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Brindisi in corteo: il calcio non può e non deve morire

di BRUNO STASI
BRINDISI - Oltre 500 dei più fedeli tifosi biancazzurri hanno, ieri, lungo le principali strade cittadine, gridato tutta la loro rabbia contro istituzioni e operatori economici, colpevoli di non offrire la giusta attenzione nei confronti della grave crisi del Brindisi 1912. Un corteo con bandiere e striscioni, preceduto da un furgone sul quale erano appiccicati manifesti con la scritta «Il calcio non deve morire»
• Una storia iniziata male e finita peggio
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FOTO: Alcune immagini della manifestazione
Brindisi in corteo: il calcio non può e non deve morire
di BRUNO STASI
Oltre 500 dei più fedeli tifosi biancazzurri hanno, ieri, lungo le principali strade cittadine, gridato tutta la loro rabbia contro istituzioni e operatori economici, colpevoli di non offrire la giusta attenzione nei confronti della grave crisi del Brindisi 1912. Un corteo con bandiere e striscioni, preceduto da un furgone sul quale erano appiccicati manifesti con la scritta «Il calcio non deve morire», è partito intorno alle 17,15 dal piazzale Crispi, davanti alla stazione ferroviaria. Nel folto gruppo, qualche consigliere comunale, i tanti appassionati delle vicende del calcio biancazzurro, storiche figure del tifo, presidenti e dirigenti di club e leader della curva sud «Michele Stasi», semplici cittadini, medici ed avvocati, professionisti e qualche piccolo imprenditore. Hanno sfilato (con l’intermezzo di uomo di colore che aveva alzato il gomito, denudatosi di fronte alla testa del corteo), il tecnico Massimo Rastelli, Pierluigi Orlandini, allenatore delle giovanili, Saverio Lotito e diversi allenatori. Con un gruppo dei baby della Berretti, che giocano in prima squadra, anche l’ex capitano del Brindisi 1912, Roberto Taurino. 

Durissimi i cori, tra fumogeni e bengala, bandiere al vento degli ultras, dei club e tante bandierine bianche e azzurre. Famiglie con bambini al seguito hanno voluto partecipare al corteo per un messaggio chiaro nei confronti delle istituzioni e degli imprenditori locali, ma anche dei vertici di Comune e Provincia: il calcio biancazzurro non deve morire. Nel 2012 si dovrebbero festeggiare i cento anni della storia del calcio brindisino. Dopo diversi passaggi (Polisportiva Brindisi sport, Brindisi sport, Brindisi calcio), l’attua - le denominazione della società di calcio è Brindisi 1912 (voluta dai precedenti titolari, i fratelli Francesco e Giuseppe Barretta). Pertanto, il prossimo anno, si dovrebbe prevedere un programma di festeggiamenti per il centenario della nascita del calcio brindisino. Un traguardo prestigioso da ricordare con manifestazioni e mostre. 

Ma l’attuale condizione della società, così come hanno denunciato i tifosi che ieri hanno sfilato, non promette nulla di buono. E invece di costruire un clima di festa, potrebbe essere il 2012, l’anno della scomparso della locale storica società di calcio. Il corteo ha raggiunto la piazza davanti al Comune intorno alle ore 18,30 e dopo il lancio di slogan all’indirizzo dell’amministrazione comunale, ha imboccato via Duomo, superato palazzo Nervegna e proceduto sino al piazza Santa Teresa, dove il corteo ha sostato e chiuso ufficialmente l’azione di protesta con slogan contro l’amministrazione provinciale. 

Ora ci si domanda quale sarà il risultato? Le istituzioni invitate e sollecitate ad intervenire per evitare che il Brindisi 1912 fallisca e riprenda (se sarà possibile) il suo passo dalla serie D, faranno sapere se e quale iniziative hanno intrapreso o intraprenderanno? Ma i prossimi mesi saranno, per il Comune, mesi di campagna elettorale (il sindaco Mennitti ha annunciato che si dimetterà ad ottobre). La sede cittadina - se il sindaco Mennitti confermerà le annunciate dimissioni a partire da ottobre - sarà gestita da un commissario prefettizio sino al mese di maggio 2012, quando si darà corso alle elezioni per il rinnovo delle cariche di sindaco e consigliere comunale. Un organo tecnico che ha la funzione di gestire l’ordinaria amministrazione e che non può occuparsi delle sorti del Brindisi 1912. Pertanto, la soluzione alla crisi della società di calcio deve essere cercata e trovata da subito. Occorre convocare un tavolo con i protagonisti seduti intorno a «ragionare» sulle migliori soluzioni per salvare il calcio biancazzurro.

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