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Parla lo psicanalista «Foggia penalizzato? A causa dei potenti»

di FILIPPO SANTIGLIANO
FOGGIA - Che succede intorno al Foggia di Zeman? Possibile che una squadra simpatia, la più «verde» di tutti i campionati, con la metà dei suoi giocatori che fino a qualche mese fa avevano come spettatori solo i genitori, sia diventata improvvisamente brutta, sporca e cattiva? Questa sensazione di generale impotenza da una parte preoccupa, ma dall’altra invece accende la miccia della sfida. La città ne parla. E anche Giuseppe Mammana
Parla lo psicanalista «Foggia penalizzato? A causa dei potenti»
FOGGIA - Che succede intorno al Foggia di Zeman? Possibile che una squadra simpatia, la più «verde» di tutti i campionati, con la metà dei suoi giocatori che fino a qualche mese fa avevano come spettatori solo i genitori, sia diventata improvvisamente brutta, sporca e cattiva? E con la squadra la società e la città? E’ solo una questione sportiva oppure gli ostacoli sono di altra natura. C’è un complotto o è semplicemente una «sindrome», una sorta di foggianesimo di vendoliana memoria? E perché di nuovo nei confronti di Zeman, un personaggio odiato e amato ma che per ricominciare si è addirittura accomodato su una scomoda panchina di serie C pur sapendo, e lo sanno anche gli addetti ai lavori, di essere molto più bravo di tanti tecnici che allenano tra la serie A e B? Difficile dirlo.

In ogni caso ci sono le «verità»: quelle sportive e quelle che trascendono l’agonismo. Questa sensazione di generale impotenza da una parte preoccupa (con tutte le tare di questo mondo si intende), ma dall’altra invece accende la miccia della sfida, della «resistenza», della voglia di reclutarsi nell’esercito del contropotere. La città ne parla. Ne parliamo con Giuseppe Mammana, psicanalista.

Senta, lei è un osservatore dei fenomeni sociali, attento anche alle dinamiche che circondano il «pallone». Che idea si è fatto?

«E’ un fenomeno che va osservato con attenzione. E’ fuori discussione che Zeman venga attaccato dai poteri forti, non è la prima volta che paga per questo. Mi pare evidente che gli apparati non siano dalla sua parte e di conseguenza dalla parte del Foggia. In tutta onestà non mi pare neanche che sia solo una paranoia. Poi c’è anche un altro aspetto e cioè che dietro Zeman c’è anche una squadra di calcio che però non ha alle spalle una città capace di sostenerla sotto ogni punto di vista».

Nonostante tutto, sindrome da accerchiamento o complotto, Zeman ha deciso di mettere da parte la rabbia e di rispondere con l’ironia. Che lettura ne dà?.

«Guardate, si può dire di tutto ma non che Zeman sia un irresponsabile. Ha un modo tutto suo di svelenire il clima. Per questo motivo riesce a dare anche speranze».

Già, proprio così. Un allenatore che riesce a trasmettere anche speranze. La sua sagoma non è legata soltanto ai successi sportivi, ma ad un’idea di rivincita sociale. A Foggia, non ci sono dubbi, il suo ritorno è stato visto non solo come momento «tecnico». Il suo profilo di «attore civico», di ambasciatore della città è fuori discussione.

«Pur essendo nato a Praga, cresciuto a Palermo ed ora residente a Roma si avverte che è legato a Foggia come non mai ed è comprensibile. Foggia per quanto sia una città disastrata è un pozzo magnetico che attira coloro che amano la sfida e che consente ad alcuni personaggi, come Zeman appunto, di realizzare una parte del loro temperamento».

Che cosa è, una specie di mal d’Africa?

«Proprio così. Da questo punto di vista è un attore sociale che vive Foggia come il mal d’Africa, come una sfida talmente coinvolgente da non riuscire a staccarsene. Il suo esempio potrebbe essere imitato».

Imitato da chi, non tutti hanno la personalità di Zeman.

«Invece lui può aiutare tanti altri a sbloccarsi per altri mi riferiscono a quelli che non accettano, ad esempio, di vedere castrate le potenzialità di questa città da una politica generalmente incapace, ed è un discorso che va al di là degli schieramenti, e da un ceto ristretto che non ha un disegno di società».

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