Cerca

Alvarez: «Bari mio scusa, non so cosa mi è successo»

di FABRIZIO NITTI
BARI - Uno dei grandi assenti della stagione che si sta consumando fra mille recriminazioni. Edgar Alvarez resterà un mistero. Decisivo. Sia l’anno scorso, quando con le sue accelerazioni «spaccava» le difese più attrezzate; sia quest’anno, visto che non ha offerto, o potuto offrire, un rendimento altrettanto positivo. Lui come Almiron e Barreto, i tre che nel campionato del decimo posto rappresentarono l’arma in più. Per la velocità, le giocate, i gol. Tutto quanto è mancato in quest’annata
Alvarez: «Bari mio scusa, non so cosa mi è successo»
di FABRIZIO NITTI

BARI - Uno dei grandi assenti della stagione che si sta consumando fra mille recriminazioni. Edgar Alvarez resterà un mistero. Decisivo. Sia l’anno scorso, quando con le sue accelerazioni «spaccava» le difese più attrezzate; sia quest’anno, visto che non ha offerto, o potuto offrire, un rendimento altrettanto positivo. Lui come Almiron e Barreto, i tre che nel campionato del decimo posto rappresentarono l’arma in più. Per la velocità, le giocate, i gol. Tutto quanto è mancato in quest’annata. 

«È stata una stagione sfortunata per tutti - racconta l’honduregno -. È vero, sono mancati i migliori Almiron, Alvarez e Barreto, ma a mio parere anche se noi tre fossimo stati gli stessi dell’anno scorso staremmo qui a parlare più o meno della stessa posizione di classifica». Un attimo di sosta, quasi a volere mettere meglio a fuoco la questione. 
Poi, l’ammissione: «Però, è vero. Forse avremmo avuto qualche punto in più. Barreto, ad esempio, l’anno scorso è stato importantissimo per noi. Segnava sempre. Non averlo avuto per più di metà campionato è stato un duro colpo. Così come non aver contato sulla mia velocità o le geometrie di Almiron». 

È tornato a esultare un anno dopo il gol realizzato all’Olimpico contro la Lazio. Palla in verticale ideata da Bentivoglio, scatto-come-ai-vecchi-tempi di Alvarez, palla fra le gambe di Mirante. E un’esultanza opaca, come in fondo è stato il suo secondo anno barese: «Non facevo gol da un anno, soo stato felice, entrare in campo e far vincere la squadra grazie ad un mio gol è stata quasi una liberazione. Non ho esultato perché non lo faccio mai, diciamo che non ci sono abituato... Ho ringraziato il cielo per non aver sbagliato, il pareggio di Amauri era nato da un mio errore. ora vorrei segnare al San Nicola, un gol magari bruttio ma da tre punti. Non aspettatevi un eurogol, non ne faccio». 

Positivo e realista: «La matematica regala ancora la possibilità di salvarci e quindi ci proveremo. Ma in realtà capisco quanto difficile sia. Dovremmo metterci tre squadre alle spalle. In questa ottica, domenica è una gara fondamentale. Non dobbiamo cercare di vincere, dobbiamo vincere e basta. Il Catania è alla nostra portata e ricominciare a sfruttare il fattore casalingo non sarebbe male, visto che non lo facciamo da quasi duecento giorni». 

Con Mutti fino ad oggi non c’è stato molto spazio: «Ho giocato novanta minuti solo in una circostanza, ma il problema non è l’allenatore. Sono io. Qualcosa sto sbagliando. Mi sono chiesto se la mia condizione precaria per gran parte del campionato non fosse dovuta ai Mondiali in Sudafrica. Quando senti dolore e stanchezza sulle ginocchia, che nelle passate stagioni non sentivi, dei dubbi ti vengono. Ma non vuole essere una scusa. Se vado in panchina un motivo ci sarà e le scelte dell’allenatore vanno sempre rispettate. Bisogna chiudere bene la stagione. Le ultime partite sono quelle che contano di più ed è mia intenzione impegnarmi al massimo. Gillet ha parlato bene di me? Mi fa piacere. È il nostro capitano ed un complimento da parte sua vale doppio». 

Ultime riflessioni. Dedicate a Castillo: «Voglio spendere due parole lui che si è operato a Pavia giorni fa. La gente forse non l’apprezza come dovrebbe, ma per il gruppo è stato importantissimo. Quando è entrato in campo ha ricevuto sempre tanti fischi, ma vi assicuro che non li meritava. Nacho è uno che non molla mai, s’è allenato sempre bene e sentire tutto quell’astio nei suoi confronti m’ha davvero turbato. A mio parere l’unico da non fischiare mai è proprio lui. Magari qui a Bari non ha fatto tanti gol, ma uno che dà sempre il massimo non può essere trattato così. So bene che il calcio è fatto di simpatie e antipatie, ma se la prendono troppo con lui e questa cosa mi fa arrabbiare. È una bravissima persona ed un vero uomo. Gli faccio un grosso in bocca al lupo, so già che non si fermerà neanche davanti a questo infortunio».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400