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Calcio - Cassano ha nostalgia di Capello

«Botto mediatico» al Tg1 del «genio ribelle» barese, che milita nella Roma. Ora sembra molto più probabile il suo passaggio alla Juventus. «In Nazionale? Magari…»
ROMA - «Capello mi manca un pochino, per non dire tanto...». L'ennesimo colpo a effetto di Antonio Cassano, neanche fosse una delle sue finte ubriacanti, è destinato a suscitar scalpore dalla Capitale a Torino in un inizio di 2005 calcistico che si preannuncia rovente, sull'asse Roma-Juventus. Per interrompere il suo silenzio stampa, datato oramai più di un anno, il giovane attaccante barese ha scelto l'ultimo giorno dell'anno più nero, la fascia oraria più ambita - i minuti finali del Tg1, cui ha concesso la sua esclusiva, a ridosso del seguitissimo messaggio di fine anno di Ciampi - e l'argomento più scottante: la voglia di vittoria, con o senza la Roma, e il rapporto con Capello.
Contraddicendo il compagno-amico Totti, che con l'ex tecnico giallorosso aveva nei mesi scorsi ingaggiato un duello a distanza proprio partendo dal rapporto con Cassano, il diretto interessato ha lanciato un messaggio all'attuale allenatore bianconero. Parole buone per gli affetti, ma soprattutto per risollevare il vespaio delle domande: cosa sceglierà per il suo futuro Cassano, in scadenza di contratto nel giugno 2006 e dunque libero di decidere già tra un anno esatto? Resisterà alla sirena Juve? «Il mio buon proposito per il 2005 è cominciare a vincere qualcosa di importante - ha detto Cassano -. In Italia o all' estero? Da tutte e due le parti... Cominciamo alla Roma, dove ora sono. Ma nella vita non si sa mai, poi magari all'estero o ancora in Italia, non si sa. L'importante è vincere, nella vita non bisogna essere perdenti». Parole ispirate alla filosofia di Capello, di cui il romanista non ha avuto alcuna remora a dichiararsi nostalgico. E già questo è parso un atto di coraggio, in una Roma che dietro al suo alfiere Totti continua a covare rancori per l'allenatore dello scudetto. E anche se nel calcio due più due non fa automaticamente quattro, la voglia di successi a prescindere dalla maglia (anche se di quella giallorossa, fino a due anni fa, Cassano si dichiarava innamorato) uniti ai complimenti all'ex allenatore significano qualcosa.
«Per me Capello è stata la persona più importante - ha aggiunto Cassano, seduto nel salotto della sua villa romana dove ha passato anche il Capodanno -. Lo ringrazierò per tutta la vita. Mi ha saputo gestire come pochi altri, e mi ha fatto diventare un calciatore importante a livello internazionale. Con lui ci sono state anche litigate, ma come tra un padre e un figlio. Se mi manca? Un pochino, per non dire tanto...». Qualcosa di più, insomma, dei bigliettini d'auguri inviati ad altri protagonisti del suo recente passato.
Per Sensi Cassano ha avuto parole d'affetto («è una gran persona, ha fatto tanti sacrifici per la Roma e sono certo che altri ne farà»), per Trapattoni di riconoscenza («ha sempre rischiato mettendo la faccia in prima persona, una cosa rara nel nostro calcio»), per Lippi di speranza («la nazionale mi manca, tra un problema e l'altro non ho mai potuto esser convocato da Lippi: spero di tornar presto»). Ma volto, parole e toni sono stati ben altri quando si è trattato di riconoscere a Capello meriti.
«Non so se lo tengo», disse Sensi alcuni mesi fa di Cassano: il vero e proprio balletto di indiscrezioni sulla possibile cessione del genio ribelle del calcio italiano è cominciato da lì. D'altra parte da Torino Capello e Moggi non nascondono la loro stima per Cassano, e un futuro in bianconero fa gola. I primi mesi del nuovo anno, nelle strategie giallorosse, dovevano servire a intavolare la trattativa per il rinnovo del contratto dei gioielli di casa, Totti e Cassano. Ma ora Baldini, sorpreso all'estero dall'uscita del secondo dei due giallorossi, dovrà fare i conti con un'incognita in più. Se Cassano vuole andar via, è questo l'anno giusto per venderlo. Prima che si svincoli e decida di testa sua, come fece anche Emerson.

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