada più diretta. Faccia a faccia con i calciatori.

Sfondata una parte della rete di recinzione e irrruzione in campo. Fuggi fuggi generale, facce spaurite. E ci scappano un tentativo di aggressione ad Alvarez e una manata che colpisce Belmonte. Prima del pronto intervento degli agenti della Digos in servizio al «San Nicola». Difficile stabilire quanto abbia inciso la questione degli stipendi da spalmare. Visto che l’honduregno ha firmato accettando la richiesta dei Matarrese mentre il difensore, complice il suo tesseramento per la stagione in corso con il Siena, non se l’è sentita di rischiare nonostante un rapporto ormai decennale con il club biancorosso.

Nel mirino anche Almiron, beccato dai tifosi con qualche coro. L’argentino ha, ormai da tempo, perso il credito conquistato agli occhi dei baresi a suon di grandi prestazioni. Con la ciliegina del «no» di martedì mattina alla richiesta di presentarsi all’Ispettorato del Lavoro dove undici suoi compagni hanno accettato il differimento di parte delle tre mensilità arretrate. Differimento che non va confuso con la decurtazione dell’ingaggio. A nessun calciatore del Bari è stato proposto di rinunciare a parte dei soldi spettanti.

Acque tranquille, invece, a fine allenamento. I calciatori sono sfilati via senza problemi davanti a una cinquantina di tifosi. Qualcuno a testa bassa, altri decisamente più sereni. Come Gianluca Galasso, per esempio. Si è messo alle spalle una stagione da tregenda, per giunta ha il contratto in scadenza. Eppure martedì mattina è voluto salire sul pullman che portava i «responsabili» all’ispettorato del lavoro. Nonostante il Bari, da qualche tempo a questa parte, gli aveva voltato le spalle. Forse Galasso s’è ricordato che in serie A ci è arrivato proprio grazie al Bari. E che grazie al Bari, finora, ha potuto contare su uno stipendio robusto. Una «sensibilità» che non ha riguardato molti compagni di squadra. Anche quelli che giuravano e spergiuravano amore alla maglia biancorossa.

Intanto, la provocazione della Gazzetta («tutti a Bari ad allenarsi fino al 30 giugno, come da contratto) sembra aver trovato pratica attuazione. Stando ai «si dice» il direttore sportivo Angelozzi avrebbe comunicato alla squadra l’intenzione di allungare la stagione fino all’ultimo giorno utile. Niente vacanze anticipate, dunque. Una bella «botta», mica male come strategia. Tant’è che, ieri mattina, il centralino della società era abbastanza intasato. Si racconta che alcuni procuratori avrebbero chiesto di ritrattare il «no». Un «sì» in cambio di una bella fetta di vacanze in più. Un mese e mezzo, proprio quello che Matarrese chiedeva di pagare più in là.

Perché i calciatori son fatti così. Chiedono, anzi pretendono. Spesso con arroganza. Succede, allora, che uno stipendio pagato in ritardo sia un affronto. Mentre un mese e mezzo di ferie pagate (dal 22 maggio a fine giugno) è un diritto sacrosanto. E allora il presidente Matarrese farebbe bene ad andare avanti, a non fermarsi sul più bello. In fondo a Bari si vive bene, soprattutto a giugno. Allenamenti, conditi da mare e movida, i giorni passeranno in fretta. Come i mesi di stenti e figuracce. Quelli che, oggi, qualcuno finge di dimenticare.

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