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Bari in B, verdetto  della matematica

di FABRIZIO NITTI
BARI - Capolinea, si scende. Sentenza matematica su un destino ineluttabile. Il Bari è di nuovo una squadra di serie B. L’ultima perla, l’ultima figuraccia, la ventunesima sconfitta per la precisione, assegna ai biancorossi il futuro. 
Bari in B, verdetto  della matematica
di FABRIZIO NITTI

BARI
- Capolinea, si scende. Sentenza matematica su un destino ineluttabile. Il Bari è di nuovo una squadra di serie B. L’ultima perla, l’ultima figuraccia, la ventunesima sconfitta per la precisione, assegna ai biancorossi il futuro.

Dopo due anni si torna tra i cadetti, in largo anticipo sulla fine della stagione. In B si torna tutti. In B ci tornano, con merito e senza rimpianti, una squadra che ha regalato mille delusioni e una società che non ha saputo porre un freno ad una lunghissima agonia. Durata praticamente per tutto il campionato. In B, però, ci torna senza alcuna colpa anche una città intera. Perché la serie A, non dimentichiamolo, è una vetrina importante per tutti, un veicolo pubblicitario ed economico di primo piano.

Giù con quattro giornate di anticipo, quasi un mese di campionato da giocare ancora. Giù senza dignità, con un distacco chilometrico dal quart’ultimo posto e lasciando, in giro per l’Italia, l’impressione di una squadra molle e svagata. Un totale fallimento.

Correva l’anno 2009, era il giorno dei festeggiamenti di San Nicola. Bari e il Bari ritrovavano la serie A dopo otto anni trascorsi fra i «cadetti», a sbuffare nella periferia del calcio che conta. E chi la dimentica quella serata, Bari sembrava posseduta da scariche di entusiasmo ed adrenalina allo stato puro. Una città in stato confusionale. Il condottiero Conte e tutti dietro a correre verso la A. Così come è impossibile dimenticare il calcio a tratti spettacolare offerto l’anno sorso dalla banda Ventura. «Migrazioni» all’Olimpico, a Marassi, dappertutto orde di baresi con il petto gonfio d’orgoglio. Guardate come si gioca, guardateci gente. Benvenuti nel video-game «made in Bari». Il decimo posto in A, roba da pazzi.

Eppoi il giocattolo che si frantuma, in un lasso di tempo brevissimo. Si scioglie come neve al sole. La partenza di giocatori chiave, la testardaggine e la presunzione di Ventura nel non voler mutare, se non a... tumulazione avvenuta, l’impostazione del gioco, la lunga catena di infortuni, il rendimento sotto le aspettative di gente sulla quale si puntava ad occhi chiusi. E le mille, le troppe parole, con le quali il tecnico genovese ha spesso ammaliato l’ambiente quando i risultati continuavano a non arrivare. Quante chiacchiere... Gennaio ha poi portato una serie di acquisti che, per un motivo o per l’altro, non hanno prodotto la scossa desiderata. Ma è pur vero che a gennaio in pratica il Bari era già bello e andato, nonostante la corrente di pensiero positiva che si annusava attorno. L’avvicendamento in panchina, giunto solo a febbraio e quindi con mesi di ritardo, fra Ventura e Mutti, è servito a poco. Impossibile che potesse deviare il corso del destino. Questa maledetta retrocessione, questa bruciante retrocessione, non è solo figlia della malasorte.

E adesso la città del pallone si interroga. Cosa accadrà? Che ne sarà del Bari? Bisognerà aspettare altri otto anni prima di rivedere la serie A? Il deficit societario è pesante, le casse hanno bisogno di denaro fresco. Alla corte dei Matarrese si sono affacciati tre imprenditori baresi (De Gennaro, Guastamacchia e Ladisa) che sarebbero pronti ad affiancare la famiglia nella gestione del Bari. Subito dopo Pasqua è fissato l’incontro decisivo tra le parti. Potrebbe diventare l’alba di un nuovo giorno per il Bari. L’importante è fare presto. C’è bisogno di chiarezza. Per cominciare a programmare, per provare a restituire ad una città disillusa i sogni spezzati.

Fabrizio Nitti

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