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Domenica 22 Aprile 2018 | 18:26

Turi, a Capello il premio  Oronzo Pugliese «Ma Cassano....»

di ANTONELLO RAIMONDO
TURI - È un uomo di preclare virtù, Fabio Capello. Non solo sportive. L’allenatore inglese (seconda carica reale dopo la guida del governo) sa di gastronomia e musica classica, di alta finanza e arte pittorica. Anche il suo fisico ha la sagoma di un virtuoso: magro asciutto, nemmeno un chilo in più rispetto agli anni da calciatore. A tavola, nella splendida e ospitale cornice di Villa Menelao Don Fabio dà una prova dietro l’altra delle sue doti di brillante conversatore. Siamo a Turi, il paese delle ciliegie Ferrovia ma soprattutto il centro che ha dato i natali a Oronzo Pugliese. Il «mago» a cui il Comune ha intitolato un premio nazionale per lo sport e che nel 2010, dopo Ancelotti e Prandelli, è stato assegnato al trainer italiano più onusto di gloria.

Turi, a Capello il premio  Oronzo Pugliese «Ma Cassano....»
di ANTONELLO RAIMONDO
BARI - È un uomo di preclare virtù, Fabio Capello. Non solo sportive. L’allenatore inglese (seconda carica reale dopo la guida del governo) sa di gastronomia e musica classica, di alta finanza e arte pittorica. Anche il suo fisico ha la sagoma di un virtuoso: magro asciutto, nemmeno un chilo in più rispetto agli anni da calciatore. A tavola, nella splendida e ospitale cornice di Villa Menelao Don Fabio dà una prova dietro l’altra delle sue doti di brillante conversatore. Siamo a Turi, il paese delle ciliegie Ferrovia ma soprattutto il centro che ha dato i natali a Oronzo Pugliese. Il «mago» a cui il Comune ha intitolato un premio nazionale per lo sport e che nel 2010, dopo Ancelotti e Prandelli, è stato assegnato al trainer italiano più onusto di gloria.

Ad accogliere Capello l’imprenditore Michele Boccardi, fondatore e animatore di questo angolo di paradiso. Don Fabio si fa guidare. Osserva tutto. Curioso. Mai banale. Un giro tra gli splendidi alberi di ciliegio, un salto in cucina dove tutto lo staff di Villa Menelao lo accoglie con il rispetto che si deve a una vera e propria istituzione. Capello si scioglie. Sorride, saluta tutti con l’entusiasmo di chi sa di essere capitato in una terra di amici e ammiratori. Le solite richieste di foto e autografi, un Mimmo che gli parla di Cassano, lo chef che gli promette un paio d’ore ad alti livelli. Ma Capello è un professionista disciplinato anche al desco. L’unico strappo è per i vini. Giù le mani dal rosso, fategli assaggiare quello di Puglia e vedrete che a don Fabio ridono gli occhi.

Capello, benvenuto in Puglia.

«Gran bella regione. E poi un premio importante».

Cosa le dice Oronzo Pugliese?

«Carica umana e capacità di tirar fuori il massimo da tutti».

Com’è stato il suo rapporto con il mago di Turi?

«Ottimo. Io arrivavo dalla Spal e la Roma rappresentava la mia prima grande occasione. Mi è dispiaciuto tantissimo non essere riuscito a dargli di più. Fu lui a volermi a Roma ma in quella stagione, ‘67-‘68, un ginocchio ballerino mi frenò».

Ricorda qualche aneddoto?

«Dovevamo giocare contro il Milan. Disse al mio amico Ferraro “se torni con un pezzo di orecchio di Rivera ti dò un bacio”. Unico, il mago».

Come se lo immagina nel calcio di oggi uno come Pugliese?

«Don Oronzo nell’epoca della comunicazione? Avrebbe dato punti a tutti...».

Ma oggi conta più allenare o conunicare?

«Io ricordo una frase di Boniperti. Gli chiesero se contasse di più giocare bene o vincere. Rispose che conta solo vincere».

Lei se ne intende visto che l’ha fatto a Roma, Milano e Madrid. Ora ci sta provando con la nazionale inglese.

«Sono due mestieri diversi. Allenatore e selezionatore. È dura non riuscire a incidere. Non ci sono i tempi».

Le manca l’Italia?

«A Londra sto bene, parliamo di una bellissima città».

Non le mancano nemmeno le nostre polemiche?

«Ah guardi, lì non si fanno mancare nulla. Ma ormai ci ho fatto l’abitudine. Quello che dispiace del giornalismo moderno è che ciò che arriva da internet viene spacciato per la verità».

Non ha mandato giù la polemica delle cento parole di inglese?

«Quello è un esempio di come in Inghilterra siano bravi a stravolgere la realtà. Io ho detto che per allenare e farsi capire in campo bastano cento parole. Ma tutti i giornalisti hanno dimenticato di scrivere che io avevo parlato di cento parole “tecniche”. Perché in effetti è così. Contenti loro...».

In Italia è tornato di moda il derby di Milano dopo qualche anno di difficoltà del club rossonero.

«Il derby non l’ho visto in diretta, ero a cena con amici. Me lo sono gustato il giorno dopo».

E che idea si è fatto?

«Il Milan ha dimostrato di avere più voglia di vincerlo. All’Inter, forse, ha nociuto la sosta».

Scudetto ipotecato?

«Non direi. Mancano sette giornate e ci sono ancora tante partite delicate. Il Milan, poi, ha un calendario difficile. Credo l’Inter sia ancora in corsa. Per non parlare del Napoli, guidato da un ottimo tecnico come Mazzarri».

E la Juve?

«Ricostruire non è facile. E farlo cambiando dodici calciatori lo è ancora di più».

Cosa pensa di Andrea Agnelli?

«Un ottimo ragazzo, preparato e umile. Sono sicuro saprà riportare la Juve ad alti livelli».

A Roma si vive un momento delicato. La squadra è in difficoltà e poi c’è la questione legata alla vendita.

«A Roma ho vissuto cinque stagioni bellissime. E non dimenticherò mai un presidente come Franco Sensi. Resterò sempre legato alla sua famiglia».

La Roma vorrebbe «rubarle» Baldini.

«Fino al 2012 resta con me».

Che effetto le fa vedere Montella in panchina?

«Recentemente l’ho visto che dalla panchina chiedeva ai suoi tre attaccanti di rientrare a centrocampo. Quello che facevo io con lui, Batistuta e Totti. Forse oggi sta capendo...».

Siamo nella terra di Cassano.

«Talento incredibile ma continua a commettere ingenuità come quella dell’ammonizione per essersi tolto la maglia. Lui e Balotelli sono i migliori, se solo mitigassero il loro temperamento...».

Capello, chi vince la Champions?

«La mia favorita è il Real Madrid».

Ma come, e il Barcellona?

«La rosa del Real è più completa. Avevo pronosticato lo scudetto madridista. Mi sa che Mourinho mi ha fregato...».

Le quattro semifinaliste.

«Le due spagnole, Inter e Chelsea».

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